Mons. Maggiolini e la mostra “Vade Retro”

Dal mondo

«SUOR LETIZIA»? MEGLIO LEI DEI VESCOVI


di mons. Alessandro Maggiolini,

vescovo emerito di Como

La decisione della giunta comunale di Milano di eliminare varie opere dalla mostra oscena e blasfema «Vade Retro-Arte e omosessualità», scatenando la sarcastica reazione dell’assessore Vittorio Sgarbi alla cultura del Comune di Milano e promotore della mostra, che ha apostrofato il sindaco di Milano, Letizia Moratti, come “suor Letizia delle Carmelitane”, ha indotto gli stessi organizzatori ad annullare la mostra. “La mostra feriva chi ha dei valor… Era una mostra che aveva solo brutte immagini, noi abbiamo cercato di rimediarla ma il vizio era all’origine. La nostra città sa capire e apprezzare l’arte e non ha bisogno di provocazioni inutili”, così si è espressa Letizia Moratti, il sindaco di Milano. Ora, tutti vogliono la mostra-scandalo. Napoli, Firenze, Torino: c’è la fila per ospitarla. «Si farà al 100% a Napoli», anticipa Vittorio Sgarbi. La mostra si farà e con anche le opere censurate. Ovviamente…

Ma intanto mons. Maggiolini, vescovo emerito di Como, con la franchezza che gli è propria ringrazia il sindaco di Milano, oggetto in questi giorni di attacchi e insulti, e «ringrazia» anche i suoi confratelli vescovi che – tranne poche eccezioni – non hanno avuto «il coraggio di un gemito di protesta» davanti a questa iniziativa oscena e blasfema. E si domanda: «Siamo arrivati al punto che non ci interessa più nemmeno difendere il Signore Gesù, la Madonna e il Papa?»

Per ipotesi, mettiamo che, non dico a Brera, ma a Palazzo Reale o in un sottoscala di uno scantinato di una casa in disfacimento: per ipotesi, mettiamo che un artista, o un critico d’arte, organizzi un’esposizione che costituisca vilipendio a Maometto o a qualche suo discendente, fosse pure per la lunghezza della barba sbagliata: e sbagliata senza intenzioni profanatorie. Non c’è troppo da immaginare: si può essere sicuri che gli uomini di arte più celebrati tappezzerebbero con un manifesto enorme le mura più visibili dei palazzi milanesi.

Bisogna riconoscere un merito a Sgarbi: ha capito che ormai il pensiero unico, a cui si allineano i lettori della stampa propagandistica, non si scandalizza più per le raffigurazioni infernali o delle anime del Purgatorio o delle orge più che boccaccesce, ma per le immagini magari un po’ sdolcinate di Santa Teresa del Bambin Gesù, di Simeone lo stilita o di Santa Gemma Galgani in una sua posa mistica.

Tanto vale buttarsi sul Papa, sulla Madonna, su quella inezia che è l’immagine di Cristo. Qui non ci sarà quasi nessun musulmano che alzerà la voce a protestare, forse si faticherà anche a trovare qualche cattolico che osi belare un flebile lamento per aver subito un oltraggio: un oltraggio che poi sembra avere la consistenza di uno spillo delle siringhe Pic.

Rimane ancora qualche sbrendolo di rispetto per chi pensa le cose e se le rappresenta in modo diverso dall’artista o dal critico che vuole essere originale?

Chissà poi perché le caricature a soggetto cristiano debbano sempre ricorrere all’inversione dei sessi. Mania? Ecolalia? Carenza di fantasia? Fatto sta che tra poco c’è da aspettarsi qualche raffigurazione di Cristo con gli slip e i reggiseni, se proprio non ci si vuole staccare dagli schemi imposti.

Un grazie sincero alla Moratti – suora o madre di famiglia numerosa che sia – la quale ha avuto il coraggio e la semplicità di difendere la gente semplice. Gli intellettuali – si sa – vogliono sempre delle stramberie. Ma è la gente semplice che vive, che lavora, che fatica, che guadagna a stento per tirare la fine del mese e ha la famiglia da tirare avanti e i figli da educare e cerca a fatica il tempo per poter riposare un poco.

Un grazie meno caloroso ai molti vescovi e sacerdoti – si contino pure le eccezioni, ma non sono troppe – che hanno scorso la notizia della mostra di Sgarbi – come molte altre – senza avere il coraggio di un gemito di sofferenza, se non proprio di protesta.

Lasciamo il Papa da solo a difendersi con un manipolino di incaricati ufficiali? E la fede non c’entra proprio nulla con queste che oggettivamente sono bestemmie? Non si chiede di ripristinare l’Inquisizione, né di trasformare ogni predica in una invettiva astiosa e nevrotica contro chi si pone in conflitto con le nostre idee. Però, mio Dio, con tutto il rispetto reverenziale per il dialogo, se non si vuol giungere a ceffoni, almeno ci si tenga la libertà di dire la propria su fatti pubblici che toccano la religione. O siamo arrivati al punto che non ci interessa più nemmeno difendere il Signore Gesù, la Madonna e il Papa?

Qualcuno ricorda ancora il canto che un cattolico extra corum ci aveva insegnato quando eravamo ragazzi: era Carlo Carretto, che allora era una sorta di gendarme del Papa: «Bianco Padre che da Roma ci sei meta, luce e guida, in ciascun di noi confida; su noi tutto puoi contar; siamo arditi della fede; siamo araldi della croce; al tuo cenno, alla tua voce, un esercito ha l’altar»: su chi può contare oggi il Papa?

Il Giornale n. 166 del 2007-07-15