Mons. Maggiolini e Mons. Grillo sul Referendum

Vita: politiche di bioetica

Appunti sulla fecondazione artificiale

Soltanto appunti, poiché una discussione reticolata meriterebbe ben altro spazio…

di Mons. Alessandro Maggiolini

1. La fecondazione artificiale – o assistita, come si usa dire – è un passo avanti della scienza. E guai a fermare questa marcia trionfale.
Ma i risultati della scienza sono sempre stati salutari per l’uomo?
2. L’uso delle cellule staminali permetterà di curare malattie finora considerate inguaribili.
Ma a quale prezzo si raggiungerà questo scopo? Anche a costo di uno scempio della dignità umana? E poi, non si possono raggiungere cellule staminali senza sopprimere embrioni?
3. Vi sono casi pietosi di sterilità: casi che possono essere superati con la fivet. Così si evitano sofferenze e si consolano dei coniugi.
Ma l’avere un figlio è un diritto o un dono? Spingendo avanti le cose – e chi le ferma? -, non si giungerà a programmare il colore degli occhi e dei capelli del figlio?
4. Ammesso che il marito sia sterile, si potrà usare il seme di un donatore.
Vi è molta differenza tra l’uso del seme di un donatore e l’eventuale figlio frutto di una relazione adulterina? Perché tante storie per un rapporto extraconiugale della moglie, e tanta condiscendenza per una fecondazione eterologa?
5. Non si è di fronte a una persona e alla sua soppressione, quando si usano embrioni per sperimentazioni e per la fecondazione artificiale. Almeno rimane il dubbio che vi sia una persona.
Nel caso di dubbio che in una bottiglia vi sia arsenico o gassosa, a ogni buon conto la si tracanna? E poi non ci si offenda troppo davanti all’ipotesi che si usino degli embrioni che sono persone. Suvvia, nel caso dell’aborto non si uccidono bambini che hanno mesi di vita: fino al terzo mese e anche più in là in casi particolari? Non ci si atteggi a protettori dell’infanzia nella situazione della fivet per poi dimenticarsi che il limite dell’uccisione di una persona è già stato superato. Ciò senza recare argomenti – ci sono, ci sono – per lasciare intuire che la vita umana è già nell’embrione. Noi stessi, del resto, siamo embrioni cresciuti.

Il Giorno QN 16 Gennaio 2005


***


Mons. Grillo: la sconfitta è certa

“Non è una furbizia ma un modo per dire: non accettiamo. Se poi manca il quorum tanto meglio”

“Ho sentito molti cattolici dire che bisognerebbe agire secondo coscienza. D’accordo: ma illuminata da chi? Gesù ha affidato la Chiesa a Pietro, non è che ognuno possa fare come gli pare, sennò andiamo a finire nel protestantesimo, alla Chiesa fai-da-te, mentre la Chiesa è il corpo di Cristo!”. Gerolamo Grillo, vescovo di Civitavecchia, aveva già detto che bisognava astenersi prima del consiglio permanente della Cei. Ora scandisce: “Non è una furbizia, un sistema per far mancare il quorum e basta”.
E allora di che si tratta, monsignore?
“Di un modo per non accettare lo scontro, ecco cosa. In una società secolarizzata come la nostra andare al referendum, per i cattolici, significa volersi suicidare, la sconfitta è certa”.
Sicuro?
“Noi non l’abbiamo chiesto, questo referendum, lo subiamo come abbiamo subito la legge. E allora la risposta migliore è l’astensione, un modo per dire: noi non lo accettiamo. Se poi mancasse il quorum, tanto meglio…”.
Detta così, non sembra i cattolici si chiudano in una torre d’avorio?
“Abbiamo ribadito la nostra posizione, e questo non è certo un chiudersi. Se poi questo pensiero non viene condiviso oggi dalla maggioranza del popolo italiano, ne prendiamo atto e basta. Il cristianesimo non si impone mai, è una proposta”.
C’è chi dice ci sarebbero ancora spazi di compromesso in Parlamento…
“Questa legge è il male minore, come spiegava Ruini. Se ora si facessero delle modifiche per evitare i referendum, i cattolici dovrebbero cedere su altri punti, è chiaro, altrimenti come si fa?”.
Nessuna mediazione?
“I cattolici impegnati in politica non cessano di essere cattolici. Raggiungeranno il possibile, certo. Ma per noi credenti al primo posto c’è la legge di Dio, non quella di Cesare. Del resto, alla Costituente, Dossetti e La Pira si batterono sull’indissolubilità del matrimonio. Dico: Dossetti e La Pira! Poi s’è trovato un punto di incontro sulla “stabilità”, non l’hanno spuntata, ma fino all’ultimo hanno condotto la loro battaglia”.


di Gian Guido Vecchi

Corriere della Sera 20 Gennaio 2005