Messaggio del Cardinale di Torino…

Dal mondo

Il Card. Poletto: «Amarezza per le accuse, piena stima nei mille preti torinesi»

Un messaggio – quello che pubblichiamo integralmente – che sarà letto oggi, solennità dell’Assunzione di Maria, in tutte le chiese e comunità dell’arcidiocesi di Torino. Il cardinale Poletto ha sentito la necessità di parlare alla diocesi in un momento difficile e doloroso come questo, in cui alcuni sacerdoti sono stati coinvolti nell’inchiesta giudiziaria a carico di Salvatore Costa per estorsione. L’accusato (detenuto, dopo essere stato arrestato in flagrante) ha ricevuto per anni «aiuti» in denaro da diversi sacerdoti, «in cambio» – ha dichiarato – di prestazioni sessuali. Le indagini hanno accertato che il Costa da tempo raccoglie denaro presso chiese, parrocchie, organismi benefici a Torino e anche in altre località, spesso ricorrendo alle minacce. Per verificare i fatti la Procura di Torino ha comunque aperto indagini sui sacerdoti nominati dal Costa, per eventuali abusi commessi dai preti quando era ancora minorenne. In seguito al clamore mediatico suscitato nei giorni scorsi la Procura ha poi deciso di secretare gli atti dell’inchiesta in corso. Al di là degli aspetti giudiziari, le notizie sull’indagine hanno provocato comunque uno «choc culturale», anche a causa della contemporanea risonanza di altre vicende analoghe. Fin dalla scorsa settimana la Curia arcivescovile e l’Ispettoria Salesiana del Piemonte avevano diffuso una breve nota in cui si dichiarava che gli organismi ecclesiali «si rimettono con fiducia all’operato della magistratura inquirente esprimendo nel contempo vicinanza di preghiera nei confronti dei due sacerdoti chiamati in causa nella speranza che la loro posizione possa essere chiarita al più presto».
IL MESSAGGIO


di Severino Poletto*

*cardinale arcivescovo di Torino


Carissimi sacerdoti, diaconi, religiosi, religiose, persone consacrate e fedeli laici, la celebrazione della solennità dell’Assunta, che ogni anno ci richiama a guardare a Maria glorificata in cielo in corpo e anima e a specchiarci nella grandezza del suo candore, mi spinge a rivolgermi a tutti per aprivi il mio cuore di padre e pastore al fine di condividere con voi l’amarezza che le notizie, che in questi giorni sono risuonate abbondanti a proposito di accuse infamanti rivolte ad alcuni sacerdoti, provocano in me e, credo, nella stragrande maggioranza di voi. In stretta comunione d’amore con Gesù, Signore crocifisso, e con tutti voi, mi sento di ripetere con sincerità le parole di San Paolo: «Sono tribolato, ma non schiacciato» (2 Cor 4,8). Stiamo vivendo una prova difficile per la nostra Chiesa diocesana, perché il clamore attorno a fatti che sono al vaglio della Magistratura, nella quale riponiamo fiducia, non fa certamente del bene alla serenità di tanti buoni cristiani e delle nostre comunità. Vi esorto pertanto ad esercitare nella sapienza dello Spirito il retto discernimento per rimanere nell’equilibrata valutazione delle situazioni, considerandole con saggia maturità cristiana, senza lasciarci condizionare da interpretazioni di parte, perché la verità, nel suo valore assoluto, richiede sempre ponderatezza e riscontri oggettivi. Pertanto fino a quando non ci saranno sentenze definitive nessuno di noi può emettere giudizi e – cosa ancora peggiore – generalizzare sospetti, dubbi e valutazioni pensando che l’eventuale peccato di qualcuno esprima lo stile di vita di molti.
Se si dimostrerà che il comportamento di alcuni sacerdoti non è stato coerente con quanto la loro vocazione e gli impegni assunti richiedevano dovremmo tutti riflettere sul peso negativo di questi fatti per lo scandalo dato alla comunità e il danno arrecato alle vittime. Sento nel cuore l’esigenza di riaffermare con convinzione tutta la mia stima nei più di mille preti di Torino, diocesani e religiosi. E lo faccio con serenità perché è sotto gli occhi di tutti la testimonianza della loro dedizione quotidiana, ricca di fede e carità, a servizio delle nostre comunità. Quanto questa nostra città e questa nostra diocesi devono di riconoscenza per il bene immenso compiuto dai nos tri sacerdoti, quelli del passato, tra cui numerosi santi, e quelli di oggi! Non venga perciò meno la fiducia che la nostra Chiesa, anche se composta da peccatori, è una Chiesa santa e sana. Ed è dovere di tutti pregare affinché il Signore sostenga con la sua grazia i suoi ministri, chiedere il dono di numerose vocazioni e santi sacerdoti senza lasciarci turbare dagli eventi di questi giorni, perché la nostra serenità non viene meno nonostante questa sofferenza. Sono infatti convinto che il bene è molto più grande del male e che comunque anche da questa prova tutti troveremo la forza per essere migliori e sempre più trasparenti nei nostri comportamenti, i preti come i laici, perché a tutti è richiesta la testimonianza di una vita santa, che sempre edifica e mai distrugge.
Con questi sentimenti, che vi ho comunicato col cuore amareggiato ma forte e sereno, io offro sul mio altare tutta la nostra Chiesa con la fiducia che da questa grave tribolazione verrà dalla pietosa potenza di Dio un bene maggiore.
La Vergine Consolata conforti me e voi e ci aiuti, tutti insieme, a non perdere questa occasione per riflettere sereni sulle nostre responsabilità. Ci affidiamo perciò a Lei con la preghiera della liturgia: «Ti seguiamo, Vergine Immacolata, attratti dalla tua santità».
Abbraccio con una grande benedizione tutti, quelli che ci amano come quelli che non ci amano, con la speranza che su Torino torni a splendere il sole.


Avvenire 14 agosto 2007