Meglio armare i benzinai che i comunisti

Socialismo

Ma la Lega é proprio troglodita?


La Lega, Ciampi, la Cina e i pacifisti


di RENATO FARINA

Se la Lega difende il diritto alla legittima difesa di tabaccai e benzinai, e vede con benevolenza i tentativi di respingere i rapinatori, viene considerata un’associazione di pistoleros. Roberto Calderoli è stato indicato come l’esemplare umano più vicino alle idee texane di impiccagione del negro. Balle.
Aveva proposto un premio a chi aiutasse a prendere degli assassini, tutto lì, tra l’altro probabilmente pure loro padani. Non ci risulta nemmeno che il suo collega Roberto Castelli voglia posizionare nei negozi del Lecchese e della Bergamasca cannoni o missili anticarro. Eppure i due sono stati trattati come sobillatori di scariche di fucileria sulla folla.
A Porta a Porta, Gavino Angius, che dei diessini è tra i più pacati, è arrivato alle urla come se avesse dinanzi non un ministro ma uno scotennatore.

Cosa succede, se invece Carlo Azeglio Ciampi,al seguito di Jacques Chirac, propone di facilitare il riarmo della Cina, dotando il gigante comunista di portaerei, sommergibili e supersonici? Applausi.
La Lega, sempre per bocca dell’armigero Calderoli, protesta e obietta: “Sono allibito”.
La replica? Pernacchi.
La Lega è troglodita, non capisce che dotare di qualche bel silurone i simpatici mandarini più rossi che gialli è un segno di apertura e di pace: mica sono dei volgari benzinai, quelli lì. Hanno sotto di sé più di un miliardo di sudditi, usano i proiettili per infilarli nella nuca di diecimila detenuti l’anno, ma sono quisquilie, cadono le frontiere, che bello, quanta fraternità.
Per carità, capiamo benissimo le ragioni del nostro presidente della Repubblica, le cui parole hanno avuto l’assenso politico del ministro degli Esteri Gianfranco Fini. Si tratta di non farci isolare da quei furboni di franco-tedeschi. La Francia, famosissima e amatissima a sinistra per il suo pacifismo in Iraq, in realtà ha risparmiato colpi contro Al Qaeda per offrirli a buon prezzo a Pechino. Chirac è riuscito a sottoscrivere accordi dai contenuti occulti, per cui già in presenza di embargo riesce comunque a piazzare merci letali per 150 milioni di euro l’anno, ma la prospettiva è di moltiplicare la cifra.
La Germania non è stata da meno. Ha proposto appoggio al presidente Hu, ed è in prima fila per convincere il riottoso parlamento europeo a votare la riabilitazione dei capi cinesi, onde ricavarne conquibus. È vero, i capi pechinesi nel 1989 sono stati birichini a Tienanmen, hanno sparato nel mucchio e ucciso centinaia di manifestanti che volevano imitare i ragazzi di Berlino: via il muro, viva la libertà. Allora l’Ue non gradì. Votò a Strasburgo una risoluzione per cui i Paesi dell’Unione non potevano più offrire ai cinesi cataloghi di armi da cui scegliere elicotteri antiinsurrezione o navigli con batterie di missili. Si era palesato, in quegli anni, un sentimento vibrante: i popoli del Vecchio Continente erano riusciti a far valere i diritti umani nei territori dominati da Mosca. Non si poteva più permettere a nessuno di schiacciare i cittadini come insetti. In nessuna parte del mondo. Fu una decisione ingenua? Luca Cordero di Montezemolo, in un’intervista a Repubblica, rimpiange il tempo perduto, ed invidia la faccia tosta dei tedeschi. Costoro giravano tra le biciclette con le Mercedes sin dal 1976: cercavano di fare affari, coprendosi un pochino gli occhi sullo scempio di pinzillacchere tipo persecuzioni religiose e politiche.

È vero: spesso le indignazioni nascono e si spengono per ragioni di lucro, e ancora nel 1989 pochi intuivano le potenzialità economiche di questo Paese immenso. Siamo stati vacui idealisti a non lasciare mano libera sul mercato dei bombardieri ai maoisti modernizzatori, in cambio del facile accesso al loro commercio? Il discorso è tremendamente serio. Un Paese cessa di essere uno Stato canaglia quando è grosso? In quel caso diventa stupido irritarlo? In Cina l’unica libertà consentita è quella economica, purché paghi dazio al potere politico e non lo metta in questione. Alcuni liberali diffondono la teoria secondo cui inevitabilmente questo tipo di libertà finirà per spaccare le maglie della tirannide. Può darsi. Preferiamo un’altra concezione della vita sociale: per noi la libertà è indivisibile. Se ne manca una, il resto è finzione, un puro gioco del gatto col topo, il quale crede di potersi girare di qua e di là, e spera persino di cavarsela: gnam.
La libertà religiosa è il punto decisivo da cui derivano le altre: è un’idea un po’ troppo americana per i palati europei?
A noi pare corrispondere a quella molla incomprimibile per cui alla fine i popoli buttano giù i totalitarismi. Se questa tesi risulta troppo idealista per i cinici del primato del soldo, ci affidiamo a una frase di Lenin diventata proverbiale. Il compagno Ulianov commerciava con gli Stati Uniti, vendeva grano negando le carestie. In cambio adoperava i miliardari americani come propagandisti, tipo Armand Hammer, petroliere, collezionista d’arte, pacifista convinto e amico personale del leader dell’Ottobre rosso. Il quale, tramite questo riccone, si forniva di tecnologia. A chi gli mosse obiezioni replicò: “I capitalisti ci venderanno la corda cui li impiccheremo”.
Ai comunisti è andata male una volta, ma non è il caso di tentare il diavolo. Inoltre: quanti ne hanno ammazzati prima di cadere? A decine di milioni.
Ok, il prezzo è giusto? Incredibile, ma tocca alla Lega ricordare verità elementari, le quali dovrebbero essere la trama segreta di qualsiasi forza politica amante della libertà.
Ci sono altre voci, oltre a quella di Calderoli. E – bisogna ammettere – arrivano da sinistra.
Il Manifesto, Liberazione, l’Unità non sono teneri né con le esternazioni di Ciampi né con il tacito consenso delle sinistre uliviste. Dedicano all’unisono la prima pagina alla protesta. Nessuno di questi tre fogli però usa l’espressione “Cina comunista”: in nessun titolo e in nessun articolo di prima pagina.
Non vogliono il commercio di armi, ma non vogliono neanche il commercio della verità: i diritti umani sono conculcati da un Paese comunista?  Sssss…
Noi invece siamo contro le rapine anche dei benzinai e dei tabaccai comunisti, guarda un po’ che gente strana siamo.


Libero 8 dic 04