Martiri d’Asia, le vite spezzate dei testimoni di Cristo

Libertà religiosa

Lorenzo Fazzini
AsiaNews 22 Marzo 2005
ASIA – GIORNATA DEI MARTIRI



Roma (AsiaNews) – L’Iraq vittima del fondamentalismo islamico che piazza bombe nelle chiese e decapita “gli infedeli”; l’Indonesia dei cristiani uccisi per strada o dai cecchini. E ancora: la Cina dei vescovi arrestati e restituiti morti dopo anni di silenzio; l’India del terrore indù e il Pakistan dove si linciano i cristiani “blasfemi”; il Bangladesh musulmano e il Vietnam comunista che opprime i montagnard. Sono questi i Paesi asiatici dove essere e proclamarsi seguaci di Gesù è costato la vita a decine di uomini e donne nel 2004. E ci sono sicuramente altri martiri sconosciuti, specialmente in Paesi – come la Corea del Nord e il Laos – dove è difficile conoscere da vicino la dura condizione dei cristiani.

In occasione della 13° Giornata di preghiera e digiuno per i missionari martiri – che ricorre il 24 marzo, quest’anno giovedì santo – AsiaNews propone ai suoi lettori i nomi dei cristiani d’Asia uccisi a causa della loro fede nel 2004. Tale giornata, istituita nel 1993 dal movimento giovanile delle Pontificie opere missionarie, ricorda l’assassinio di mons. Oscar Romero, arcivescovo di San Salvador, ucciso a causa della sua testimonianza cristiana e del suo impegno in favore della giustizia e dei poveri.



BANGLADESH



Gani Mondol, convertito 15 anni fa dall’islam, è stato ucciso il 18 settembre nel distretto di Jamalpur (140 km a nord di Dacca). La modalità dell’uccisione – l’uomo è stato sgozzato – fa pensare all’operato di fondamentalisti islamici.



CINA


L’11 settembre il Vaticano ha diffuso la notizia della morte di mons. Giovanni Gao Kexian, vescovo clandestino di Yantai. Mons. Gao, 76 anni, era stato sequestrato dalla polizia nell’ottobre 1999. Da allora aveva vissuto in una prigione nel nord del Paese. In realtà mons. Gao è morto la sera del 24 gennaio 2005 in un ospedale della città di Bingzhou (Shandong). Il giorno dopo il decesso, il vescovo è stato immediatamente cremato e sepolto alla presenza di alcuni poliziotti. Mons. Gao è morto senza alcun conforto religioso, né benedizione della salma. A nessun fedele o familiare è stato permesso di partecipare alla sua sepoltura.



INDIA


Il 28 agosto padre Job Chittilappilly, 71 anni, sacerdote cattolico di rito siro-malabarico, è stato ucciso nella sua parrocchia di Nostra Signora delle Grazie nel villaggio di Thuruthiparambu, Kerala (sudovest dell’India). Un membro delle Rashtriya Swayamsevak Sangh (RSS), gruppo fondamentalista indù, ha confessato di averlo ammazzato per le sue “attività anti-indù”. Padre Chittilappilly svolgeva un’intensa attività pastorale tra i poveri, ma i fondamentalisti gli avevano intimato di non visitare famiglie indù.



INDONESIA



Samuel Malatinggi, 56 anni, capo della comunità cristiana del villaggio di Maranatha, è stato ucciso il 21 gennaio nello scontro con gli abitanti di Sidondo, un vicino paese musulmano.



Il 27 marzo uno sconosciuto spara a John Christian Tanalida, un cristiano di 27 anni, a Poso City: la vittima muore sul colpo.



Sempre a marzo Rosia Pilonga, 41 anni, intellettuale cristiano, decano della facoltà di Legge alla Sintuwu Moroso University a Poso, è colpito dagli spari di sconosciuti: muore pochi giorni dopo.



Freddy Wuisan, 25 anni, pastore protestante, viene ucciso il 31 marzo: due uomini gli sparano davanti alla moglie nella sua Membuk Church a Poso.



Il 18 luglio Susianti Tinulele, 29 anni, una donna pastore dell’Effata Church, viene ammazzata da uno sconosciuto a colpi di pistola mentre sta terminando il suo sermone domenicale in una chiesa di Poso.



Il 13 ottobre in una strada a Jono Oge, villaggio a maggioranza cristiana nella provincia di Palu, alcuni sconosciuti uccidono a colpi di spada due cristiani: Sakeas Tesa, 54 anni, e Yahua Yuta Jama, 45 anni.



Il 5 novembre la polizia ha trovato la testa decapitata di Carminalis Ndele, un cristiano di 48 anni, capo del villaggio di Pinedapa, nel distretto di Poso Pesisir, Sulawesi centrali. Accanto, un biglietto: “L’ordine è prendere 1000 teste”. Esso fa ritenere che Ndele sia stato ucciso da estremisti islamici.



IRAQ



Il 22 marzo una coppia assira, Ameejon Barama e sua moglie Jewded sono sgozzati in casa loro a Dora, quartiere di Baghdad.



Il 10 giugno Janan Joseph è assassino in casa sua nel quartiere cristiano di al-Mansour, a Baghdad.



Il 20 giugno viene ucciso Raymond Farouq Simun, 22 anni. Il ragazzo era stato rapito 3 giorni prima: viene ritrovato con la testa e le gambe tagliate.



L’11 luglio un commando penetra nella casa di una famiglia cristiana di Baghdad e uccide Raneed Raaad, 16 anni, e sua sorella Raphid, di soli 6 anni. La famiglia, molto conosciuta, era stata minacciata in precedenza da estremisti islamici.



Il 1 agosto 12 cristiani muoiono (i feriti sono 60) in 6 attentati che colpiscono 5 chiese a Baghdad e una a Mosul.



Il 31 agosto 3 ragazze sui 20 anni – Tara Majeed Betros Al-Hadaya, Taghrid Abdul-Massih Ishaq Betros e sua sorella Hala Abdul-Massih Ishaq Betros – vengono massacrate nel villaggio di Bartella, vicino a Mosul.



Il 1 settembre in un attacco contro il governatorato di Ninive resta ferito Nisan Sliyo Shmoel, 43 anni. Portato in ospedale, viene dimesso poco dopo. All’uscita un gruppo di terroristi lo uccide.



Il 2 settembre a Mosul un commando spara a 2 fratelli, Khaled Boulos, 32 anni, e Hani Boulos (28), molto noti nel distretto di al-Mayasa per la loro difesa della minoranza cristiana.



Il 15 settembre a nord di Baghdad vengono ritrovati i corpi decapitati di 2 cristiani assiri, Firas Moufaq Putros e Ramon Farouq Shimoun, entrambi originari di Mosul. Il duplice omicidio viene rivendicato dalle Brigate del Saladino Al-Eyobe, gruppo terroristico islamico.



Il 5 ottobre nei pressi di Mosul viene scoperto il corpo bruciato e decapitato del 15enne cristiano Fadi Shamoon.



Il 25 ottobre 4 terroristi si introducono in casa di una famiglia assira a Mosul e uccidono Nasrin Shaba Muras, 42 anni, madre di 3 bambini.



Nello stesso quartiere, il 21 ottobre Layla Elisa Kakka Essa, 30 anni, viene uccisa, mentre sta tornando a casa dal suo nuovo lavoro – era traduttrice – iniziato da solo 10 giorni.



L’8 novembre 3 cristiani perdono la vita in un attentato alla chiesa di San Matteo a Dora, quartiere cristiano a sud di Baghdad.



Sempre a Dora il 2 novembre una famiglia cristiana viene assalita da sconosciuti armati: il padre, Alla’ Andrawis, 39 anni, e il figlio di 10 anni muoiono nell’agguato.



Il 2 dicembre a Mosul viene ritrovato il corpo decapitato di Laith Antar Khanno, 29 anni, rapito da 2 settimane; i rapitori avevano chiesto 1 milione di dollari per liberarlo.



L’8 dicembre un gruppo di terroristi uccide Ra’aad Augustine Qoruaqos, noto chirurgo e docente universitario di Ramadi. I terroristi gli sparano mentre sta curando i suoi pazienti in ospedale.



Il 9 dicembre Fawzi Soorish Luqa, 43 anni, e un suo amico vengono rapiti e in seguito uccisi da un commando terrorista. I due cristiani gestivano un luogo di preghiera a Baghdad.



PAKISTAN



Javed Anjum, un giovane cattolico di 19 anni, è morto il maggio in un ospedale di Faisalabad in seguito alle torture subite ad opera di un insegnante e di alcuni studenti di una madrassa coranica. Essi esigevano che il giovane si convertisse all’islam e pronunciasse il “kalma”, la professione di fede islamica. Javed ha rifiutato per restare cristiano.



Il 24 maggio Samuel Masih, 32 anni, di Lahore, viene pugnalato a morte dal poliziotto che lo teneva in custodia. Il giovane cristiano era in carcere dal 23 agosto 2003 per “blasfemia”: l’accusa era di aver depositato la spazzatura contro il muro della moschea. L’agente si è ritenuto “nel giusto” ad uccidere “un uomo blasfemo”.



Nasir Masih, 21 anni, residente a Sheikhupura (Panjub), è morto il 19 agosto in seguito alle torture subite dalla polizia. Arrestato con la falsa accusa di furto, al momento della morte presentava 12 ferite in diverse parti del corpo.



VIETNAM



Il 10 e l’11 aprile, sabato santo e il giorno di Pasqua, decine di migliaia di montagnard hanno manifestato a Buon Ma Thuot, capitale della provincia del Daklak, chiedendo al governo il rispetto della loro libertà religiosa e la restituzione delle terre. I montagnard sono in larga parte cristiani. Il giorno di Pasqua si sono riuniti sotto lo slogan “Moak Hrue Yesus Kgu Hdip” (Felice giorno, Cristo è risorto): ma l’esercito ha represso nel sangue le manifestazioni, picchiando e accanendosi sui dimostranti, comprese donne e bambini. La violenta risposta dei militari ha causato 10 vittime: Dha Prong, 54 anni, Emap, 50 anni, Krang, 7 anni, Niet, 3 anni, Pu Hue, 6 anni, Ega, 22 anni, Ebung, 12 anni, Ea Tieu, 28 anni, Sut Mdrang, 57 anni.



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