Martini «docet» e Tettamanzi esegue

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Il Motu proprio?

A Milano l’arcivescovo dice no

Nei giorni scorsi il vicepresidente della Congregazione del rito ambrosiano, l’arciprete del Duomo di Milano Luigi Manganini, ha annunciato ai decani della diocesi che il Motu proprio di Benedetto XVI sulla liberalizzazione del messale antico non sarà applicato nei territori dove vige la liturgia ambrosiana. La decisione è stata presa perché nel documento papale si menziona soltanto il “rito romano” e soprattutto perché “nelle nostre zone non ci sono state contestazioni o particolari richieste da parte dei tradizionalisti”. Sulla base di queste considerazioni, sarà attentamente vagliata l’applicazione del Motu proprio anche in quelle zone della diocesi di Milano dove si usa il rito romano per verificare che esistano “gruppi stabili”. Ricordo che un mese fa proprio l’arcivescovo emerito di Milano Carlo Maria Martini aveva espresso le sue perplessità sul documento papale. Ora il suo successore sembra metterle in pratica…

di Andrea Tornielli

Il prossimo 14 settembre entrerà in vigore il Motu proprio di Benedetto XVI che liberalizza l’antico messale preconciliare, ma a Milano e in tutte le zone dove vige rito ambrosiano non sarà applicato. Lo ha comunicato nei giorni scorsi ai decani della diocesi monsignor Luigi Manganini, arciprete del Duomo e vicepresidente della Congregazione per il rito ambrosiano. Decisione di per sé ineccepibile, dato che nel documento papale si parla solo del «rito romano». Ma certamente dallo stesso Motu proprio emerge un’indicazione di apertura e di mano tesa del Pontefice ai tradizionalisti che avrebbe potuto giustificare un’interpretazione più estensiva anche in terra ambrosiana.

«In quei territori della diocesi di Milano che seguono il rito romano – precisa al Giornale monsignor Manganini – il Motu proprio si applicherà, anche se noi non abbiamo mai avuto contestazioni o particolari richieste di tradizionalisti. Per quanto riguarda invece le parrocchie di rito ambrosiano, che è un rito autonomo con un suo capo-rito nella persona dell’arcivescovo di Milano, non avendo riscontrato in questi anni particolari istanze, non riteniamo debbano rientrare nel Motu proprio. A Milano c’è fin dal 1988 una chiesa dove si celebra ogni domenica la liturgia antica, al Gentilino. E continuerà. Nel documento del Papa – conclude Manganini – si parla della necessità che vi sia un gruppo stabile, che segua davvero la spiritualità legata al messale antico. I fedeli del Gentilino non mi sembrano un gruppo stabile».

Nicola Degrandi, uno dei più assidui alla messa domenicale del Gentilino, non è d’accordo: «Monsignor Manganini non ritiene di applicare le condizioni dettate dal Motu proprio perché non esiste a suo dire un gruppo stabile che si sia finora creato. E così vuole evitare che si crei un gruppo stabile per non applicare le condizioni del Motu proprio…». Degrandi fa notare anche che il «gruppo stabile» di fedeli richiedenti stabilito nel Motu proprio «riguarda le messe cosiddette d’orario nelle parrocchie. Ma dal testo del Papa si evince molto chiaramente che i preti sono liberi di celebrare fuori da questi orari – anche alla presenza di fedeli – senza chiedere alcun permesso».

Come si ricorderà, un mese fa era stato il cardinale Carlo Maria Martini, arcivescovo emerito di Milano, a prendere in qualche modo le distanze dalla decisione papale dalle colonne del Sole 24Ore facendo sapere che lui non avrebbe celebrato alla maniera antica e dicendo «che il vescovo non può moltiplicare le celebrazioni».

Il Giornale n. 208 del 2007-09-04 pagina 15