Marco Cappato cerca di spaventare la Chiesa

Libertà religiosa

Marco Cappato, segretario dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica, invita i “cattolici laici”, facendo riferimento all’articolo 98 del Testo unico delle leggi recanti norme per la elezione della Camera dei deputati, a denunciare i preti che fanno propaganda a favore dell’astensione.

L’articolo citato da Cappato manca di una frase dalla quale si evince chiaramente che non è riferibile all’istituto del referendum popolare.

Di seguito i dettagli di una mistificazione intimidatoria confezionata ad arte per frenare la libertà di astensione sancita dalla costituzione.

Questa è la dichiarazione di Marco Cappato, Segretario dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica del 22 maggio 2005:


“Si è consumata oggi un’altra domenica di propaganda antireferendaria nelle decine di migliaia di chiese e parrocchie del nostro Paese, da parte di preti-comizianti che hanno trasformato la funzione religiosa in una funzione partitica ad uso della campagna astensionista. A loro si aggiungono sistematiche segnalazioni di utilizzo dell’ora di religione, della benedizione delle case, dei “corsi pre-matrimoniali” e di ogni altra occasione, evento, festa attività religiosa per indurre gli italiani a non esercitare il proprio diritto di voto il 12-13 giugno.

A chi volesse coprire questa azione invocando la libertà di espressione – e siamo certi che i cosiddetti “laici”, alla Marcello Pera per intendersi, faranno a gara – facciamo notare che i ministri del culto rivestono per legge precise funzioni pubbliche – certo, molto al di là di quello che noi radicali vorremmo – e che in ragione di queste funzioni sono retribuiti e foraggiati con il danaro del contribuente italiano, dall’8 per mille ad ogni altra forma di copertura pubblica dei loro stipendi e delle loro spese.

Ricordiamo anche che l’articolo 98 del Testo unico delle leggi recanti norme per la elezione della Camera dei deputati (valido anche per le consultazione elettorali referendarie), recita come segue: “l pubblico ufficiale, l’incaricato di un pubblico esercizio, l’esercente di un servizio di pubblica necessità, il ministro di qualsiasi culto, chiunque investito di un pubblico potere o funzione civile o militare, abusando delle proprie attribuzioni e nell’esercizio di esse, si adopera (…) a vincolare i suffragi degli elettori a favore od in pregiudizio di determinate liste o di determinati candidati o ad indurli nell’astensione, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da lire 600.000 a lire 4.000.000.

In una discutibile sentenza sulla propaganda nelle Chiese sul referendum sull’aborto (n.9153 del 1984), la Corte di Cassazione interpretava in modo limitativo la legge, escludendo soltanto la legittimità della “menzione di conseguenti vantaggi o danni, neppure di carattere spirituale” derivanti dal comportamento di voto.

Le parole tassative con le quali i ministri del culto indicano l’astensione come comportamento doveroso e obbligatorio per i fedeli cattolici (con il conseguente “danno spirituale” per chi non obbedisce) rientrano ampiamente in questa pur restrittiva interpretazione da parte della Cassazione, e certamente rientrano nella fattispecie prevista dalla legge.

Per questa ragione, invitiamo innanzitutto i cattolici che vogliano liberare la propria religione da questo utilizzo abusivo ed illegale delle funzioni di culto a riferire dettagliatamente alla autorità giudiziaria gli episodi direttamente riscontrati.

(http://www.radicali.it/view.php?id=35209)

Ma la realtà è un’altra!

Testo Unico delle Leggi Elettorali D.P.R. 30 marzo 1957, n 361 e successive modifiche

Art. 98

Versione secondo Marco Cappato


“Il pubblico ufficiale, l’incaricato di un pubblico esercizio, l’esercente di un servizio di pubblica necessità, il ministro di qualsiasi culto, chiunque investito di un pubblico potere o funzione civile o militare, abusando delle proprie attribuzioni e nell’esercizio di esse, si adopera (…) a vincolare i suffragi degli elettori a favore od in pregiudizio di determinate liste o di determinati candidati o ad indurli nell’astensione, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da lire 600.000 a lire 4.000.000.”

Versione integrale (in rosso l’omissione)

“Il pubblico ufficiale, l’incaricato di un pubblico servizio, l’esercente di un servizio di pubblica necessità, il ministro di qualsiasi culto, chiunque investito di un pubblico potere o funzione civile o militare, abusando delle proprie attribuzioni e nell’esercizio di esse, si adopera a costringere gli elettori a firmare una dichiarazione di presentazione di candidati od a vincolare i suffragi degli elettori a favore od in pregiudizio di determinate liste o di determinati candidati o ad indurli all’astensione, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da lire 600.000 a lire 4.000.000.”

(http://www.camera.it/index.asp?content=%2Fcost%5Freg%5Ffunz%2F667%2F668%2F728%2Flista%2Easp%3F)

Si tratta di norme relative alle elezioni della camera e l’affermazione di Marco Cappato: “(valido anche per le consultazione elettorali referendarie)”, è del tutto arbitraria, in quanto nella parte appositamente omessa si evince con chiarezza che si tratta di elezioni e non di consultazione referendaria in quanto si parla di “candidati”.

Si vuole fare forse del terrorismo mediatico disorientando i cittadini e spaventando il clero a detrimento dei diritti costituzionalmente previsti di ogni libero cittadino? Siamo proprio arrivati a questa violenza menzognera?

Paolo Aragona, scrittore

Da http://www.paoloaragona.com/cappato.htm