Magnifici Rettori “allevatori” di violenti….

Socialismo

Sono i rettori a consegnare le università ai violenti


Disordini a Roma, Bologna e Torino. Una buona parte della sinistra guarda con compiacimento a questa violenza. Il capo dei capi di questo movimento studentesco é nientemeno che il rettore dei rettori, il comunista o ex o post che guida l’università di Siena, Pietro Tosi, attuale presidente della Crui (conferenza dei rettori universitari italiani), che corre come prossimo ministro prodiano della Pubblica Istruzione…


di Renato Farina

Adesso i magnifici rettori cominciano a spaventarsi. Troppo tardi. Sono stati loro a covare la sommossa e non la controllano più. Ieri a Bologna duecento “studenti liberi”, mai visti a lezione, hanno cercato di prendere possesso del rettorato. A Roma, alla Sapienza, c’è stata un’aggressione a un convegno di radicali. Ma ogni giorno il bollettino di guerra si arricchisce di nuove bestialità. Logico. Previsto. Una buona parte della sinistra guarda con compiacimento a questa violenza. Offre evangelicamente l’acqua minerale per coccolarsela, come ha fatto vergognosamente il vicepresidente della Camera Fabio Mussi. I rettori di Torino e di Bologna (parliamo per metafore) hanno dato le chiavi delle università ai centri sociali perché occupassero le facoltà, e si sono rifiutati di farle sgomberare dalla polizia. Hanno chiuso gli occhi sull’intolleranza perché gli faceva comodo avere dietro di sé una massa urlante e capace di spaventare l’opinione pubblica. Il capo dei capi di questo movimento studentesco era nientemeno che il rettore dei rettori, il comunista o ex o post che guida l’università di Siena, e che tiene sotto scacco più o meno consenziente i colleghi. Pietro Tosi, attuale presidente della Crui (conferenza dei rettori universitari italiani), corre infatti come prossimo ministro prodiano della Pubblica Istruzione. Chiaro che i colleghi sono in lizza per le benemerenze acquisite con la campagna anti-Moratti. Nessuno grida al ridicolo. Che il leader dei baroni guidi la protesta studentesca sarebbe come se il presidente di Confindustria ordinasse la rivoluzione agli operai. Ma la realtà è proprio questa. I rettori, i presidi e i professoroni mica scioperano: ci rimetterebbero lo stipendio. Mandano avanti i gonzi e i professionisti del casino. Una miscela paurosa. E ora la pozione rischia di esplodergli tra le mani. Chi non crede a questo tradimento degli educatori osservi piuttosto la manifestazione romana di assedio al Parlamento. C’erano studenti delle medie superiori (che non c’entrano nulla). Poi vecchioni dei centri sociali con caschi e bastoni. Sullo sfondo, coperti e compiaciuti, ecco gli scapigliati e brizzolati docenti pronti a far picchiare polizia e studenti per il comodo della loro bottega. Perché? Hanno la loro convenienza pratica e politica. Si votava alla Camera non la riforma delle scuole e neanche quella delle università. Ma solo un decreto delega sul modo di selezionare ricercatori e professori. Qualcosa che andrà in vigore non si capisce ancora se nel 2009 o nel 2011. Il decreto doveva introdurre criteri di selezione del personale didattico e di ricerca basati sul merito, sul rischio. La protesta dei mesi scorsi ha sortito in parte il suo pessimo effetto. Ne è venuta fuori una camomilla. Toglie solo un pochino di potere ai baroni locali trasferendo i concorsi su base nazionale per impedire pastette (ma accadranno anche a Roma…). Inoltre stabilisce che i ricercatori non lo sono per decreto eterno, ma devono dimostrare di aver lavorato per vedersi confermato il contratto. Apriti cielo. In realtà agli studenti veri non importa un bel nulla dei problemi di questa casta di intoccabili finalmente un pochino graffiata. Ma si è voluto da parte dei baroni e dei politici di sinistra che i professionisti della sommossa esercitassero le loro molestie in nome del “movimento degli studenti”. Ma va’. Risultato? Un’infamia. Due le università più di tutte devastate dal sopruso. Torino. Il 10 ottobre non si fa lezione. Il rettore Ezio Pellizzetti ha deciso di sospendere le lezioni. Una specie di serrata. E perché? Per consentire agli studenti di partecipare a un’assemblea indetta dai centri sociali. Su 70 mila ci sono andati in 600, quasi tutti non universitari. Comunque sotto l’autorevole presidenza del capetto del centro sociale Askatasuma, il rettore è pure diligentemente intervenuto contro la Moratti. Il prorettore Sergio Roda non è stato da meno e ha guidato la manifestazione a Torino – un diritto per carità – ma dietro c’erano studenti medi. Così, visto che gli studenti, incredibile a dirsi, vogliono soprattutto studiare, si è dato mano libera agli estremisti. Si è consentito che occupassero Palazzo Nuovo il 23 e 24 ottobre. Sono comparse scritte infami sulle bacheche delle associazioni studentesche. Come negli anni ’70 a opporsi furono i cattolici, così oggi. E contro i loro uomini più cari – Ruini, Wojtyla, Nazi-Ratzinger, Giussani – sono dirette le minacce oscene. Richiesto del perché sia stato lasciato fare, dal rettorato arriva una scrollata di spalle e un anonimo e laconico: «Colpa del decreto delegato ». Bologna. Sono state occupate tre facoltà. Lettere è ridotta a uno sfasciume. Scienze politiche pure. Il rettore Pier Ugo Calzolari tollera gli intolleranti. In fondo passa il discorso comunista per cui ci sono le avanguardie, non fa niente se sono poche, e se la massa tace vuol dire che acconsente. Balle. Dopo giorni di occupazione, mercoledì 19 ottobre, i rappresentanti regolarmente eletti dagli studenti chiedono informalmente se non sia il caso di ripristinare la possibilità di far lezione. Risposta: «Fino al 24 non si fa nulla ». Cioè si lasci montare il caos fino al voto della Camera. La rivoluzione gestita dai padroni, che pena. Nei giorni scorsi uno splendido episodio di normale eroismo. Il professore Andrea Padovani, ordinario di diritto, si vede impedito l’accesso all’aula. Cerca di passare. Lo fanno ruzzolare dalle scale. Risale dalle rampe d’emergenza. Entra in aula. Lo bloccano. Lui dice: «Rinuncio solo se me lo ordina il preside». Il quale arriva e decide secondo la legge suprema della tribù dei conigli: il prof ha diritto a far lezione, ma pure gli studenti ce l’hanno a tenere assemblea. Conclusione. Prima assemblea, poi lezione. Così va il mondo in Italia. Poi arriva il placido Mussi a porgere evangelicamente l’acqua a questa teppa. Ma va a dormire.


Libero 28 ottobre 2005