Maggiolini: i gay si possono curare

Famiglia: coppie di fatto

2005-09-15 LIBERO 


INTERVISTA
 


Maggiolini: i gay si possono curare
di Laura D’Incalci


Eminenze ed eccellenze non si occupano più esclusivamente dei misteri delle fede. Sempre più spesso si arrovellano a spiegare, a credenti e non, qual è la vera essenza della laicità. Il via lo diede lo scorso luglio il patriarca di Venezia cardinale Angelo Scola delineandone qualche originale prerogativa in un’intervista al Corriere della Sera. E di recente è tornato sull’argomento il vescovo di Como Alessandro Maggiolini che con il puntiglioso rigore un tempo riservato alla delucidazione di verità teologiche, ha chiarito dal pulpito l’irriducibile differenza fra laicismo e laicità.


Monsignor Maggiolini, perché un tema di dottrina politica è così di punta oggi nella Chiesa?


Non pretendo che chi segue i miei interventi di S. Abbondio ricordi da un anno all’altro ciò che dico. Sono almeno sette o otto anni che io sto preparando e girando attorno al tema della laicità. Libertà religiosa. Scuola cattolica come pubblica e sociale. Priorità della persona sullo Stato. Corpi intermedi ecc.


Oggi il rapporto con chi non crede – o crede di non credere – si svolge sulla laicità. Che non è un tema di dottrina politica soltanto: è un modo di concepire l’uomo nella Chiesa, nella società e nello Stato.


Correntemente il termine “laico” è usato per indicare chi è affrancato da una visione confessionale o comunque religiosa. Invece…


Invece può dire le convinzioni e l’atteggiamento di chi dallo Stato non vuole essere condizionato. Non si dimentichi che il termine “laico” ha un’origine ecclesiale: designa chi fa parte del laòs – del popolo – di Dio.


Per dire tutto in sintesi: lo Stato è una struttura amministrativa a servizio della persona e delle aggregazioni sociali. Come tale deve permettere l’insorgere di iniziative personali e comunitarie caratterizzate da una fede globale. Inizia a essere dispotico quando impone idee e comportamenti prefissati. A questo scopo occorre che lo Stato non faccia propria alcuna visione del mondo. Deve, invece, rispettare i valori sommi della persona quali la vita, l’istruzione, la sanità ecc.


Allora come deve essere lo Stato laico?


Si impicci il meno possibile delle questioni delle aggregazioni sociali e delle persone singole. Sia un ambito in cui vengono permesse e sollecitate delle identità diverse caratterizzate da varie culture, religioni, orientamenti esperienziali. Purché tutto si svolga entro il quadro del “bene comune”.


Spesso il laicismo è stato all’origine dei totalitarismi. Il principio di sussidiarietà e la valorizzazione dei corpi intermedi potrebbero costituire una salvaguardia?


Che il laicismo sia stato all’origine di totalitarismi, è evidenza palmare. A furia di pretendere una libertà imprecisa, si è giunti alla violenza o all’individualismo. Ciò dice che uno Stato sanamente laico deve permettere e suscitare un continuo dialogo tra persone e gruppi: un dialogo dove le singole impostazioni culturali si confrontano in un pluralismo rispettoso dell’autentica libertà personale e comunitaria. Come si vede, l’ideale dello Stato non è l’assoluta neutralità di conoscenza e di azione: deve muoversi in vista della tutela e della promozione di un pluralismo che si arricchisce via via. In questo senso i corpi intermedi non solo costituiscono una salvaguardia nei confronti dello statalismo: sono la società che si esprime dal basso con una iniziativa e una fantasia che spesso mancano alle strutture politiche.


La Chiesa ha sempre considerato il diritto naturale un punto di riferimento vincolante per chi detta le regole e organizza la società. In Europa si fa strada invece una concezione dello stato che riconosce ogni istanza sociale a prescindere da qualsiasi criterio di verità sull’uomo e di bene per la comunità. Zapatero insegna… e altri ricalcano le sue orme. Come giudica questa tendenza?


Oggi, invece di riprendere la teoria – per altro saggia – del diritto naturale, si preferisce parlare di soggetto umano singolo o sociale. Come si nota, il discorso viene maggiormente soggettivizzato, ma arriva a conclusioni analoghe. E supera una certa concezione fisicistica della natura che oggi è mal tollerata.


L’Europa è trionfalmente sulla strada della dissoluzione. Non si riesce quasi più a distinguere lo Stato dalla società. Non solo: si tende a trascrivere ogni desiderio – anche il più balordo – in termini di diritti. Così si arriva a uno Stato che fa propria la morale dei singoli e delle “famiglie di senso”. E questo meccanismo segue soprattutto gli istinti meno nobili. L’Europa deve essere vigile nella difesa dei valori fondamentali della persona e delle libere aggregazioni. Se no, moritur et ridet: sta languendo ed è convinta d’essere arrivata all’apice della gloria.


“Maschio e femmina li creò” diventa oggi un problema politico?


E’ un problema politico. Lo è sempre stato. Le leggi statuali devono stabilire il minimo dovere da compiere per non ledere le persone o la società intera. Tenendo conto che la legislazione non solo recepisce, in parte, il costume diffuso, ma influisce sullo stile comune di pensiero e di vita.


A chi considera illiberale e discriminatorio il mancato riconoscimento dei matrimoni-gay cosa risponde?


Rispondo che strutturalmente la persona è uomo o donna, e che la sessualità si pone come una forza enorme nel costituire la società. Se si svilisce la stima nei confronti della famiglia, alla lunga – nemmeno troppo – si hanno contraccolpi sui coniugi e soprattutto sui figli. La sessualità non è semplicemente fonte di godimento sensibile: è anche una responsabilità che si pone come modo di esprimere l’amore autentico. Va da sé che per attuare e addirittura per capire queste vedute, occorre una sensibilità educata secondo norme morali che includano e sono come giustificate dall’amore umano. Il matrimonio non è un’istituzione da combinare a piacimento. Molti omosessuali possono essere curati. Coloro che hanno l’omosessualità quasi come una seconda natura devono accettare la rinuncia alla famiglia che è fondata sul matrimonio.


“A me piace lo stato laico… ma uno stato che mette il crocifisso nelle aule non è uno stato laico” : così si è espresso Sergio Romano editorialista del Corriere della Sera intervenendo ad un incontro della kermesse culturale Parolario, a Como, lo scorso 3 settembre. Come reagisce?


Per ora mi metto contro Sergio Romano. Per il futuro prossimo occorrerà vedere se e fino a quando questo segno esposto dirà e sarà capito come un motivo religioso o almeno culturale. Per il futuro remoto, il crocifisso, come molte opere cristianamente ispirate, continueranno a essere richiami di dignità umana e di apertura a Dio. Di nuovo, richiamo la responsabilità dei cristiani in Europa. Per i valori della quale non pare vi sia troppo da attendersi e da sperare.


Lo Stato laico e non laicista che rispetto ha per la libertà altrui?


L’ho detto: lo Stato laico nasce per il rispetto della libertà di tutti. Quello laicista tende a imporre con la forza o con la seduzione un’ideologia.


E’ sbagliato chiudere la scuola islamica?


Per coloro che vengono tra noi con altre tradizioni, c’è pure l’obbligo di una qualche integrazione. Ciò significa essere istruiti sulle vicende e sui valori del Paese che li ospita. Senza negare la possibilità di attrezzarsi per capire e per condividere la cultura da cui si deriva. Questo sia detto nel caso si tratti di persone che non contrastano con i valori sommi della Costituzione e della legislazione italiana.


E la scuola cattolica?


Basta vedere come molti genitori desiderano inviarvi i loro figli. Anche se sono costretti a sacrifici per pagare ciò che lo Stato non paga se non miseramente. In questo caso la cultura italiana viene trasmessa e viene proposto un piano educativo cristiano.


Lei fu tra i redattori del Catechismo della Chiesa cattolica. Se dovesse oggi riprenderlo in mano modificherebbe qualcosa?


Per ora, no. Per valutare opere di questo genere occorre averle almeno leggicchiate e verificate nella prassi di decenni. Sono state vendute molte copie. Non so se si sono lette tutte.


Qual è il pericolo più incombente oggi sulla umanità?


La distruzione dell’uomo. La tecnologia sta operando progressi che suscitano problemi immani: problemi che la tecnologia non sa e non può risolvere.


Si distrugge l’uomo non soltanto con la bomba atomica, ma anche con una sorta di condizionamento culturale che pialla la capacità critica della persona; ma anche con l’affievolirsi della volontà attraverso trattamenti farmacologici che riservano sorprese; ma anche con l’eugenetica che ci sta mettendo davanti mostruosità, accanto a qualche beneficio.


Tolleranza, rispetto delle diversità, integrazione… Lei insinuò che “si realizzano solo se uno ha una propria identità e se l’altro non usa la scimitarra per dialogare…” Ci spieghi.


Nel discorso di S. Abbondio non ho usato la parola tolleranza che non è cristiana ma illuministica. Volevo soltanto dire che il dialogo diventa possibile soltanto se uno dei due interlocutori non ricorre alla violenza.


A questo punto come si definisce il vescovo Maggiolini? Un neo-con o un teo-con?


Non mi definisco. Non amo gli schemi applicati alle persone. Lascio che il modello a cui mi ispiro sia Gesù Cristo. Gesù Cristo dentro la Chiesa. Dopo di che, sarà difficile catalogare anche una coerenza passabile.