Madre Teresa e le americanate all’italiana…

Dal mondo

SI SONO INVENTATI UNO SCOOP PER GETTAR FANGO SU UNA SANTA

Non sono nuove le lettere sui dubbi della mistica. Lo scandalismo non risparmia nessuno. Alcuni quotidiani di sabato e i maggiori telegiornali nazionali hanno dato grande evidenza a un’anticipazione del settimanale americano “Time” riguardante un nuovo libro su Madre Teresa di Calcutta curato dal postulatore della causa di beatificazione nel decennale della morte. Nel volume vengono pubblicate le lettere che la religiosa scrisse al suo direttore spirituale. Così abbiamo letto su Stampa e Corriere, e visto su Tg1 e Tg5 articoli, interviste e servizi dedicati alla “notte oscura”, al “deserto spirituale” e ai dubbi che per cinquant’anni hanno attraversato la vita di questa piccola grande suora proclamata beata da Giovanni Paolo II nel 2003. Tutto vero. Peccato però che fosse già stato pubblicato nel 2002, in occasione dell’uscita del libro di Saverio Gaeta intitolato “Il segreto di Madre Teresa” (Piemme), con il significativo sottotitolo: «Il diario e le lettere inedite dei colloqui con Gesù riportati alla luce dal processo di beatificazione». In questo saggio si parlava già del fatto che la “notte oscura” aveva attraversato praticamente tutta la vita della futura beata e non si era trattato soltanto di qualche momento di passeggero sconforto. Questa “notte oscura” è stata presentata da qualcuno come un fenomeno che minerebbe la stessa figura della beata (e forse presto santa) Madre Teresa, mentre si tratta di un’esperienza che hanno vissuto grandi santi e grandi mistici. Ma è davvero curiosa la scarsa memoria storica del circuito mediatico, pronto a rilanciare come novità assolute rivelazioni che arrivano da Oltreoceano.

Riportiamo un articolo di ANTONIO SOCCI e anche due testi molto interessanti di P. Brian Kolodiejchuk, Postulatore della causa di beatificazione:

1) Si sono inventati uno scoop per gettar fango su una santa di A. SOCCI

2) L’anima di Madre Teresa: aspetti nascosti della sua vita interiore

3) Intervista con P. Brian Kolodiejchuk

1)


SI SONO INVENTATI UNO SCOOP PER GETTAR FANGO SU UNA SANTA


Non sono nuove le lettere sui dubbi della mistica. Lo scandalismo non risparmia nessuno

di ANTONIO SOCCI


Uno scoop che fa sorridere. Il settimanale “Time” lo anticipa e subito i giornali italiani gli vanno dietro. Prima pagina del Corriere della Sera di ieri: “I tormenti di Madre Teresa: non trovo Cristo. Mezzo secolo di dubbi sulla fede”. Prima pagina della Stampa: “Teresa, la santa che dubitava di Dio”. Parrebbe clamoroso. In realtà la notizia è stravecchia e così è pure presentata a rovescio. Personalmente dedicai a questa straordinaria vicenda una puntata di “Excalibur” nel dicembre 2002 e non su una tv locale, ma su Rai 2, in prima serata, davanti a circa 3 milioni di telespettatori. Si parla di 5 anni fa. Dunque la notizia di ieri non è proprio freschissima… Erano ospiti in studio un giovane indiano che, da bimbo abbandonato, era stato raccolto su una strada di Calcutta da Madre Teresa e da lei “adottato” e cresciuto come un vero figlio naturale. C’era poi Elisabetta Gardini, un missionario, padre Piero Gheddo, che era stato amico della suora. E c’era infine Saverio Gaeta, il giornalista che aveva appena pubblicato “Il segreto di Madre Teresa” (Piemme) il cui sottotitolo recitava: “Il diario e le lettere inedite dei colloqui con Gesù riportati alla luce dal processo di beatificazione”. Adesso il libro che sta uscendo, “Come be my light”, torna sulla vicenda, ma non alza i veli su un “lato sconosciuto” della suora, come annuncia il Corriere, perché la cosa era nota. “La Stampa” titolando sulle “lettere segrete” mette in evidenza un brano («il sorriso è una maschera o un mantello che copre ogni cosa») che si trova già, ed espresso meglio, a pagina 95 del libro di Gaeta: «Il mio sorriso è un grande mantello che copre una moltitudine di dolori».

NEL TRITACARNE

Perché dei giornali importanti lanciano come scoop, come «lato sconosciuto della missionaria di Calcutta», qualcosa su cui si discute da anni? Escludo che sia un caso di provincialismo. Escludo pure che non conoscano le buone regole del giornalismo che impongono di fare verifiche e di presentare un fatto con cognizione di causa. Ha prevalso forse un certo scandalismo estivo a buon mercato: la più celebre santa dei nostri tempi che sembra dire di non credere in Dio è ritenuta cosa divertente dal circo mediatico che ha ridotto il mondo a pettegolezzo. E questo spiega qualche superficiale tendenziosità dei giornali (si presenta Madre Teresa come una che diceva una cosa e ne sentiva un’altra). Taluno, in casa cattolica, denuncerà l’emergere qui della nota ostilità ideologica contro la Chiesa. Dirà che si è voluto dare un colpo pesante a una santa che è un simbolo del cattolicesimo per milioni e milioni di persone. Può darsi. Ma francamente dovrebbero dare qualche spiegazione anche gli ecclesiastici che hanno pubblicato un simile libro con questo lancio mediatico che non rende giustizia a Madre Teresa. Sarà stata ingenuità, ma la suora così è finita nel tritacarne scandalistico. Al contrario il libro di Saverio Gaeta, che pure rese noti per primo i brani delle lettere sulla “notte oscura”, partiva anzitutto dalla rivelazione degli eventi soprannaturali che hanno dato inizio alla missione di Madre Teresa che, altrimenti, sarebbe del tutto inspiegabile (lei infatti era già una suora missionaria in India: insegnava in istituti per figlie delle famiglie facoltose). Le accadde dicevamo l’irruzione di Cristo nella sua vita. Si trattò di locuzioni interiori, cioè delle voci percepite di Gesù e di Maria e di almeno due visioni. Senza questo sensazionale antefatto non si comprende la “notte oscura”. Dunque è il 1946 quando la giovane suora missionaria percepisce chiaramente questa voce dolce, appartenente a Gesù, che le dice: «Desidero suore indiane, vittime del mio amore, che siano Maria e Marta, che siano talmente unite a me da irradiare il mio amore sulle anime. Desidero suore libere, rivestite della mia povertà della Croce; desidero suore obbedienti, rivestite della mia obbedienza della Croce; desidero suore piene di amore, rivestite della carità della Croce. Rifiuterai di fare questo per me?». La Voce comincia a farsi sentire dal 10 dicembre 1946, «innanzi- tutto nei dieci giorni di ritiro spirituale che la religiosa trascorre nel convento di Darjeeling» scrive Gaeta «e poi per buona parte del 1947, la Voce si manifesta con sempre maggiore chiarezza. Gesù Cristo in persona le chiede la disponibilità “a lasciare tutto e a raccogliere intorno a sé alcune compagne per vivere la Sua vita, per svolgere il Suo lavoro in India”. È l’inizio di un serrato dialogo». Suor Teresa è chiamata da Gesù a lasciare il suo ordine e ad andare a vivere come i più poveri fra i poveri. Gesù le indica perfino il nome dell’opera che deve costruire: «Desidero suore indiane, Missionarie della Carità, che siano il mio fuoco d’amore tra i più poveri, gli ammalati, i moribondi, i bambini di strada. Voglio che tu conduca a me i poveri, e le suore che offriranno le loro vite come vittime del mio amore condurranno a me queste anime». Ed ancora Gesù le dice: «Hai sempre affermato: “Fai di me ciò che vuoi”. Ora voglio agire. Lasciami fare, mia piccola sposa, mia piccola cara. Non temere, io sarò sempre con te. Tu soffrirai e stai soffrendo anche ora, ma se sei la mia piccola sposa – la sposa di Gesù Crocifisso – dovrai sopportare questi tormenti nel tuo cuore. Lasciami agire, non respingermi. Confida in me con amore, confida in me ciecamente». E infatti – dopo queste straordinarie grazie mistiche – Madre Te- resa sarà attesa da 50 anni di aridità spirituale, di notte oscura, salvo brevi parentesi di sollievo. Chi può dire quale senso di abbandono e di buio sperimenti un’anima quando deve tornare nel mondo dopo essere stata abbracciata dalla bellezza di Dio stesso? È il sentirsi respinti e abbandonati da Dio, una sensazione drammatica che anche padre Pio descrive in tante sue lettere giovanili. È la “notte oscura” che hanno sperimentato anche gli altri mistici. Perché quando l’immedesimazione con Gesù Cristo raggiunge quelle vette, insieme ai doni soprannaturali della sua presenza e della sua bellezza, percepite in modo tangibile, Dio fa sperimentare anche il buio e la croce che visse Gesù. Vuole infatti che le anime da lui privilegiate somiglino in tutto al Figlio. Se ne rende conto la stessa Madre Teresa quando scrive: «Per la prima volta in questi undici anni ho cominciato ad amare l’oscurità. Perché ora credo che essa sia una parte, una piccolissima parte, del buio e del dolore vissuto da Gesù sulla terra. Oggi ho davvero sentito una profonda gioia, perché Gesù non può più vivere direttamente l’agonia, ma desidera viverla attraverso di me. Mi abbandono a lui più che mai. Sì, più che mai sarò a sua disposizione».

EROISMO

Questa è la fede eroica per cui Madre Teresa è stata elevata agli onori degli altare. Paradossalmente la vicenda è un’occasione preziosa per riflettere sul cristianesimo. Che non è affatto un’attività sociale o umanitaria, né un sistema astratto di dottrine e di morale, né un ragionamento umano o una civiltà, né un insieme di riti o sentimenti. Ma è l’incontro con una persona, Gesù Cristo, che sceglie e chiama, senza alcun nostro merito. È l’appassionata e drammatica storia d’amore con lui, che si manifesta in modalità speciali nella vita dei mistici. Per tutti però il cristianesimo è l’avventura più straordinaria, perché attraverso questo cammino Dio divinizza le creature umane che gli dicono liberamente “sì”. Questo infatti è lo scopo della creazione (anche il nostro corpo sarà divinizzato). S. Agostino ha scritto: «Colui che era Dio si è fatto uomo, facendo dèi coloro che erano uomini». E questa trasformazione, che s’intravede già nei santi, regala una felicità senza fine già sulla terra, ma passa sempre attraverso il Getsemani e la Croce. Anche per Madre Teresa.

www.antoniosocci.it

LIBERO 26 agosto 2007

2)


L’ANIMA DI MADRE TERESA:

ASPETTI NASCOSTI DELLA SUA VITA INTERIORE

(Parte 1)

P. Brian Kolodiejchuk, M.C.

Postulatore

Ama Gesù generosamente. Amalo con fiducia senza guardare indietro, senza paura. Donati completamente a Gesù . . . Desidera amare molto, ed amare l’Amore che non è amato.

Madre Teresa – 2 Giugno 1962

Quando Madre Teresa morì all’età di ottantasette anni, era stata già grandemente ammirata per il suo amore appassionato verso Dio ed il generoso servizio ai poveri di tutto il mondo. Eppure, poiché fu tanto determinata nel rivelare assai poco di quanto trapelava della sua vita interiore, l’intensità del suo amore per Dio e per le anime si poteva solo supporre. Ora, grazie alla documentazione raccolta durante il processo per la sua beatificazione e canonizzazione, ci viene data una nuova e privilegiata visione dell’anima di Madre Teresa, dell’unione mistica con Dio che contrassegnò la sua vita, il suo insegnamento e le sue opere di carità.

Forse i più significativi e stimolanti di questi “segreti” del suo cuore sono tre straordinari aspetti del suo rapporto con Gesù. Il primo riguarda un singolare voto privato che Madre Teresa fece nel 1942. Il secondo concerne l’origine dell’ispirazione di Madre Teresa a servire i più poveri tra i poveri. Il terzo si riferisce all’impressionante esperienza dell’ oscurità interiore che si insediò nella sua anima non appena iniziò la sua missione tra i poveri di Calcutta. Questi tre “segreti” – specialmente se visti l’uno in rapporto con l’altro – ci portano ad un maggiore apprezzamento della profondità della santità di Madre Teresa e della rilevanza del suo esempio e messaggio per il nostro tempo.

La prima parte di questo articolo presenterà il suo voto del 1942 e la chiamata del 1946; la seconda illustrerà il lungo periodo dell’oscurità interiore.

1. Il Voto del 1942 – “Qualcosa di molto bello per Gesù”


Madre Teresa era, sopra ogni altra cosa, innamorata di Dio fin dalla tenera età, e progredì poi in questo amore senza grandi ostacoli. La sua educazione fu caratterizzata da una formazione completa nella fede cattolica e da una seria vita spirituale. In diverse lettere personali svela che Gesù fu il primo e l’unico ad affascinare il suo cuore: “Dalla mia fanciullezza il Cuore di Gesù è stato il mio primo amore”.[1] Insieme a questa precoce intimità con Gesù, Madre Teresa aveva avuto una grazia speciale al momento della sua prima Comunione: “Dall’età di cinque anni e mezzo, quando ho ricevuto Gesù per la prima volta, l’amore per le anime è penetrato dentro di me. É aumentato con gli anni”.
Veramente l’amore di Madre Teresa per Gesù e per il prossimo crebbe così tanto che, all’età di 18 anni, lasciò la sua famiglia e il suo paese per rispondere alla chiamata di Gesù ad una vita missionaria in India, come suora di Loreto.[2] Otto anni più tardi pronunciò i Voti Perpetui, legandosi definitivamente a Cristo. Sei mesi dopo la sua Professione religiosa, si trovava ancora immersa nello stupore e nella gioia che avevano caratterizzato questo evento. “Se sapesse quanto sono stata felice”, scrisse al suo direttore spirituale di Skopje, P. Jambreković, S.J.; “di mia libera scelta avrei potuto accendere il fuoco del mio olocausto . . . Voglio essere soltanto tutta per Gesù . . . Darei qualunque cosa per Lui, anche la mia stessa vita”.

La vita di Madre Teresa, quando era suora di Loreto, si caratterizzava già per un intenso e generoso amore verso Dio. Come scrisse alcuni anni più tardi: “In questi 18 anni ho cercato di vivere secondo il Suo volere. Ho arso del desiderio intenso di amarLo come non è mai stato amato prima”.

Come espressione di questo audace desiderio, nel 1942, all’età di 36 anni, Madre Teresa fece un voto privato a Dio veramente generoso. Spiegò in seguito, che ella “voleva donare a Gesù qualcosa di molto bello,” “qualcosa senza riserva alcuna.” Così, verso la fine del ritiro annuale di quel medesimo anno, con il consenso del suo direttore spirituale di quel periodo, legò se stessa “a donare a Dio qualunque cosa Lui le avesse chiesto, ‘a non rifiutarGli nulla’.”

Questo voto eccezionale era radicato nella delicatezza di un grande amore e nell’esigenza, profondamente sentita, di donarsi completamente a Dio. Come evidenzia il teologo spirituale Giordan Aumann O.P.: “L’amore unisce la volontà dell’amante a quella dell’amato, e l’abbandono perfetto richiede il completo affidamento della nostra volontà alla volontà di Dio . . . [Tale] abbandono alla volontà di Dio si trova soltanto nelle anime già molto avanzate nella perfezione”. [3] L’osservazione di Hans Urs von Balthasar che l’amore esprime se stesso nella forma interiore di un voto, getta luce sull’atto di amore fatto da Madre Teresa durante il suo ritiro: “L’amore perfetto consiste nell’abbandono incondizionato di sé . . . Il contenuto di ogni amore genuino si esprime in questo atto del dono di sé che mette a disposizione di Dio, e a Lui consegna, tutto ciò che possiede come offerta votiva nella forma interiore di un voto”. [4] Anni più tardi, in una esortazione alle consorelle, Madre Teresa presentò l’ideale vissuto per così tanto tempo: “Il vero amore consiste nell’abbandono. La sottomissione, per uno che è innamorato, è più di un dovere: è una beatitudine. Solo l’abbandono totale può soddisfare l’ardente desiderio di una vera Missionaria della Carità”.

Il consenso dato dal direttore spirituale a Madre Teresa conferma che questo voto non era fondato su una sua pura fantasia, né mirava ad un ideale pericoloso o impossibile. Piuttosto, la grazia che mosse Madre Teresa a fare questo voto presupponeva una completa fiducia in Dio e un’abitudine già consolidata a cercare di fare ciò che Gli fosse maggiormente gradito.

Per 17 anni il voto rimase un segreto personale, ma potente, che Madre Teresa confidò soltanto al suo direttore spirituale. Ciò che animò tutte le sue azioni durante quegli anni fu il desiderio di amare Dio con tutto il cuore, compiendo la Sua volontà in ogni cosa. Non prima dell’aprile 1959, all’ottavo giorno di un ritiro predicato da P. Picachy S.J., scrisse del suo voto e dell’effetto che ebbe nella sua vita: “Questo è ciò che si nasconde, in me, in ogni cosa.”

Successivamente, quando l’Arcivescovo di Calcutta Ferdinand Périer, S.J., sembrò ritenere che Madre Teresa stava agendo in modo troppo precipitoso nell’aprire le nuove fondazioni, ella sentì il bisogno di rivelargli il vero motivo nascosto dietro la fretta che caratterizzava ogni sua azione. Nella sua lettera del 1° Settembre 1959 lo mise al corrente del suo voto e di come l’amore debba muoversi immediatamente: “Per questi 17 anni ho cercato [di essere fedele a quel voto] ed è tale motivo che mi spinge ad agire con solerzia.”

Questo voto, come si vedrà nella seconda parte del presente testo, dimostrò di essere anche una sorgente di forza nei lunghi anni della sua struggente prova spirituale. Come scrisse a P. Joseph Neuner S.J., suo direttore spirituale, nella primavera del 1960: “Fin da allora [1942] ho mantenuto questa promessa, e talvolta, quando l’oscurità è molto buia e sono tentata di dire di ‘no’ a Dio, il pensiero di quella promessa mi sostiene”.

Madre Teresa considerò il suo voto del 1942 come un legame sacro che la univa allo Sposo Divino. Gesù, da parte sua, prese alla lettera Madre Teresa, chiedendole di fondare una nuova comunità religiosa totalmente dedicata al servizio dei più poveri tra i poveri. Nelle Sue parole a Madre Teresa, Egli vi fa riferimento: “Sei divenuta mia sposa per amor mio. Rifiuterai di fare questo per me? Non rifiutare”.

Questa chiamata di Gesù è il secondo “segreto” di Madre Teresa.

Madre Teresa 1946

2. “L’Ispirazione” di Madre Teresa.

Madre Teresa a Calcutta.

Dopo la sua Prima Professione di Voti nel maggio 1931, Madre Teresa venne mandata a Calcutta, nella Comunità di Entally delle Suore di Loreto, ed insegnò presso la Scuola Media femminile Bengalese “St. Mary”. La scuola era adiacente al convento ed accoglieva le orfanelle e le ragazze più povere, sia allieve esterne, sia convittrici. Tra le altre responsabilità, la zelante giovane religiosa si assunse l’incarico di un’altra scuola di Loreto, la Scuola Media Primaria Bengalese, “St. Teresa”, situata a Lower Circular Road. I quotidiani spostamenti attraverso la città le davano l’opportunità di osservare l’indigenza e la sofferenza dei poveri. Nel maggio 1937, dopo che Madre Teresa ebbe fatto la sua Professione Perpetua come Suora di Loreto, rimase alla scuola St. Mary, insegnando catechismo e geografia. Nel 1944 diventò direttrice della scuola.
Nelle sue classi, Madre Teresa era ben più di una semplice presenza. Si preoccupava di manifestare alle allieve la sua visione soprannaturale della vita e di condurle ad una più profonda fede. Nel corso degli anni, ella aveva anche avuto l’opportunità di servire i poveri negli ospedali gestiti dalle Suore di Loreto. Questi incontri ebbero una grande influenza su di lei. Sebbene non ne fosse consapevole, tutte queste circostanze si dimostrarono provvidenziali in vista di quanto Dio stava preparando in lei per la futura missione. Già da giovane suora, Madre Teresa si distingueva per la sua carità, la generosità ed il coraggio, la resistenza al duro lavoro, per una predisposizione all’organizzazione e per il carattere gioioso. Era una religiosa di intensa preghiera, fedele e fervente. Sebbene il suo voto privato fatto nel 1942 non fosse conosciuto da nessuno, il suo amore e la sua generosità erano evidenti a tutti. Le suore della sua comunità, come le allieve e le convittrici di St. Mary, l’amavano e l’ammiravano.

La Chiamata

Madre Teresa lasciò il Convento di Loreto a Entally, Calcutta, la sera di lunedì 9 settembre 1946, per un periodo di riposo e per il ritiro annuale di otto giorni. In un momento imprecisato del giorno seguente, sul treno[5], ella per la prima volta udì la voce di Gesù tramite locuzioni interiori. Nel corso dei mesi successivi, attraverso ulteriori locuzioni e diverse visioni interiori, Gesù le chiese di fondare una comunità religiosa che si dedicasse al servizio dei più poveri tra i poveri, “così da saziare la Sua sete di amore e per le anime”, come diceva Madre Teresa stessa. Questa esperienza sul treno fu un punto di svolta nella sua vita, a cui lei fece sempre riferimento come alla “chiamata nella chiamata”. Il 10 settembre venne, così, ad essere celebrato tra le Missionarie della Carità come il “Giorno dell’ Ispirazione”.

Dal 1946 fino alla morte, Madre Teresa si rifiutò fermamente di fornire ulteriori particolari riguardo all’ispirazione ricevuta per dare inizio alle Missionarie della Carità e sul processo di discernimento che condusse alla fondazione ufficiale del nuovo Istituto, il 7 ottobre 1950. Il silenzio di Madre Teresa rifletteva il profondo rispetto per la sacralità del dono ricevuto. “Per me – scrisse alle consorelle nel 1993, – la sete di Gesù è qualcosa di talmente intimo da farmi sentire esitante, fino ad ora, a parlarvi di quel 10 settembre. Volevo fare come Maria che serbò tutte queste cose nel Suo Cuore.” Infatti, Madre Teresa, spinta da profonda umiltà, chiese insistentemente che questi documenti venissero distrutti, come spiegò all’Arcivescovo Ferdinand Périer, S.J., nella lettera del 30 marzo 1957: “Voglio che l’opera resti soltanto Sua. Quando gli inizi verranno resi noti, la gente potrebbe pensare più a me e meno a Gesù”. Tuttavia l’Arcivescovo Périer non accolse la richiesta di Madre Teresa. I presenti documenti fanno parte di quelli raccolti per la sua Causa di Beatificazione e Canonizzazione. Essi gettano abbondante luce sulla storia della fondazione delle Missionarie della Carità.

La risposta di Madre Teresa

Dopo aver terminato gli Esercizi spirituali, Madre Teresa rientrò a Calcutta e riprese le usuali mansioni quale direttrice ed insegnante nella scuola St. Mary. Non appena le si presentò l’occasione, riferì a P. Celeste Van Exem, S.J., suo direttore spirituale, tutto ciò che le era accaduto sul treno e nei giorni seguenti, e “gli mostrai pochi appunti che avevo scritto nel corso del ritiro”. Nelle settimane successive P. Van Exem cercò di discernere l’autenticità dell’ispirazione che Madre Teresa aveva ricevuto. Ella scrisse: “Continuai ad informarlo di tutto ciò che passava nella mia anima, i pensieri ed i desideri”, mentre lui le raccomandò di “pregare e mantenere il silenzio su tutto questo.” In una lettera scritta alla sua Superiora Generale nel gennaio 1948, Madre Teresa riferì che, dopo aver esposto la sua esperienza a P. Van Exem, egli “mi scoraggiò. Anche se aveva visto che questa proveniva da Dio, tuttavia mi impedì persino di pensarci. Spesso, molto spesso, durante questi quattro mesi, gli ho chiesto di farmi parlare con Sua Eccellenza, ma ha rifiutato ogni volta…” Fu solo nel gennaio 1947 che P. Van Exem, ora pienamente convinto che l’ispirazione di Madre Teresa veniva “da Dio e dal Cuore Immacolato di Maria”, le consentì di informare l’Arcivescovo della sua ispirazione.

La lettera del 13 gennaio 1947

Madre Teresa espose all’Arcivescovo Périer in una lettera datata 13 gennaio 1947. Comincia riferendogli che stava scrivendo con il consenso di P. Van Exem e dichiara “che ad una parola che dicesse sua Eccellenza, sono pronta a non considerare mai più nessuno di quei pensieri inconsueti che mi si sono presentati continuamente”. Questa lettera all’Arcivescovo Périer dà una sintesi dell’ispirazione ricevuta da Gesù: “ciò che è avvenuto fra Lui e me nel corso di quei giorni di intensa preghiera”. Segue l’intera lettera:

Convento St. Mary

13 gennaio 1947

Sua Eccellenza,

dallo scorso settembre, pensieri e desideri inconsueti hanno riempito il mio cuore. Sono divenuti più forti e più chiari nel corso degli otto giorni del ritiro che ho fatto a Darjeeling. Al rientro ho raccontato tutto a P. Van Exem, gli ho mostrato gli appunti che avevo scritto durante il ritiro. Mi ha detto che pensava fossero di ispirazione divina, ma di pregare e mantenere il silenzio al riguardo. Ho continuato a tenerlo al corrente di tutti i movimenti della mia anima, dei pensieri e desideri. Poi ieri mi ha scritto questo: “Non posso impedirti di parlare o scrivere a Sua Eccellenza. Gli scriverai come una figlia al padre, in assoluta fiducia e con sincerità, senza paura alcuna o inquietudine, esponendogli come si sono svolti i fatti, aggiungendo che hai parlato con me e che penso, in coscienza, di non poterti impedire di riferirgli ogni cosa”.
Prima di cominciare, voglio dirle che ad una sua parola, Eccellenza, sono pronta a non tenere più in considerazione nessuno di quegli inconsueti pensieri che mi si sono presentati continuamente.

Nel corso di quest’anno, molto spesso ho desiderato intensamente di essere tutta per Gesù, e di far sì che altre anime – soprattutto indiane – giungano ad amarLo ardentemente, e di identificarmi in tutto con le giovani donne indiane, così da amarLo come non è mai stato amato. Ho pensato che questo fosse uno dei miei tanti folli desideri. Ho letto la biografia di Santa M. Cabrini: lei ha fatto così tanto per gli Americani perché è divenuta una di loro. Perché non posso fare per l’India ciò che lei ha fatto per l’America? Ella non ha aspettato che le anime andassero a lei. È stata lei ad andare verso di loro con le sue zelanti collaboratrici. Perché non posso fare altrettanto per Lui, qui? Ci sono così tante anime pure, sante, che ardono del desiderio di donarsi interamente a Dio. Gli Ordini religiosi europei sono troppo ricchi per loro. Vi si riceve più di quanto si dia.

“ Non mi aiuteresti?” Come posso farlo? Sono stata molto felice come suora di Loreto e tuttora lo sono. Lasciare ciò che amo ed espormi a nuove fatiche e sofferenze che saranno grandi, essere lo zimbello di tante persone, specialmente di religiosi, aggrapparmi e aderire deliberatamente agli aspetti più duri della vita indiana: la solitudine, l’ignominia, l’insicurezza, e tutto perché Gesù lo desidera, perché qualcosa mi sta chiamando a lasciare tutto e a radunare alcune compagne che vivano la Sua vita, che svolgano la Sua opera in India. Questi pensieri sono stati fonte di grande sofferenza, ma quella Voce ha continuato a dirmi: “Rifiuterai?”
Un giorno, dopo la S. Comunione, ho udito la stessa Voce molto distintamente: “Voglio suore indiane, vittime del mio amore, che siano Maria e Marta, così fortemente unite a me da irradiare il mio amore sulle anime. Voglio suore libere, rivestite della mia povertà della Croce, voglio suore obbedienti, rivestite della mia obbedienza sulla Croce, voglio suore colme di amore, rivestite della Carità della Croce. Rifiuterai di fare questo per me?”

E un altro giorno udii: “Sei divenuta mia Sposa per Amor mio, per me sei giunta in India, è stata la sete che avevi delle anime a condurti così lontano. Hai paura ad intraprendere un altro passo per il tuo Sposo, per me, per le anime? La tua generosità si è raffreddata? Sono passato in secondo piano per te? Tu non hai dato la vita per le anime: ecco perché non t’importa di ciò che succede loro. Il tuo cuore non è mai sprofondato nel dolore come quello di mia Madre.

L’ANIMA DI MADRE TERESA:

ASPETTI NASCOSTI DELLA SUA VITA INTERIORE

(Parte 2)

P. Brian Kolodiejchuk, M.C.

Postulatore

Introduzione

Una volta che Madre Teresa ebbe iniziato la sua missione nelle strade di Calcutta, una nuova dimensione venne a caratterizzare la sua esperienza interiore: non sentiva più l’intensa unione con Gesù che aveva sperimentato in precedenza. Alla consolazione della presenza sensibile subentrò la sensazione di essere separata da Lui. In questa struggente percezione dell’assenza di Dio, il desiderio di Lui divenne ancor più acuto e desolante. Era unita a Lui in un ardente anelito ma nell’assoluta oscurità e fu spinta, così, ad abbandonarsi a Lui con cieca fiducia.

L’esperienza di prova e purificazione è infatti una caratteristica comune in ogni crescita spirituale. Persone che sono già separate dalle cose mondane godono in certo grado dell’unione con Dio. Possono poi attraversare periodi d’intensa sofferenza spirituale che uno dei più famosi mistici cristiani, San Giovanni della Croce, chiama “la notte oscura dell’anima”. Per mezzo di queste prove Dio purifica l’anima e la prepara ad un’unione ancora più completa con Lui. Ritira ogni consolazione sensibile in modo da distaccare la persona da qualsiasi cosa che non sia Lui. In questa oscurità la dolcezza data dalla sensazione che è frutto della vicinanza di Dio viene sostituita da un doloroso senso di alienazione da Lui e persino dall’impressione del Suo rifiuto. L’anima può anche essere tentata dal pensiero che Dio ed il Cielo non esistano. Sembra che tutti gli sforzi a credere, sperare ed amare siano vani. Eppure, allo stesso tempo, la persona sperimenta un ardente desiderio di Dio, reso ancor più doloroso a causa della Sua apparente lontananza. Tutto questo è fonte di grande angoscia, anche se la persona persevera in un’intensa vita di preghiera e rimane fedele alle sue mansioni quotidiane.

Nel Suo amore provvidenziale Dio permette queste prove che, in coloro che mostrano grande generosità, possono essere molto dure. Esse variano secondo la vocazione e i doni specifici, la missione particolare, ed il grado di carità a cui Dio desidera condurre ciascuno di loro. La risposta fedele e piena di amore a questa notte sfocia in una più profonda fede, speranza, amore di Dio e del prossimo, ovvero, in una più grande santità.

La vita di alcuni Santi rivela che, anche quando è stata raggiunta una intima unione con Dio, l’esperienza di oscurità può continuare. In questo caso lo scopo del soffrire non è più principalmente preparazione per l’unione, ma piuttosto una amorevole partecipazione alla sofferenza redentrice di Cristo, che rende feconda la missione dei santi. L’anima penetra molto più intimamente nella stessa esperienza di Cristo sulla Croce e questa condivisione con Gesù produce l’effetto di attirare gli altri a Dio. Si può trovare questa espressione di amore nella vita di alcuni Santi. Gli esempi più noti sono: San Paolo della Croce, Sant’Alfonso De’Liguori e Santa Teresa di Lisieux.

Vedremo come questo modo di amare fu presente anche nella vita di Madre Teresa che, attraverso un’intensa prova spirituale, penetrò più profondamente nell’ardente desiderio di Gesù: “la Sua dolorosa sete” per amore del Padre e delle anime.

1. “Solo una fede cieca mi sostiene.”


Già da giovane religiosa, Madre Teresa aveva attraversato periodi di sofferenza spirituale. Ne fece riferimento per la prima volta nel 1937 poco prima della sua Professione Perpetua. Nel corso di quella dolorosa esperienza aveva confidato in Dio; proprio questo l’aveva portata a consolidare il suo amore per Gesù Crocifisso. Anche in quella circostanza aveva talmente nascosto la sua prova interiore da far pensare di essere quasi esente da sofferenze, persino alle consorelle. Sebbene sia difficile conoscere l’esatta natura e la durata di ciò che Madre Teresa aveva vissuto all’inizio della vita religiosa, l’oscurità, come lei stessa la chiamò, la condusse di certo a procedere più speditamente lungo il cammino della santità.

Il voto che aveva fatto nel 1942 di non rifiutare nulla a Dio[1], era un ulteriore segno della sua profonda unione con Gesù, in particolare sotto l’aspetto della volontà. Diversi anni più tardi, durante il periodo delle locuzioni e delle visioni, il suo direttore spirituale, P. Celeste Van Exem, S.J., constatò l’ulteriore perfezionamento della sua anima: secondo lui questa unione con il Signore era così continua da aspettarsi che presto Madre Teresa avrebbe potuto sperimentare la preghiera estatica. Quando ella lasciò Loreto per affrontare la nuova missione nelle strade di Calcutta fu sostenuta da un’intensa consolazione sensibile: la stessa dei mesi successivi alla sua ispirazione. Tuttavia la luce gioiosa dell’intima unione con Lui doveva spegnersi. Fu sostituita da un’oscurità spirituale che sarebbe diventata parte essenziale della sua intera vita da Missionaria della Carità.

Quando Madre Teresa si rese conto del cambiamento che era avvenuto nella sua anima, ne parlò con P. Van Exem. Confidò anche all’Arcivescovo Périer : “Ardo dello struggente desiderio di essere tutta per Dio, di essere santa in misura tale da far sì che Gesù possa vivere la Sua Vita con pienezza in me. Più desidero Lui, meno sono desiderata. Voglio amarLo come non è mai stato amato – eppure vi è quella separazione, quel vuoto terribile, quella sensazione dell’assenza di Dio.”

In seguito Madre Teresa riferì all’Arcivescovo Périer che non solo non provava alcun sollievo: anzi, l’oscurità stava diventando sempre più fitta e più difficile da sopportare. Si meravigliava della contraddizione presente nella sua anima: un’apparente assenza delle virtù della fede, della speranza e dell’amore, e persino di Dio, e, al tempo stesso, un intenso, struggente desiderio di Lui. Tuttavia la lettera esprime, pur nell’angoscia e lotta interiore, il suo abbandono totale a Dio. “Vi è così tanta contraddizione nella mia anima: un tale desiderio di Dio, così profondo e doloroso . . . una sofferenza continua. Eppure . . . mi sento non voluta da Dio, rigettata, svuotata, senza fede, né amore, né zelo. Le anime, per me, non presentano alcuna attrazione. Il Cielo non significa nulla, – mi sembra non esista. Il pensiero del Cielo non ha alcun senso per me. Ma insieme vi è questo struggente desiderio di Dio che mi tormenta. Per favore, preghi che io continui a sorriderGli nonostante tutto, poiché appartengo soltanto a Lui e perciò tiene ogni diritto su di me. Sono perfettamente felice di non essere nessuno, anche per Dio.”

L’esperienza dell’oscurità continuò. “Se solo sapesse che cosa sto attraversando. Lui sta distruggendo ogni cosa in me, ma, non reclamo alcun diritto per me stessa. È libero di fare qualunque cosa voglia. Preghi per me affinché io continui a sorriderGli.” A volte l’angoscia di Madre Teresa era così grande che paragonò la sua sofferenza a quella dei dannati all’inferno: “Dicono che nell’inferno i dannati soffrono le pene eterne a causa dell’assenza di Dio; affronterebbero la stessa sofferenza se avessero soltanto una tenue speranza di possedere Dio. Nella mia anima sperimento proprio quella terribile sofferenza dell’assenza di Dio: che Dio non mi voglia, che Dio non sia Dio, che Dio non esista veramente.” Per quanto terribili queste prove, rimase in lei il medesimo, continuo abbandono: “L’oscurità è così buia, la sofferenza è talmente dolorosa, ma accetto qualunque cosa mi dia e Gli do qualunque cosa prenda”.

Questo mirabile atteggiamento di abbandono – in conformità al voto del 1942 – sarebbe stata la caratteristica principale della risposta di Madre Teresa lungo tutti gli anni della sua dolorosa esperienza: “Con gioia accetto tutto fino al termine della mia vita”. Sebbene una domanda spontanea le sorgesse dal cuore, “Cosa potrà mai trarre Dio da tutto ciò quando in me non vi è nulla?”, Madre Teresa era convinta che era proprio Dio a volerla. “Non avrei mai pensato che l’amore facesse soffrire così tanto. Prima si trattava della sofferenza che viene dalla sensazione dell’assenza di Dio; ora è sofferenza di desiderio – una sofferenza umana ma che ha origine dal divino.” E riconferma così la sua disponibilità ad accettare la volontà di Dio: “So che desidero con tutto il cuore quello che Lui vuole, come lo vuole e fin quando lo vuole. Eppure, padre, questa solitudine è dura. L’unica cosa che mi rimane è la profonda e ferma convinzione che ‘l’opera’ sia la Sua.” Veramente, questa assoluta certezza che la sua missione venisse da Dio le permise di proseguire attraverso un’oscurità che pareva interminabile. “Sono [sempre] più convinta che ‘l’opera’ non sia la mia. Non dubito che sei stato Tu a chiamarmi con così tanto amore e forza. Sei stato Tu … e sei ancora Tu, anche adesso.”

Madre Teresa, così conosciuta per la fede incrollabile, la salda speranza, ed il suo amore ardente, era dunque unita a Dio senza quella dolcezza di cui tutti, persino le consorelle, presumevano che ella godesse. La mancanza di essa, piuttosto, la spinse a tracciare un nuovo cammino nella fede. La sua richiesta di preghiera, che ripeté continuamente nel corso degli anni, assume un valore più significativo alla luce di quella sofferenza nascosta. “Per favore, pregate specialmente per me, affinché non rovini l’opera di Dio.” Madre Teresa lascia una testimonianza impressionante di una vita di pura fede – con essa intravedeva la mano di Dio in tutto ciò che accadeva dentro e attorno a lei. Con essa si consegnava fiduciosamente a Lui, ritenendosi solo una “piccola matita nelle Sue mani”.

Il più profondo e senza dubbio il più doloroso aspetto di quella oscurità fu la prova dell’amore. Soffriva ancor più acutamente per la sensazione di separazione da Dio, poiché l’intimità e l’unione con Lui, sperimentati prima ed al tempo dell’Ispirazione[2], erano stati continui e profondi. Eppure, per quanto dolorosa questa esperienza, il suo desiderio di “amarLo come non è mai stato amato prima” rimase immutato. Una lettera a P. L. T. Picachy, S.J., suo direttore spirituale in quel periodo, mette in luce il suo atteggiamento in questa lotta interiore. “Sono stata sul punto di dire “NO”: è stato davvero così duro. Quel terribile desiderio continua a crescere e avverto che qualcosa in me si spezzerà, un giorno. E poi quella oscurità, quella solitudine, quel senso di terribile isolamento. … Eppure desidero Dio ardentemente, desidero amarLo con ogni goccia della vita che è in me. Voglio amarLo di un amore profondo e personale.” Tale risposta così generosa a questo travaglio senza tregua condusse Madre Teresa al più alto grado di amore.

Da quando aveva cominciato la sua nuova missione, l’oscurità fu la “compagna di viaggio” di Madre Teresa. Le sue lettere scritte tra gli anni ’50 e ’60 esprimono l’incessante sofferenza che la logorò nel suo desiderio di Dio. All’inizio degli anni ’60 cominciò a comprendere, con senso di gratitudine, il significato che la propria oscurità spirituale assumeva nella sua vita ed il posto che essa occupava nella missione ai più poveri; ma l’intensità di questa esperienza non diminuì mai. Negli anni ’70 e ’80 la sua oscurità e la sua piccolezza erano ancora i temi principali delle discussioni con i suoi direttori spirituali. Nelle poche lettere ancora esistenti di quegli anni, espresse l’intensità della sua sete di Gesù, la pena nel vedere la sofferenza dei poveri, ma anche la gratitudine di poter essere, nella sua nullità, povera come Gesù, e attraverso questa povertà, condurre le anime ad amarLo. Appena due anni prima della morte ripeteva spesso che aveva ricevuto da Dio un dono meraviglioso, nel poter offriGli il vuoto che sentiva. Per quanto si conosce, Madre Teresa rimase in quella stato di “fede oscura” e di totale abbandono fino alla morte.

2. Come Madre Teresa percepì la sua oscurità

Spogliamento totale di sé

Le lettere scritte da Madre Teresa durante questa prova indicano che, a volte, interpretò la sua oscurità interiore come il modo che Dio usava per spogliarla totalmente di sé. “Vuole essere sicuro di svuotarmi da ogni goccia di egoismo.” Nel 1957 scrisse a P. Picachy: “Se solo sapesse che cosa sto attraversando. Lui sta distruggendo ogni cosa in me; ma poiché non reclamo alcun diritto è libero di fare ciò che vuole. Preghi per me affinché io continui a sorriderGli.”

Identificazione con Gesù nella sua Passione

Madre Teresa giunse anche a vedere in questa prova l’opportunità di condividere le sofferenze di Cristo. Gesù sulla croce prese su di sé i peccati dell’umanità e si offrì come sacrificio al Padre per la redenzione del mondo. Carico delle nostre iniquità gridò: “Mio Dio, mio Dio perché mi hai abbandonato?”[3] Nell’agonia del Suo amore per l’uomo, amore non corrisposto, gridò:”Ho sete”[4].

L’abbandono in Dio e l’intenso e doloroso desiderio di Lui divennero progressivamente in Madre Teresa il mezzo per unirsi e identificarsi con l’Amato nella Sua agonia sulla Croce. “Nella mia preghiera medito la Passione di Gesù. Temo, però, di non fare alcuna meditazione. Mi limito a guardare Gesù che soffre e continuo a ripeterGli: ‘Fa’ che condivida la Sua sofferenza con Te’[5]”. Interpretò l’oscurità che stava sperimentando come una mistica partecipazione alle sofferenze di Gesù: “Padre, sono sola. Vivo nella Sua oscurità, nella Sua sofferenza.” Poiché questa sofferenza la identificava a Gesù, per Madre Teresa era anche fonte di gioia. “Oggi ho veramente provato una grande gioia al pensiero che Gesù, non potendo attraversare la Sua agonia, desideri farlo in me. Più che mai mi abbandono a Lui. Sì, più che mai sarò a Sua completa disposizione”.

La condivisione della Passione di Cristo prese forma concreta nella vita di Madre Teresa attraverso l’accettazione di ogni forma di sofferenza come dono e mezzo per esprimerGli il suo amore. Con l’aumentare dell’intensità della sua prova, crebbe pure la sua capacità di mostrare un amore ancora più grande. In un momento di profondo dolore interiore, dimenticando se stessa completamente e con straordinaria dedizione gridò: “Allorché mi hai chiesto di imprimere la Tua Passione sul mio cuore … è questo che intendevi in risposta? Se ti dona gloria, se ricevi anche una sola goccia di gioia da questo, se anime sono portate a Te, se la mia sofferenza sazia la Tua sete, eccomi, Signore, accetto tutto con gioia fino alla fine dei miei giorni: sorriderò al Tuo Volto nascosto, sempre”.

Identificazione con i poveri: il lato spirituale del suo apostolato

Dopo più di dieci anni di oscurità interiore, cresciuta via via in intensità e divenuta per Madre Teresa più dura a viversi, lei ricevette un sostegno nuovo. Con l’aiuto di P. Joseph Neuner, S.J., venne a comprendere che l’oscurità era il lato spirituale del suo apostolato. Come infatti gli scrisse: “Sono giunta ad amare l’oscurità poiché credo, ora, che sia una parte, una piccolissima parte dell’oscurità e della sofferenza di Gesù sulla terra. Lei mi ha insegnato ad accettarla come la dimensione spirituale “dell’opera”, come lei ha scritto.”

Poco dopo aver ricevuto questa nuova intuizione sulla sua vocazione, Madre Teresa ne parlò alle consorelle. Nel 1961 scrisse una lettera in cui le incoraggia ad accettare le loro prove e sofferenze come parte essenziale della loro chiamata a condividere la missione redentrice di Gesù. L’autorità delle sue parole proveniva dalla lunga esperienza personale. “Senza la sofferenza il nostro lavoro sarebbe come quello di un’assistente sociale; molto buono ed efficace, ma non si tratterebbe dell’opera di Gesù Cristo, né tanto meno sarebbe parte della Redenzione. Gesù ci ha voluto aiutare, condividendo la nostra vita, la solitudine, l’agonia e la morte. Ha assunto tutto ciò su di sé e lo ha sopportato nella notte più oscura. Divenendo una sola cosa con noi ci ha redenti. A noi è concesso di fare altrettanto. Tutta la desolazione dei poveri, e non solo la loro povertà materiale, ma anche la miseria spirituale, deve essere redenta; e noi siamo chiamate a prendervi parte. … Condividiamo la sofferenza dei poveri, poiché soltanto diventando una sola cosa con loro possiamo redimerli, cioè portare Dio nella loro vita e condurre loro a Dio.”

L’amore di Madre Teresa penetrò così anche in un’altra dimensione della povertà e della sofferenza umana. Molto spesso le si sentiva dire che la più grande povertà è “non essere voluti, amati, considerati, essere soli”. Appare dunque evidente che quella esperienza interiore aveva dilatato la sua già straordinaria sensibilità verso le sofferenze emotive e spirituali, e aveva approfondito la sua capacità di compassione e amore per gli altri. Anche quando il travaglio interiore si faceva più intenso, la sua attenzione principale era rivolta alla sofferenza di ogni singola persona che incontrava. Con un gesto delicato, una parola gentile, un piccolo servizio o semplicemente con un sorriso, comunicava la verità che: “Dio ti desidera, Dio ti ama, Dio è con te, Dio si occupa di te”. In una parola: “Dio ha sete di te”.

3. Il significato dell’oscurità di Madre Teresa


Per tutti coloro che hanno conoscenza del misticismo cristiano, questa specificità della vita spirituale di Madre Teresa non dovrebbe sorprendere. Lei stessa riconobbe che la sua prova interiore la portava a svuotarsi di sé, a liberarsi da quell’egoismo che impedisce l’unione con Dio. Tuttavia, ciò che la caratterizza é che visse questa esperienza di oscurità dopo avere raggiunto un alto grado di unione con Dio. Proprio le sue parole testimoniano questo: “Desidero Dio ardentemente, desidero amarLo con ogni goccia della vita che è in me. Voglio amarLo di un amore profondo e personale. Non posso più dire di essere distratta da altro. La mia mente ed il mio cuore sono abitualmente in Dio.” La sua unione non era a livello di sentimento ma della mente e della volontà: “So di possedere Gesù in un’ unione intatta, poiché la mia mente è fissa, nella mia volontà, su di Lui ed in Lui soltanto.” È anche significativo che pervenne ad una nuova luce quando comprese che, col suo soffrire interiormente, condivideva la sofferenza redentrice di Cristo per il bene degli altri.

Madre Teresa ribadì che lo scopo delle Missionarie della Carità, e perciò anche il suo, è di saziare l’infinita sete di Gesù sulla Croce per amore e per le anime, lavorando per la salvezza e la santificazione dei più poveri tra i poveri. Vista in questa luce, la lunga e dolorosa oscurità interiore riceve non solo un nuovo significato, ma dà ragione anche della sua totale e persino gioiosa accettazione di essa. Nell’esperienza di essere stata rifiutata da Dio, Madre Teresa si identificò sempre più con il suo Sposo Crocifisso al momento del Suo supremo sacrificio sulla Croce. L’apparente assenza di Dio che sperimentava ora, ed il ricordo della Sua presenza che aveva provato in precedenza, la infiammarono di sete per Lui.

La sua “sete dolorosa” di Dio era talmente grande che ella poteva dire: “Nel corso di quest’anno ho avuto molte occasioni per saziare la sete che Gesù ha di amore, e di anime. È stato un anno colmo della passione di Cristo. Non so chi abbia maggiormente sete: Lui di me o io di Lui.” Perciò, l’accettazione di Madre Teresa di vivere nell’oscurità è stato il canale di grazia privilegiato per unirsi ed identificarsi con Gesù sulla Croce, per saziare la Sua dolorosa sete di amore e per le anime, e realizzare in questo modo lo scopo della sua vocazione.

4. La gioia – paradosso della luce


Una delle più significative caratteristiche della fede e dell’amore di Madre Teresa durante la sua dolorosa oscurità interiore era la profonda, costante gioia che sempre lei irradiava: non dovuta al temperamento o ad inclinazione naturale, ma frutto della grazia di Dio e del totale abbandono alla Sua volontà. Questo richiedeva uno sforzo consapevole e risoluto. Nei momenti più difficili il suo sorriso era ancora più luminoso.

Madre Teresa era determinata a diventare “un apostolo della gioia” e a diffondere la fragranza della gioia di Cristo ovunque lei andasse. Il suo amore per Dio era tale che lei non desiderava soltanto accettare la Croce, ma farlo con gioia. “Il mio secondo proposito [dei suoi esercizi spirituali] è quello di diventare un apostolo della gioia, di consolare il Cuore di Gesù mediante la gioia. Per favore, chieda a Maria di donarmi il Suo Cuore perché io possa più facilmente portare a compimento il Suo desiderio per me. Voglio sorridere persino a Gesù, così da nascondere anche a Lui, se è possibile, la sofferenza e l’oscurità della mia anima”. Decise di sorridere a Gesù ogni qualvolta Lui prendesse qualcosa da lei. “In cambio io Gli dono un grande sorriso. Grazie a Dio, Egli si china per prendere da me qualcosa ancora”.

Benché il desiderio di Madre Teresa di “nascondere il dolore anche a Gesù” fosse certamente impensabile, lei riuscì molto bene a non lasciarlo trapelare agli altri, nemmeno alle persone a lei più vicine. “Qualche volta il dolore è cosi intenso da sembrarmi che ogni cosa si spezzi in me. Il sorriso è come un grande mantello che copre una moltitudine di sofferenze.” Il suo amore disinteressato irradiava “il Suo amore, la Sua presenza, la Sua compassione” ed un semplice sorriso era uno dei modi preferiti con cui lo manifestava.

Madre Teresa aveva il particolare dono di comunicare l’amore di Dio agli altri. Irradiava la gioia di amare Gesù anche in mezzo alle prove più grandi. Dopo averla incontrata anche soltanto per breve tempo, coloro che erano scoraggiati o disperati se ne andavano colmi di consolazione e di speranza. Scrisse alle consorelle: “Ricordatevi che la Passione di Cristo sfocia sempre nella gioia della Sua Risurrezione. Perciò, quando sentite nel vostro cuore le sofferenze di Cristo, ricordate che deve venire la Risurrezione, che deve sorgere la gioia della Pasqua. Non permettete che nulla vi riempia così tanto di sofferenza da farvi dimenticare la gioia del Cristo Risorto.”

Conclusione

Nel mondo di oggi, Madre Teresa è divenuta un segno dell’amore di Dio. Attraverso di lei Dio ha parlato al cuore di tutti del Suo intenso amore, della Sua sete per l’umanità e del Suo desiderio di essere anch’Egli amato. Questa breve presentazione ha voluto svelare solo alcuni degli aspetti nascosti che furono all’origine della straordinaria influenza di Madre Teresa nel mondo. Il suo voto del 1942 mostra un grandissimo amore per Dio e uno stato di totale abbandono a qualsiasi cosa Lui volesse; preparò la strada per la sua chiamata del 1946, quando Gesù le chiese direttamente di saziare la Sua sete di amore e per le anime, portando Lui ai poveri ed essi a Lui. Madre Teresa abbracciò con tutto il suo cuore e con gioia la nuova vocazione. Solo alcune persone ebbero un indizio di quella dolorosa oscurità interiore che lei accettò di buon grado, per amore verso Dio e verso le innumerevoli persone che toccò con la sua compassione. Queste tre caratteristiche della vita spirituale di Madre Teresa – il suo voto di non rifiutare nulla a Dio, le esperienze mistiche al tempo dell’Ispirazione, e la continua oscurità spirituale – rivelano la profondità di una santità precedentemente sconosciuta e la situano tra i grandi mistici della Chiesa.

[1] Vedi: “L’anima di Madre Teresa: Aspetti nascosti della sua vita interiore. (Parte 1).”

[2] Vedi: “L’anima di Madre Teresa: Aspetti nascosti della sua vita interiore. (Parte 1)”

[3] Mt. 27:46.

[4] Jn. 19:28.

[5] In riferimento al versetto dello Stabat Mater, la preghiera a Maria sotto la Croce.

http://diariodibordo.altervista.org/Madre%20Teresa/Madre11.htm

3)

Intervista con P. Brian Kolodiejchuk, M.C., Postulatore


Durante il processo di beatificazione sono emersi aspetti sconosciuti della vita interiore di Madre Teresa. Tra questi il più sorprendente è l’esperienza di oscurità che ha segnato 50 anni della sua esistenza. Lei , che si era donata totalmente a Gesù , ha vissuto tutti i dubbi che travagliano la coscienza degli uomini del nostro tempo, sperimentando la percezione dell’assenza di Dio e affrontando perfino la tentazione del pensiero che Dio non esista. Nonostante questa esperienza sta per essere annoverata tra i beati. Qual è allora la differenza tra i dubbi sull’esistenza di Dio di tanti uomini e l’esperienza vissuta da Madre Teresa?

Penso che la chiave di tutta la vita della Madre – in ogni aspetto, compreso anche il periodo dell’oscurità – sia nel fatto che era una donna appassionatamente innamorata di Gesù. Lei stessa ha scritto che, fin da quando era bambina, Gesù è stato il suo primo ed unico amore. Come tutte le persone innamorate che desiderano e cercano una profonda unione con l’amato, così anche Madre Teresa ha desiderato un’unione completa con Gesù, non soltanto con il cuore ma anche con la volontà. Per questo non si può capire l’esperienza di oscurità vissuta dalla Madre se non si considerano insieme altri due momenti fondamentali della sua vita spirituale: il voto di non negare nulla a Gesù, formulato nel 1942, e le locuzioni interiori del 1946, che hanno rappresentato il momento in cui Gesù si è donato alla Madre. C’è una grande differenza tra il pensare, durante una preghiera o una meditazione, che Gesù chieda di fare questo o quello e dire invece : “ho sentito in modo chiaro la voce di Gesù”. Con Lui Madre Teresa ha avuto un vero dialogo, ha posto le sue obiezioni a quello che le veniva chiesto e più volte Gesù, insistendo, ha fatto riferimento proprio al voto che la Madre aveva formulato: “Rifiuterai di fare questo per me?”. E’ stata una esperienza di unione così forte da segnarla per sempre.

Anche l’esperienza dell’abbandono, dell’assenza dell’Amato, deve essere stata molto forte se Madre Teresa confessa nei suoi scritti di avere a volte il dubbio che Dio non esista. Ha vissuto anche la tentazione di ribellarsi ?

Sì, è stata così forte che la Madre è stata più volte sul punto di dire no, di cedere nella sua volontà di offrire tutto a Gesù, anche la sua sofferenza, la sua lotta interiore, ma lei stessa ha scritto che pensando al voto che aveva fatto, si era subito ripresa. Nelle stesse righe c’è la tentazione (“a volte penso che Dio non esista”) e la preghiera di perdonarla (“perdona Gesù la mia blasfemia ”).Qui c’è la differenza con una persona che ha veramente dubbi e niente più che dubbi : in lei c’era l’oscurità, la sensazione di essere abbandonata, di non essere amata, ma anche e sempre il desiderio di essere unita a Gesù, “di amarLo come non è mai stato amato prima”. E la lontananza era percepita in modo così doloroso proprio perché era così forte il desiderio. L’amore che provava per Gesù ha “armato” la sua volontà ed anche nei momenti più difficili, di aridità totale, di quasi insensibilità dell’anima, ha piegato le ginocchia e pregato anche se la preghiera le appariva solo una ripetizione meccanica. E’ stata invece “l’ancora” che l’ha tenuta dentro l’amore di Cristo. Negli anni questa esperienza l’ha purificata e l’oscurità è diventata una condivisione consapevole dell’abbandono e dell’angoscia vissute da Gesù sulla Croce e insieme una immedesimazione ancora più profonda nella condizione dei suoi poveri. Si può dire che della sua vocazione ha fatto parte non soltanto il servire i poveri e l’essere lei stessa povera, ma anche la condivisione di ciò che prova chi e’ povero: la desolazione, la solitudine, il sentirsi rifiutati e non amati.

Questi sentimenti non appartengono esclusivamente ai poveri. Sono anche parte costitutiva di quel disagio esistenziale così diffuso nel nostro tempo.

Per la Madre la povertà non era soltanto materiale, ma anche spirituale. Quando veniva una persona, a Calcutta o in altri luoghi, e diceva di voler incontrare Madre Teresa, né le suore né la Madre si informavano sulla sua condizione, se era povera o quanti soldi aveva. In quel momento quella persona, come tutti gli altri che bussavano alla sua porta, era Gesù ed aveva bisogno di una parola, una consolazione di Dio, un messaggio di amore attraverso la Madre. Le persone hanno visto in questa donna la presenza di Gesù, che lei non sentiva, ma che c’era. E tutto il mondo veniva dalla Madre.

Madre Teresa viene spesso associata a padre Pio da Pietrelcina, il frate delle stimmate che il Papa ha proclamato santo quest’anno. Comune ad entrambi è la forte attrazione che hanno suscitato nelle persone ed una fama di santità diffusa e popolare. Che cosa invece li differenzia?

Padre Pio faceva delle cose straordinarie, aveva visibili sulla mano le stimmate che lo associavano alla Passione di Cristo sulla Croce, operava miracoli, poteva trovarsi contemporaneamente in luoghi diversi. Il misticismo della Madre è invece ordinario. La povertà ha segnato tutta la sua vita e le stimmate le ha portate impresse nell’anima, nascoste a tutti, condividendo l’angoscia di Gesù nell’orto del Getsemani ma anche il Suo arrendersi alla volontà del Padre (“sia fatta non la mia, ma la tua volontà”). In questo senso ha sperimentato anche la malattia dello spirito che contraddistingue il mondo contemporaneo e ne ha portato il peso. Il suo amore e il suo servizio ai più poveri fra i poveri sono stati sotto gli occhi di tutti. Non sapevamo fino a che punto avesse condiviso e servito anche la povertà spirituale di tanti uomini. Credo che Madre Teresa abbia in qualche modo rinnovato il concetto di santità, non perché le sia accaduto qualcosa di diverso da altri santi (la notte oscura dell’anima non è certo una novità), ma perché ha riproposto con forza che la santità non si misura dal grado di perfezione umana, ma dalla capacità di restare aggrappati all’amore di Gesù Cristo, accettando la croce della propria povertà. Madre Teresa ricorda al mondo intero che i santi sono uomini e donne come tutti gli altri e che la santità è accessibile a tutti. Come lei stessa diceva “la santità non è un lusso per pochi, ma un semplice dovere per te e per me”. Ed è anche la strada che Madre Teresa ha riaperto per gli uomini e le donne dei nostri tempi.

Voi che avete vissuto accanto a lei non avete davvero mai immaginato che cosa si nascondeva nella sua anima?

Mai, e’ stata una sorpresa per tutti leggere le sue lettere. Del resto già negli anni 50 Madre Teresa aveva scritto: “Il mio secondo proposito è quello di diventare un’apostola della gioia, di consolare il Cuore di Gesù mediante la gioia. Per favore, chieda a Maria di donarmi il Suo Cuore perché io possa più facilmente portare a compimento il Suo desiderio per me. Voglio sorridere persino a Gesù, così da nascondere anche a Lui, se è possibile, la sofferenza e l’oscurità della mia anima.” Tutti guardavano la sua gioia e il suo sorriso. La Madre ha portato da sola la sua croce come sa fare chi è veramente “madre” e non pone sulle spalle dei suoi figli il peso delle sue sofferenze e delle sue preoccupazioni. E’ un buon esempio della profondità che la sua semplicità nascondeva.


http://diariodibordo.altervista.org/Madre%20Teresa/Madre2.htm