Macchine da cucire invece di mattoni: la Chiesa libera le donne-schiave

Politiche per la donna

Cucire invece di fabbricare mattoni: è questa la via per strappare migliaia di donne pakistane dalla situazione di schiavitù in cui vivono lavorando negli essiccatoi edilizi in Pakistan.

Nei giorni scorsi Margaret Piara, responsabile dell’ong Milap, ha consegnato le prime 2 macchine da cucire a donne impiegate nelle fornaci di Kasur (50 km a sud di Lahore, al confine con l’India): “Imparando a cucire potrete costruirvi un futuro ed essere rispettate” ha detto Piara alle presenti. “Quando farete lavori di qualità, potrete vendere i vostri prodotti a Lahore e così guadagnare qualcosa”.

La condizione delle donne e dei bambini che lavorano negli essiccatoi pakistani è drammatica, ai limiti della schiavitù: si lavora 15 ore al giorno, comprese donne e bambini; i salari sono miseri (una famiglia di 6 persone guadagna 3 dollari al giorno), le condizioni igieniche sono pessime. Il lavoro nei forni produce gravi malattie come polmoniti, asma e allergie agli occhi e alla pelle. Spesso i dipendenti delle fornaci sono tenuti in condizioni di schiavitù dai padroni che li tengono legati con catene ai posti di lavoro. Per questo la Chiesa si è impegnata a proporre alternative a questa tragica situazione, che colpisce gli strati più deboli della popolazione. Proprio a Kasur nei giorni scorsi Milap, ente legato alla chiesa, ha aperto il suo 3° centro per l’apprendimento di “taglio e cucito”. Gli altri 2 erano stati aperti nei mesi scorsi a Latifpura e a Gandansinghwala.

Intervenendo all’inaugurazione un responsabile di Milap, Joseph Javed, ha invitato le donne che lavorano negli essiccatoi ad essere coscienti che “Dio non vi vuole schiave. Non dovete credere che sia vostro destino passare tutto il giorno a fare mattoni: si può cambiare”. Un catechista, Hanif Nisar, ha portato la sua testimonianza: figlio di un lavoratore in fornace, lui stesso impegnatovi da bambino, in seguito è andato a scuola e poi è diventato catechista. Nisar ha raccontato la sua vicenda di “liberazione” nel libro Miti key musafars (Viaggiatori di fango), pubblicato di recente.

Le responsabili del centro di Kasur, Zarina e A’Rakhi, hanno ringraziato Milap per il dono delle 2 macchine da cucire, dicendo che “da adesso lavoreremo di giorno alla fornace e di sera impareremo a cucire”. Padre Inayat Bernard, parroco a Kasur, ha sottolineato come il centro di taglio e cucito può essere un luogo importante per coscientizzare i cristiani che lavorano nelle fornaci della zona.

In Pakistan le persone impiegate negli essiccatoi edilizi sono circa 9 milioni.

da AsiaNews, 15 dicembre 2004

http://www.asianews.it/view.php?l=it&art=2123