L’uomo va rispettato in ogni momento della vita

Vita: politiche di bioetica

 RADIO VATICANA-Radiogiornale / IL PAPA E LA SANTA SEDE, 21 febbraio 2005


L’uomo va rispettato in ogni momento della vita e in qualsiasi condizione di salute a prescindere dalla sua efficienza: lo scrive il Papa in una lettera a mons. Sgreccia in occasione di un Congresso a 10 anni dall’ enciclica Evangelium Vitae.





Ogni uomo, in quanto creato a immagine e somiglianza di Dio, va riconosciuto e rispettato in ogni momento della vita e in qualsiasi condizione di salute, infermità o disabilità a prescindere dalla sua efficienza o dalla sua capacità di intendere e di volere. E’ quanto scrive Giovanni Paolo II in una lettera inviata a mons. Elio Sgreccia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita che, a 10 anni dalla enciclica Evangelium Vitae, ha aperto oggi la sua 11a Assemblea generale sul tema: “Qualità di vita ed etica della salute”.


Il servizio di Sergio Centofanti.


Il Papa rileva che ai giorni nostri l’espressione “qualità di vita” viene sempre più interpretata “come efficienza economica, consumismo disordinato, bellezza e godibilità della vita fisica, trascurando le dimensioni più profonde relazionali, spirituali e religiose dell’esistenza”. Infatti, “sotto la spinta della società del benessere, si sta favorendo una nozione di qualità di vita che è, al tempo stesso, riduttiva e selettiva: essa consisterebbe nella capacità di godere e di sperimentare piacere, o anche nella capacità di autocoscienza e di partecipazione alla vita sociale. In conseguenza, è negata ogni qualità di vita agli esseri umani non ancora o non più capaci di intendere e di volere, oppure a coloro che non sono più in grado di godere la vita come sensazione e relazione”. “Si deve – invece, osserva Giovanni Paolo II – innanzitutto riconoscere la qualità essenziale che distingue ogni creatura umana per il fatto di essere creata a immagine e somiglianza del Creatore stesso… Questo livello di dignità e di qualità … è costitutivo dell’essere umano, permane in ogni momento della vita, dal primo istante del concepimento fino alla morte naturale, e si attua in pienezza nella dimensione della vita eterna. L’uomo va dunque riconosciuto e rispettato in qualsiasi condizione di salute, di infermità o di disabilità”.


Esiste poi – scrive il Papa – “un secondo livello di qualità della vita” che la società deve promuovere e riguarda “tutte le dimensioni della persona – la dimensione corporea, quella psicologica, quella spirituale e quella morale”: queste dimensioni vanno promosse in armonia e devono essere riconosciute “a tutti gli uomini anche a quelli che vivono in Paesi in via di sviluppo. Uguale è infatti la dignità degli esseri umani, a qualunque società appartengano”. Così anche il concetto di salute – prosegue il Pontefice – è oggi spesso distorto. La salute infatti va certamente considerata come “uno dei beni più importanti”, ma “non è un bene assoluto: non lo è – sostiene il Papa – soprattutto quando viene intesa come semplice benessere fisico, mitizzato fino a … trascurare beni superiori, accampando ragioni di salute persino nel rifiuto della vita nascente”.


Il Papa sottolinea poi che ogni persona ha una grave responsabilità “sulla salute propria e su quella di chi non ha raggiunto la maturità o non ha più la capacità di gestire se stesso”. “Di quante malattie – esclama Giovanni Paolo II – i singoli sono spesso responsabili per sé e per gli altri! Pensiamo alla diffusione dell’alcolismo, della tossico-dipendenza e dell’AIDS. Quanta energia di vita e quante vite di giovani potrebbero essere risparmiate e mantenute in salute se la responsabilità morale di ciascuno sapesse promuovere di più la prevenzione e la conservazione di quel prezioso bene che è la salute!”. D’altra parte – rileva il Pontefice “l’umanità di oggi si presenta, in vaste zone del mondo, vittima del benessere che essa stessa ha creato e, in altre parti molto più vaste, vittima di malattie diffuse e devastanti, la cui virulenza deriva dalla miseria e dal degrado ambientale”. Curare e prevenire le malattie – conclude Giovanni Paolo II – “è un dovere di solidarietà che non esclude nessuno” proprio “in omaggio alla dignità della persona e all’importanza del bene della salute”.