L’ultima crociata dell’occidente contro se stesso

I diversi islam

E la Crociata è contro i cristiani


Dopo il Codice da Vinci, arriva un altro grande falso storico.
L’ultimo film di Ridley Scott: una vera e propria dichiarazione di guerra alle nostre già calpestate radici cristiane…



di Renato Farina

Qui racconteremo l’ultima crociata (o mezzalunata, fate voi) dell’Occidente malato contro se stesso. Comincia venerdì, e non sappiamo quanti danni farà. Non ce la prendiamo più di tanto, perché piove sul bagnato. Non si tratta di uno sbarco di armigeri. Anzi si tratta proprio di questo: ma solo in un film. Un film che è un atto di guerra vero e proprio contro le nostre povere radici cristiane, polverizzate, trattate come un concime di sventura. Come diceva papa Ratzinger? Ah sì: la dittatura del relativismo. Sarebbe una didascalia perfetta per quest’opera gigantesca. Ecco la cronaca da locandina cinematografica. Uscirà venerdì in tutto il mondo. È uno spettacolo grandioso costato 150 milioni di dollari; e probabilmente ne incasserà il triplo o il quadruplo. Si chiama «Le crociate». Il regista è Ridley Scott, lo sceneggiatore William Monahan. Gli attori più importanti sono Orlando Bloom, nella parte di Baliano, il protagonista. Eva Green fa la bellissima e lentigginosa regina Sibylla. C’è anche Saladino, interpretato stupendamente da Ghassan Massoud. L’ho visto in anteprima ieri. La trama In Francia, intorno al 1185, vive il maniscalco Baliano. Si capisce subito chi sono i cattivi. Un prete fa tagliare la testa al cadavere della moglie suicida di Baliano, non contento le porta via la croce d’oro dal collo. Secondo voi che farà il marito? Brucia vivo il prete, e noi tifiamo perché soffra di più. Dopo di che il maniscalco si aggrega a un gruppo di crociati che vanno a Gerusalemme. Tra essi c’è il barone Goffredo di Ibelin, che si rivelerà subito come suo padre. Goffredo è custode del regno latino di Gerusalemme. Un luogo dove vivono in perfetta fusione, sotto re Baldovino, cristiani e musulmani. Vero. Fino a quando arriverà Saladino. Ma qui la storia è capovolta. Saladino è come Bolivar: el libertador. Ma non anticipiamo il finale. Baliano è fatto cavaliere. Giura di essere intrepido, di dire la verità e di proteggere gli indifesi. A questo crede e crederà sempre. Un credo laico, anzi ateo, un ateismo da pensiero debole. Come mai non crede più? Sul Calvario, Dio non gli parla. Si immaginava che il Signore gli sussurrasse qualcosa. Niente. Un prete ospedaliero, un Cavaliere di San Giovanni, l’unica figura cristiana positiva del film, gli spiega che le religioni fanno tutte quante schifo. Uccidono l’uomo. Dio è questo: la nostra coscienza che dice: «Fà la cosa giusta», come la canzone di Er Piotta. A Gerusalemme ci sono gli uomini più cattivi visti mai in circolazione: i Cavalieri templari. Mentre Baldovino, il re lebbroso opera per la pace e la concordia, ci sono i Cavalieri fondamentalisti. Il fondamentalismo apprendiamo che nasce da costoro. Non credono ovviamente in Dio, fanno finta, anche se gridano “Dio lo vuole”. In realtà pensano a depredare e alla gloria. Questo è possibilissimo. Conosciamo le miserie umane. Ma questi difetti invece sono assenti dalle parti di Saladino. Uomo di virtù appare come una specie di pacifista. Ha un esercito di 200mila guerrieri, ma è un caso, chissà perché li ha, visto che vuole la pace. Intanto i templari fanno morire il re e conquistano il trono con il delitto. La guerra diventa sicura. Al centro c’è la figura di un vescovo vestito di bianco, che continua a mangiare, e grida come un’aquila sciocchezze da pazzoide. I templari muovono alla guerra e sono fatti a pezzi. Lo spettatore è indotto a tifare con tutto il cuore per l’esercito delle scimitarre contro i crociati. Si capisce chi sono i buoni (gli islamici) e chi i cattivi (i cristiani). Nel film è proprio così. Nella storia non proprio. Una prova? Sentite cosa scrive Franco Cardini proprio in riferimento a quegli anni: «Molte fonti europee attribuiscono loro vizi e peccati: magia nera e sodomia, crudeltà e usura; per contro, i loro acerrimi avversari arabi ce ne hanno lasciato un quadro improntato spesso a simpatia, ad ammirazione, ad amicizia. Ascoltiamo il sensibile e raffinato emiro Usama: «Quando visitai Gerusalemme io solevo entrare nella moschea al-Aqsa, al cui fianco c’era un piccolo oratorio, di cui i Franchi avevan fatto una chiesa. Quando dunque entravo nella moschea al- Aqsa, dov’erano insediati i miei amici Templari, essi mi mettevano a disposizione quel piccolo oratorio per compiervi le mie preghiere ». Ma nel film sono mascalzoni, atei e spergiuri. Morti loro, tocca a Baliano, che comanda Gerusalemme, difenderla dal Saladino. L’eroe del film ha rifiutato il trono offertole da Sibylla perché rifugge dal potere e vuole la purezza assoluta. Egli sa che «Gerusalemme è niente». Non gli importa delle religioni. «I profeti Gesù e Maometto sono assenti». Difende il popolo. Macchine leonardesche E qui assistiamo a grandiose scene di battaglia. Baliano inventa macchine leonardesche che fermano Saladino. Il quale offre la salvezza in cambio della resa. Il vescovo di Gerusalemme propone per scamparla: «Convertiamoci all’Islam, poi ci pentiamo ». Baliano commenta: «Ho imparato da voi cos’è la religione». Cioè pura violenza, inganno, e aggiungete qualsiasi parola ignominiosa. (Naturalmente non andò proprio così. Secondo un’usanza ben nota, il Saraceno concesse la libertà in cambio di congruo riscatto. Chi non aveva denari fu fatto schiavo. Fu semmail il fratello di Saladinio, Al-Adil, a liberare mille cristiani). Abbandonata Gerusalemme, Baliano e Sibylla tornano in Francia. Saladino mostra la tolleranza dell’Islam tirando su da terra un crocefisso d’oro e risistemandolo su un altare, mentre nella cristianità si invoca l’uccisione dei saraceni. L’ultima immagine mostra i due piccioncini raccogliere un ramo di pesco o di albicocco in fiore e rifiutare di seguire Re Riccardo. Fecero bene. Ovvio. Ma il significato di questa gigantesca panzana epica e storica è così chiaro da far spavento. Se vogliamo salvarci dobbiamo rinunciare alla fede cristiana. Baliano difende i valori del mondo cavalleresco: difendere le vedove e gli orfani, morire per questo anche combattendo. Ma non sono proprio questi i valori nati dal cristianesimo? Come possono star su da soli, se si crede solo ai propri dubbi? Sarà un successo. Anche furbesco. Nel film è stata tagliata una scena, dov’era proprio il Papa ad essere il più bestiale di tutti. Nella sceneggiatura c’è questa nota: il Papa deve avere la faccia del Padrino. Poi però, forse vista la popolarità dei Papi di questi tempi, si è soprasseduto. Che pena. Questo è il modo con cui l’Occidente continua il suo paziente lavoro per disintegrarsi. Dico l’Occidente, ma bisognerebbe dire l’umanità in generale. E dire che ci sono musiche religiose bellissime, canzoni medievali stupefacenti nel film. Da qualche civiltà devono essere pur nate. Ci vorrebbe un altro film.



Libero 5 maggio 2005