Loreto: l’Ikea pronta a espropriare terreni della Santa Casa

La cappa ideologica

L’ Ikea sfida il Papa e apre a Loreto
Contenzioso fra la Santa Casa di Loreto e l’Ikea, la multinazionale svedese dei mobili che vuole aprire una sede all’ombra della Santa Casa dopo averne espropriato il terreno…

Che si fa questa domenica? Mah, magari un salto alla basilica della Santa Casa. E poi subito giù, all’Ikea. Dialogo surreale ma non troppo, perché a Loreto, nelle Marche, tra qualche mese la gente potrebbe realmente scambiarsi frasi simili. Dipende da come finirà il contenzioso fra la Santa Casa di Loreto e l’Ikea, la multinazionale svedese dei mobili. Una battaglia combattuta a colpi di Concordato. Per capire bene i termini della questione, ricordiamo che la Santa Casa di Loreto è la stessa Camera in muratura della Madonna che era a Nazareth, in Galilea, nella quale Maria nacque, fu educata e ricevette l’annuncio angelico. Secondo un’antica tradizione, essa fu trasportata in volo dagli angeli da Nazareth a Loreto. La ricerca storica degli ultimi decenni ha accumulato convincenti riscontri per affermare che la Santa Casa di Loreto è stata trasportata per nave, al tempo delle crociate. Si capisce che il luogo è di grande importanza per la fede cattolica, tanto è vero che il santuario è tra le principali mete di pellegrinaggi nel mondo. E certo non può far piacere alle autorità ecclesiastiche che proprio all’ombra del santuario sorga un tempio del moderno idolo pagano dello shopping. Così il Tar delle Marche discuterà nell’udienza del 24 gennaio l’istanza di sospensiva avanzata dai legali della Delegazione pontificia per il Santuario della Santa Casa di Loreto contro l’ accordo di programma e altri atti relativi all’esproprio di cinque porzioni di terreno di proprietà della Santa Casa, vicine all’area dell’ex Farfisa, dove dovrebbe sorgere una nuova sede dell’Ikea. Il ricorso è stato depositato ieri. Gli avvocati della Delegazione, Giorgio Baldini e Maria Giuseppina Vita, contestano tutti gli atti funzionali all’esproprio – comprendenti l’accordo di programma firmato il 27 ottobre scorso dai Comuni di Camerano, Ancona, Castelfidardo, Numana e Provincia di Ancona e anche una variante parziale del Prg di Camerano – di «immobili che costituiscono parte integrante del suo ( Santa Sede ndr) territorio e quindi di uno Stato estero». Questo, secondo il ricorso, violerebbe il diritto internazionale. In particolare, l’articolo 27 della legge esecutiva del Concordato del 1929 tra Italia e Santa Sede, che assegnò l’amministrazione della Santa Casa di Loreto – con annesse opere, pertinenze e terreni – alla Città del Vaticano e per suo conto alla Delegazione pontificia per il santuario, rappresentata dall’arcivescovo Giovanni Danzi. Oltre a chiedere l’annullamento definitivo degli atti che porteranno all’esproprio, i ricorrenti chiedono che essi vengano comunque sospesi, in attesa di vedere come finiranno le cose giudiziariamente. Il braccio di ferro si preannuncia serrato, anche perché probabilmente la Provincia di Ancona si costituirà come parte ” resistente” – insomma si opporrà al ricorso – ma anche i Comuni interessati potrebbero scegliere di scendere in campo sotto gli stendardi dell’Ikea.


di Caterina Maniaci
Libero 12 gennaio 05