Lo studio della “boietica” e della biogiuridica, una necessità (II)

Vita: politiche di bioetica

Intervista alla dottoressa María Dolores Vila-Coro (seconda parte)


MADRID, mercoledì, 16 febbraio 2005 (ZENIT.org).- Pubblichiamo la seconda parte di una intervista rilasciata a ZENIT, nella quale la dottoressa María Dolores Vila-Coro, Direttrice della cattedra dell’UNESCO di bioetica e biogiuridica, evidenzia i motivi della necessità attuale di uno studio su queste discipline.

La prima parte dell’intervista è stata pubblicata il 15 febbraio.


La Dichiarazione universale sul genoma umano e i diritti dell’uomo, all’articolo 2, afferma che ogni individuo ha il diritto ad essere rispettato nella sua dignità e nei suoi diritti. Perché esiste il luogo comune secondo cui in bioetica tutto sarebbe opinabile?


Dott.ssa Vila-Coro: Le opinioni sono rispettabili in quanto tali. Il problema sorge quando si vuole fare delle opinioni un criterio di certezza; quando non si vuole ammettere che esistono leggi che devono essere rispettate perché si pongono al di sopra della volontà degli uomini; che, detto per inciso, i greci avevano già scoperto più di due mila anni fa.


Le leggi morali sono comuni a tutti i popoli della Terra: in ogni cultura, uccidere, rubare e mentire sono delitti che sono stati messi al bando; le culture che non le rispettano si degradano e in esse finisce per dominare il “si salvi chi può”.


Attualmente sta emergendo un relativismo che influisce su tutti gli ambiti della società e che ha contaminato anche certe correnti della bioetica. Alcuni autori affermano che le leggi della morale dipendono dalla coscienza di ognuno e da ciò deducono che esistono tante morali. In una parola, una morale a gusto del consumatore: “Io decido ciò che è bene o male per me”, che è come dire “io decido ciò che è bene o male per te”, perché se la mia coscienza mi dice che rubare non è un male, dovrai stare bene attento che il tuo portafoglio non mi stia a portata di mano.


Se non ci fossero verità oggettive, se non esistessero dei punti di vista comuni per i ricercatori, come sarebbe possibile l’esistenza della scienza? E come sarebbe possibile promulgare leggi che non avessero come riferimento valori e principi che tutti comprendono e condividono? Se ognuno si facesse guidare dalla propria coscienza vivremmo in un caos in cui sarebbe impossibile convivere.


Un esempio può aiutare a chiarire questa questione. Una filosofia, il cui nome non ci interessa in questo contesto, che si dedica alla bioetica, è giunta a proporre l’adozione di una “etica dei minimi”: un complesso di norme morali che tutti siano disposti ad osservare. Questo significa, né più né meno, uscire fuori dalla filosofia, e in concreto dall’etica, per invadere il campo del diritto.


Ciò che questa filosofia propone è ciò che avviene nei Parlamenti, quando i partiti al potere non hanno la maggioranza e si vedono costretti a negoziare con altri partiti per poter promulgare leggi che tutti siano disposti ad osservare. Ma questo è inammissibile nel caso dell’etica perché l’osservanza di una legge morale dipende sì dalla mia coscienza, ma non posso disporre a mio piacimento su ciò che è bene e ciò che è male.


Eloquente, in questo senso, è il caso dell’aborto. Per “A” la vita umana deve essere rispettata sin dal momento del concepimento. Ma siccome “A” non ha la maggioranza assoluta, deve fare concessioni a “B” che vuole un aborto libero. Il fatto che “B” rivendichi la totale depenalizzazione non vuol dire che l’aborto non sia moralmente da rigettare. Significa che le norme morali possono essere accolte o respinte (proprio in questo senso l’essere umano è libero), ma significa anche che sebbene non le si voglia osservare, le norme morali continuano ad essere vigenti.


Siccome tuttavia il legislatore “A” deve prendere una decisione, non potrà fare altro che trattare con “B” i termini e le condizioni per adottare, alla fine, una legge dei minimi. I giuristi conoscono bene la differenza tra la violazione di una norma e la sua deroga: la prima dipende dalla coscienza del cittadino, la seconda dalla volontà del legislatore.


Scienza, diritto e filosofia sono ambiti direttamente implicati nelle questioni di bioetica. Queste tre discipline dialogano in modo sufficiente per affrontare le sfide che oggi vengono poste da questioni come la manipolazione genetica, le nuove forme dell’eugenetica, l’eutanasia, l’aborto, la cura del malato cronico o terminale, ecc.?


Dott.ssa Vila-Coro: Mi fa piacere che mi rivolga questa domanda perché si tratta forse di una delle chiavi del successo che stiamo ottenendo con i nostri corsi. Per quanto riguarda la bioetica, osserviamo un’enorme confusione concettuale. Purtroppo constatiamo che anche professionisti di grande prestigio, che hanno raggiunto la massima autorevolezza nelle discipline relative alla propria specializzazione, commettono errori che in altre materie vengono considerati elementari.


Questo si deve al fatto che la nostra giovane scienza è multidisciplinare, e chi ha delle carenze formative nelle scienze fondamentali per capire cosa sono le impronte genetiche, la terapia genetica, la clonazione…; chi non ha acquisito nozioni di antropologia, metafisica e etica… e ignora i concetti giuridici di base, le leggi e i diritti fondamentali…, non può essere in grado neanche di formulare opinioni coerenti e tanto meno criteri rigorosi. Ma purtroppo emergono molto spesso gravi errori nei mezzi di comunicazione, negli articoli, in conferenze e scritti di molti illustri scienziati, filosofi e giuristi, altamente considerati e rispettati nelle rispettive discipline oggetto della loro vita professionale.


L’alunno che abbia seguito con interesse un programma come quello nostro avrà acquisito una completa formazione sulle basi della bioetica che gli permetterà non solo di pensare in modo rigoroso, ma anche di esprimere opinioni con cognizione di causa.


Quali sono le fondamenta che orientano la formazione impartita da questa Cattedra?


Dott.ssa Vila-Coro: La formazione che diamo si basa sulle fondamenta di ogni disciplina, applicando i principi e le norme che le sono propri. Nel campo scientifico cerchiamo di conoscere la realtà delle cose così come sono. La ricerca scientifica non è, dal punto di vista giuridico, né censurabile, né morale: non si deve porre alcun limite al progresso perché questo non è indesiderabile; al contrario, è un’attività encomiabile. La ricerca della conoscenza della verità è la realizzazione di un valore. È invece l’applicazione delle scoperte scientifiche agli esseri umani che può essere in alcuni casi contestabile.


La filosofia, attraverso la riflessione, alla luce dei valori e dei principi morali, ci dà le chiavi di interpretazione dei dati empirici che la scienza ci propone. Avremo così la certezza di operare in modo giusto, sempre che la nostra azione vada in favore della vita, di una vita più umana; che rispetti la dignità della persona e i diritti che le sono propri; che favorisca la realizzazione dei valori in grado di rendere gli uomini – e la società tutta – più felici, in pace con se stessi e con l’ordine naturale.


Il discorso bioetico risulta insufficiente per dare risposta alla problematica posta dai progressi scientifici. È nata per questo la biogiuridica, che si occupa della preparazione e dello studio delle nuove leggi e della verifica su quelle vigenti, per assicurare che queste siano debitamente fondate sulla dignità dell’uomo e sul rispetto e la tutela dei diritti umanai. Questa scienza si propone di porre limiti giuridici all’applicazione della ricerca sugli esseri umani, sulla base della morale. Occorre tenere presente che le leggi, per essere norme autentiche, devono fondarsi su valori morali.


Il diritto pone le condizioni giuridiche idonee a consentire che i rapporti interpersonali possano svolgersi in un contesto di ordine e di giustizia. Sulla base di questa impostazione oggettiva, vengono coltivati i valori spirituali per i quali ogni essere umano può sviluppare le proprie potenzialità e raggiungere la propria realizzazione personale. Il diritto, naturalmente, dovrà poi imporre quelle sanzioni, ove necessarie, che contribuiscano a favorire il compimento delle finalità proprie di ogni norma giuridica.


[Per maggiori informazioni: www.catedrabioetica.com]



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