Lo studio della “bioetica” e della “biogiuridica”, una necessità (I)

Vita: politiche di bioetica

 Intervista alla dottoressa María Dolores Vila-Coro (Prima parte)


MADRID, martedì, 15 febbraio 2005 (ZENIT.org).- L’applicazione del progresso scientifico all’essere umano, la cui dignità non poco spesso viene messa a rischio, ha fatto dello studio della bioetica una necessità e ha portato alla comparsa di una nuova disciplina, la biogiuridica.

È questa la sfida alla quale tenta di dare una riposta la cattedra dell’UNESCO in bioetica e biogiuridica, secondo quanto ha spiegato a ZENIT la sua direttrice, María Dolores Vila-Coro, laureata in filosofia, specializzata in giurisprudenza e professoressa di Bioetica.


Come è nata la cattedra di bioetica e biogiuridica dell’UNESCO?


Dott.ssa Vila-Coro: Il professor Federico Mayor Zaragoza, mentre era direttore dell’UNESCO, aveva creato un programma denominato UNITWIN, che coinvolgeva cattedre di diverse materie, per stabilire legami con Paesi in via di sviluppo, con la finalità di diffondere la cultura.


In quell’epoca appartenevo, e continuo ad appartenere, in qualità di osservatore, al Comitato internazionale di bioetica dell’UNSESCO (CIB), in rappresentanza della Sociedad Española de Biojurídica y Bioética. Questa Società aveva instaurato rapporti di collaborazione con l’Università UNIFÉ di Luma (Perù), che aveva, e continua ad avere, un Seminario Permanente di Bioetica, diretto dall’eminente giurista, la dottoressa Gabriela Aranibar. Già si rendeva evidente l’importanza che stava acquisendo la bioetica.


La società, perplessa di fronte all’applicazione del progresso scientifico all’essere umano e alle conseguenze che ne possono derivare per l’individuo e per tutto il genere umano, rivolgeva agli scienziati, ai filosofi e ai giuristi alcune domande: “Tutto ciò che è possibile scientificamente, lo è anche da un punto di vista dell’etica e del diritto? I progressi scientifici potranno essere anche progressi per l’uomo? L’uomo potrà essere ancora più umano?”. Si era resa evidente la necessità di stabilire degli orientamenti e delle linee guida al fine di garantire il rispetto, in ogni momento, della dignità umana e dei diritti della persona (come sancisce l’articolo 10 della Costituzione spagnola). Questo è l’impegno che ha motivato l’istituzione della cattedra UNESCO che ho l’onore di dirigere e che è la prima cattedra di biogiuridica al mondo e una delle tre esistenti di bioetica.


A chi è diretta principalmente la formazione da voi offerta?


Dott.ssa Vila-Coro: I nostri studi sono diretti in maggior misura agli studenti universitari del terzo anno, ovvero a quelli che si trovano a poter scegliere di iscriversi ai corsi specialistici: giuristi (avvocati difensori dei diritti dei cittadini, legislatori, giudici, ecc.), professionisti dei mezzi di comunicazione (che hanno bisogno di conoscere molto bene l’oggetto della loro informazione per le sue implicazioni sull’opinione pubblica), scienziati (ricercatori, medici, farmacisti, personale sanitario in generale), filosofi che vogliono conoscere la realtà biologica sulla quale inizieranno a svolgere le loro riflessioni, ecc.


Abbiamo intenzione di formare educatori, persone che svilupperanno le loro attività nelle università; nei comitati di ospedali o imprese dedicati alla ricerca biotecnologia, di scuole professionali… Abbiamo anche corsi intensivi per coloro che sono interessati ad ampliare le proprie conoscenze in queste materie, anche se non hanno titolo universitario.


Quali altri aspetti spiegano la necessità attuale di avere una cattedra con queste caratteristiche?


Dott.ssa Vila-Coro: Questa cattedra rappresenta la risposta ad un bisogno proprio della società di oggi – e ancor di più della comunità universitaria – di riunire le materie che costituiscono questo insegnamento multidisciplinare in uno studio di livello superiore. La differenza tra i dottorati e i “master” di bioetica è che il prestigio di questi ultimi è legato a quello proprio dell’istituto che li organizza. Il titolo di dottore, invece, conferisce la massima dignità accademica e un riconoscimento su tutto il territorio nazionale.


Per ottenere il Diploma di studi avanzati (DEA) abbiamo goduto, sin dal primo momento, della fiducia della prestigiosa Università San Pablo (CEU), che ha compreso subito il grande interesse del nostro dottorato, conferendoci il riconoscimento dei nostri studi. Con il DEA, l’alunno acquisisce l’idoneità alla ricerca. A partire da quel momento già può elaborare la sua tesi di dottorato, che può essere registrata e presentata in qualunque università spagnola, e con la successiva approvazione ottiene il titolo di dottore.


D’altra parte, la cattedra dell’UNESCO, della quale è titolare la Sociedad Española de Biojurídica y Bioética, gemellata con la UNIFE, gode di una finestra sul mondo iberoamericano. Questa felice circostanza ci permette di tenerci aggiornati e di conoscere appieno i canali attraverso i quali transita la bioetica nei Paesi di lingua ispanico-lusitana.


La conoscenza del loro diritto e della loro giurisprudenza, delle correnti di opinione, dei comitati e degli organismi dedicati a questa disciplina, è importante per creare, attraverso lo studio riflessivo e multidisciplinare del panorama iberoamericano, un vero “corpus” bioetico.


Alcuni mesi fa abbiamo firmato una convenzione, che prevede anche un riconoscimento del titolo, con la giovane e vivace Università Rey Juan Carlos, che con il suo eminente rettore e i suoi entusiasti cattedratici e professori titolari, è disposta a rispondere alla sfida che la nuova disciplina scientifica pone alla comunità universitaria. La cattedra UNESCO saprà rendere onore alla fiducia che è stata riposta nelle nostre aule, formando dottori la cui competenza e professionalità sarà in grado di meritarsi un riconoscimento internazionale.


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