Lo sporco affare del Piano di Maputo

Cooperazione allo sviluppo

di Samantha Singson
per www.svipop.org

Recentemente i sostenitori dell’aborto hanno sbandierato un documento noto come Piano d’Azione di Maputo considerandolo una vittoria del loro lavoro in Africa per ottenere un diritto universale all’aborto. 

Il fatto è che mentre il Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione (UNFPA) e l’International Planned Parenthood Federation (IPPF, una ong multinazionale della contraccezione e dell’aborto) – veri artefici del Piano – parlano di un documento di consenso dell’Unione Africana (UA), la verità è molto diversa, come ha scoperto e rivelato il Catholic Family and Human Rights Institute (C-Fam,
una ong pro-life attiva all’ONU).

Infatti funzionari africani di alto livello hanno ammesso che i capi di Stato dell’UA non hanno mai approvato il documento e che UNFPA e altre ong collegate hanno spinto subdolamente e con l’inganno il documento attraverso diversi incontri dell’UA.

Discusso a una sessione speciale dell’UA nel settembre 2006, il Piano d’Azione di Maputo (“per l’attuazione delle Linee Guida continentali per i Diritti e la Salute Sessuale e Riproduttiva”) è un programma triennale non vincolante che invita gli stati membri dell’UA ad “applicare politiche e iniziative legislative per ridurre l’incidenza dell’aborto insicuro” e “preparare ed attuare piani nazionali di azione per ridurre l’incidenza di gravidanze indesiderate e aborto insicuro”.

Secondo fonti che hanno preso parte alla sessione speciale, diverse delegazioni hanno manifestato contrarietà agli obiettivi abortivi e agli indicatori contenuti nel Piano d’Azione e hanno dato la loro approvazione alla bozza soltanto a condizione che venisse tolto dal documento la parte relativa all’aborto. Malgrado il segretario dell’incontro avesse assicurato che tale cambiamento sarebbe stato apportato nella bozza finale del Piano di Azione, ciò non è mai avvenuto. Quando i delegati si sono resi conto più tardi che era rimasta la parte sull’aborto, diversi hanno protestato verso il segretariato dell’UA, accusato di aver “manipolato” gli stati membri.

Il Piano d’Azione di Maputo è stato quindi inserito nell’agenda del vertice dell’UA del gennaio 2007, tenutosi ad Addis Abeba (Etiopia). E’ stato discusso dai rappresentanti permanenti all’UA e dai ministri degli Esteri, ma non è stato presentato ai capi di Stato in seguito alla presa di posizione del presidente dell’Uganda che aveva annunciato un intervento contro il Piano stesso. Per cui i capi di Stato al vertice di Addis Abeba non hanno né discusso né approvato il Piano d’Azione di Maputo.

La delegazione ugandese è comunque intervenuta contro la parte “abortista” del Piano d’Azione, all’incontro ordinario dei ministri della Sanità dell’UA tenutosi a Johannesburg (Sud Africa) nel successivo aprile 2007. Fonti presenti al meeting hanno rivelato al C-Fam che il rappresentante ugandese è stato duramente ripreso dal segretario dell’incontro, secondo cui il Piano d’Azione non era in discussione in quanto già approvato dai capi di stato dell’Unione Africana, il che è chiaramente falso. Almeno altre sette delegazioni hanno preso posizione a fianco dell’Uganda.

La questione è che anche se il Piano d’Azione di Maputo non è vincolante e la sua legittimità come documento di consenso è altamente controversa, gli esperti sono certi che gli obiettivi e gli indicatori in tema di aborto saranno usati per aumentare la pressione sugli stati membri dell’UA per modificare le loro legislazioni sull’aborto. E saranno anche usati per misurare il “progresso” degli stati, prassi che è normalmente seguita quando le istituzioni internazionali devono valutare l’eleggibilità di un paese a ricevere assistenza finanziaria. Non a caso l’UNFPA ha già annunciato che userà il controverso documento per portare avanti i suoi obiettivi.