L’essere umano non può essere utilizzato come strumento di ricerca

Vita: politiche di bioetica

Intervista ad un medico circa la ricerca sulle cellule staminali embrionali. SAN PAOLO, martedì, 19 ottobre 2004 (ZENIT.org).- Secondo un medico e ricercatore, l’obiettivo del manifesto contro l’utilizzo di embrioni umani nella ricerca è “tutelare la dignità dell’essere umano”, perché “l’essere umano non può essere utilizzato come strumento di ricerca”.

A pochi giorni di distanza dall’approvazione in Brasile della legge sulla biosicurezza che ha dato il via libera alla ricerca sugli embrioni congelati, la professoressa Alice Teixeira Ferreira, di 62 anni, in questa intervista concessa alla rivista “Médico Repórter” discute la questione della ricerca sulle cellule staminali embrionali.

Alice Teixeira afferma nell’intervista che a suo avviso la liberalizzazione della ricerca con gli embrioni “è una breccia per far diventare legale l’aborto in Brasile”.

Mercoledì 20 ottobre, a Brasilia, gli 11 ministri costituenti il Supremo Tribunale Federale del Brasile discuteranno la loro posizione sulla liminare, concessa dal Ministro Marco Aurelio, e protocollata come azione ADPF 54 (Argumentação de Descumprimento De Preceito Constitucional) che permette provvisoriamente l’aborto dei bambini anencefalici in tutto il Brasile.

La dottoressa Teixeira ha studiato nell’Escola Paulista de Medicina ed è ricercatrice nell’area biomedica da 40 anni. Libera docente di Biofisica presso l’UNIFESP/EPM, da quindici anni svolge ricerca nel campo della Biologia Cellulare, cercando di chiarire i complessi meccanismi della segmentazione cellulare, che vanno dalla divisione/moltiplicazione alla morte cellulare.

E’ anche coordinatrice del Nucleo Interdisciplinare di Bioetica dell’UNIFESP e professoressa di Bioetica nel Corso Biomedico di questa Università.

Quali argomenti scientifici possono essere usati per difendere la posizione contraria all’utilizzo di embrioni nella ricerca sulle cellule staminali?

Prof.ssa Alice Teixeira Ferreira: Vari: a) per quanto riguarda l’unico lignaggio di cellule staminali embrionali umane (CSEU) ottenuto dal veterinario coreano Woo Hwang, non si è ancora riusciti a riprodurlo, come del resto non vi è riuscito nemmeno lo stesso ricercatore; è sorto per caso.

Questo lignaggio è stato ottenuto da 30 embrioni umani attraverso il trasferimento nucleare dei nuclei delle cellule dell’ovaia agli oltre 200 ovuli delle rispettive donatrici. Ovviamente è stato necessario sopprimere questi 30 embrioni umani per recuperare le loro cellule, dato che ognuno di loro fornisce circa 150 cellule.

E’ un numero irrisorio per un trapianto, dato che nell’autotrapianto di cellule staminali adulte ottenute dal midollo osseo si utilizza circa un miliardo di cellule staminali per millimetro, iniettando 40 millilitri di un concentrato di queste cellule nella zona lesionata attraverso una sonda/catetere introdotto nell’arteria femorale, nel caso di infarto del miocardio (Dr. Dohmman, Ospedale Cardiologico, Rio de Jaeniro) o del morbo di Chagas (Dr. Ricardo Ribeiro dos Santos, Bahia).

b) il gruppo del Dr. Murdoch, dell’Università di Newcastle, nel Regno Unito, che è una delle cinque équipes di ricerca ad essere autorizzata a svolgere la ricerca sulle CSEU, in un lavoro pubblicato a settembre (Reproduction, 2004 Sep:128(3), 259-67) afferma: – la coltura continua delle CSEU in uno stato indifferenziato richiede la presenza di uno strato di cellule di roditori e di ormoni della crescita liberati da queste, essendoci il rischio di trasferimento di agenti patogeni (virus o batteri che provocano malattie). Nel caso contrario, queste iniziano a differenziarsi in modo non controllato, dando origine ad un misto di vari tessuti, perdendo la loro osannata caratteristica di pluripotenza.

– le CSEU dimostrano una grande instabilità genomica e durante la crescita a lungo andare presentano delle alterazioni funzionali inaspettate.

– le CSEU, quando vengono iniettate nelle zampe posteriori di roditori immunodepressi, generano tumori embrionali (teratomi) nel 50% degli animali. Queste “scoperte” mostrano come questi ricercatori non capiscano nulla di Biologia Cellulare, perché noi, che ricerchiamo in questo campo da 15 anni con colture di cellule, abbiamo già evidenziato tutti questi problemi con le cosiddette cellule di lignaggio, ottenute da tumori o non differenziate ed eternizzate.

Qual è l’obiettivo del manifesto contro l’utilizzo di embrioni umani nella ricerca?

Prof.ssa Alice Teixeira Ferreira: Difendere la dignità dell’essere umano. L’essere umano non può essere utilizzato come strumento di ricerca. Come afferma il professor Alberto Oliva: “La crescente trasformazione della conoscenza scientifica punta il dito contro il rischio che le biotecnologie arrivino a trattare l’uomo non come un fine in se stesso, ma come un mezzo”.

L’utilitarismo riporta alla memoria il motto romano: “Mors tua, vita mea”. Esiste un’alternativa che si sta utilizzando con relativo successo, ed è l’autotrapianto delle CS adulte ottenute dal midollo osseo del paziente stesso o le CT adulte del cordone ombelicale-placenta.

Pochi giorni fa la legge sulla biosicurezza ha dato il via libera alla ricerca su embrioni congelati. Cosa possono fare ora i gruppi contrari alla ricerca? C’è qualche previsione sull’andamento della questione?

Prof.ssa Alice Teixeira Ferreira: Le CSEU degli embrioni congelati non servono per fare terapia cellulare per due motivi: 1) man mano che le cellule si differenziamo cominciano a presentare un complesso proteico – MHC – responsabile della risposta immune in modo tale che saranno rigettate dal paziente. Il trapianto non attecchirà e sorgerà un processo infiammatorio così intenso che lo porterebbe alla morte. Sarebbe necessario l’utilizzo vita natural durante di immunodepressivi, nei casi di compatibilità parziale.

2) la cosa peggiore sono le ripercussioni non controllate e non identificabili sul DNA e sui cromosomi. Come dice la dottoressa Lygia Pereira, si tratta di cellule detonate. Purtroppo questi embrioni umani, così maltrattati dal congelamento, possono generare mostri.

Secondo lei quali sono i rischi che la ricerca sugli embrioni può portare alla società?

Prof.ssa Alice Teixeira Ferreira: Negli Stati Uniti offrono 400 dollari per ovulo umano. Sarebbe una prospettiva attraente per le donne povere. Diane Schaub ha detto a “Science” del 18 giugno 2004 (vol. 304, 1742), che siamo di fronte ad una nuova forma di schiavitù, con lo spettro della creazione di embrioni umani per la ricerca e per l’interesse dei più ricchi.

Crede che la scienza sarà in grado di rispondere alle aspettative create in relazione ai benefici delle cellule staminali?

Prof.ssa Alice Teixeira Ferreira: Non è una questione di fede, ma di molto studio. Esistono CS in tutti i tessuti ed è necessario investire nella conoscenza della segmentazione cellulare. Forse non sarà necessario un autotrapianto di CS se sapremo come far sì che le CS locali si moltiplichino e si trasformino nelle cellule necessarie per “riparare” le zone lesionate.

Su questo tipo di conoscenza si basa anche la bioingegneria dei tessuti. Qui nell’UNIFESP la coppia formata da Mônica e Silvia Duailibi sta già riuscendo a produrre denti con CS adulte incorporate in un biopolimero a forma di dente.

Crede che la liberalizzazione della ricerca con gli embrioni possa portare alla clonazione e alla bioindustria?

Prof.ssa Alice Teixeira Ferreira: Non solo questo. E’ una breccia per far diventare legale l’aborto in Brasile.

Pensa che il Brasile possa arrivare ad un consenso di legislazione e bioetica per regolamentare queste ricerche?

Prof.ssa Alice Teixeira Ferreira: In primo luogo è necessario separare la clonazione terapeutica dai transgenici. L’introduzione della clonazione terapeutica e dell’utilizzo di embrioni umani congelati nella ricerca è accaduta qui nell’UNIFESP il 16 dicembre 2002, in una riunione della CTNBio, nonostante le proteste di un avvocatessa, la Dott.ssa Maria Celeste. In secondo luogo, dal punto di vista etico, si tratta di affermare che l’embrione umano è un essere umano. Si utilizza un argomento estraneo ai biologi affermando che l’embrione umano non ha vita. Se non ha vita qual è la sua utilità per la ricerca biologica?

Come vede la partecipazione della società nella questione degli embrioni?

Prof.ssa Alice Teixeira Ferreira: La società non è informata dai media. Alcune interviste che io ho concesso appaiono soltanto sul canale universitario. Gli articoli che cerchiamo di pubblicare sono censurati dalla stampa. La settimana scorsa il telegiornale della Globo ha presentato un caso di autotrapianto di CS adulte con successo e si è subito parlato di clonazione terapeutica, suggerendo come se quello fosse stato il trattamento utilizzato. E di clonazione terapeutica negli umani non esiste un solo caso al mondo!!!

Questa confusione si è verificata perfino nella Rivista dell’APM-548, perché sotto il titolo di clonazione terapeutica è stato presentato un paziente trattato con CS adulte dal Dott. Júlio Voltarelli. Ernesto Paglia, della Globo, ha registrato un reportage con il Dott. Júlio in cui il paziente con sclerosi multipla, che si trovava su una sedia a rotelle, ha avuto un miglioramento tale da dimostrare il fatto salendo quattro rampe di scale. Fino ad ora il servizio non è stato mostrato.

I ricercatori stranieri favorevoli alla clonazione terapeutica sono preoccupati per la propaganda dei media all’estero, perché non sono sicuri di ottenere dei risultati a breve o a medio termine. Per riuscire a raccogliere fondi pubblici per le loro ricerche hanno esagerato nelle promesse e si stanno rendendo conto di non poterle mantenere. (9NATURE Vol 430,2004,817).

Codice: ZI04101903
Data pubblicazione: 2004-10-19