Legge liberticida avanza in Senato

La cappa ideologica

Massima Allerta


La legge sulla «manipolazione mentale» avanza…


Terminata mercoledì 28 giugno la fase del dibattito in Aula, il Senato sta per approvare quella che 40 sociologi della religione di tutto il mondo hanno definito, in una lettera aperta al capo dello Stato e al presidente del Consiglio dei ministri, una legge «liberticida». É la legge che colpisce il reato di «manipolazione mentale». A chiederla è stato un operatore dell’occulto…

ROMA In nome della laicità dello Stato, ai senatori andrebbe tolto il malocchio. Difficile trovare una spiegazione più razionale per la comparsa, sul sito Internet di Palazzo Madama, del testo di una petizione: «Il signor Franco Friuli, di Udine, chiede, a tutela del diritto alla salute, l’adozione di norme che limitino più rigorosamente l’utilizzazione dei mezzi di informazione per la pubblicità di maghi e guaritori». Sembrerà strano, ma il primo firmatario altri non è che il sedicente Mago Aleff, oltre ventisei anni di onorata professione e un’esperienza acquisita nella mummificazione di banane e di rane e nella fabbricazione di talismani. Sul suo sito pubblicizza rimedi come l’Agla, «per non essere secondi a nessuno», caricato per tre anni (al prezzo di euro 190) oppure il Pentacolo in oro massiccio, caricato a vita, consacrato 99 volte e personalizzato (euro 620). Tutta roba che, indossata sul laticlavio, farebbe un figurone. Altrimenti non si spiega, se non con qualche stregoneria o filtro da fattucchiera, come la petizione del Mago Aleff, presentata nel 2001, un anno più tardi abbia dato addirittura l’avvio a un’iniziativa parlamentare che ora rischia di diventare legge, con l’appoggio fattivo di alcuni senatori del centrodestra, in testa Renato Meduri di Alleanza Nazionale e l’azzurra Maria Elisabetta Alberti Casellati. Apparentemente si tratta di punire con il carcere da due a sei anni «chiunque, mediante tecniche di condizionamento della personalità o di suggestione praticate con mezzi materiali o psicologici, pone taluno in uno stato di soggezione continuativa tale da escludere o da limitare grandemente la libertà di autodeterminazione» . Ma la pena è aumentata «se il fatto è commesso nell’ambito di un gruppo che promuove o pratica attività finalizzate a creare o sfruttare la dipendenza psicologica o fisica delle persone che vi partecipano» . In sostanza si tratta della “manipolazione mentale”, nozione sconosciuta nella letteratura scientifica o considerata una stupidaggine dagli psicologi. Eppure, messa sotto la fattispecie dell’ex reato di plagio, cancellato nel 1981 dalla Corte costituzionale, la proposta sembra incantare i più sprovveduti. Terminata mercoledì 28 giugno la fase del dibattito in Aula, il Senato sta infatti per approvare quella che 40 sociologi della religione di tutto il mondo definiscono, in una lettera aperta al capo dello Stato e al presidente del Consiglio dei ministri, una legge « liberticida » . Se, dopo la probabile approvazione al Senato, il provvedimento passasse anche alla Camera, avremmo così un nuovo articolo del codice penale, il 613- bis, che nasce dalla «preoccupazione del tutto legittima nei confronti delle attività illegali di un piccolo numero di movimenti religiosi, e delle frodi perpetrate da “operatori dell’occulto” di vario genere», ma nello stesso tempo, come tutte le «leggi speciali contro le ” sette”», si legge nell’appello alle più alte cariche dello Stato, mette «in pericolo la libertà religiosa di tutti i cittadini». Anzi, «dal momento che non c’è neppure una definizione condivisa di “setta”, queste leggi possono colpire anche movimenti che operano all’interno delle Chiese maggioritarie». In pratica, mettere nelle mani di un giudice di orientamento anticlericale uno strumento del genere potrebbe significare la messa sotto accusa dei conventi di clausura per “lavaggio del cervello” nei confronti delle novizie. Roba da regime comunista nordcoreano, anche se la paternità del disegno di legge spetta alla Casa delle Libertà. Sembrerebbe un sortilegio perfettamente riuscito, se ci cascassero tutti i senatori e i deputati. In realtà qualcuno sembra aver preso le adeguate contromisure o aver fatto più scongiuri di altri colleghi. Nel corso del dibattito parlamentare, dagli scranni dei Verdi il senatore Stefano Boco prova a far breccia nell’intelletto dei colleghi, facendo riferimento a san Francesco e immaginando la denuncia di un genitore contro «quel ragazzo pazzo di Assisi ha plagiato mio figlio». Ma la maggioranza non crede che siano sufficienti le leggi attuali e si prepara a mettere l’Italia nella lista nera dei Paesi che puniscono i reati di opinione.


di Andrea Morigi
Libero – 6 luglio 2005