Le nuove politiche del Viminale

La cappa ideologica

Il Dottor Sottile:

«Il velo va bene, in fondo lo portava anche Maria…»

E’ l’ultima chicca del ministro dell’Interno Giuliano Amato, lanciata ieri in un’intervista al Corriere della Sera. E intanto, da Lampedusa a Bruxelles s’alza un coro contro l’immigrazione all’italiana…


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Il Dottor Sottile:
«Il velo va bene, in fondo lo portava anche Maria…»


Il velo? Lo portava anche Maria, quindi va accettato. E’ l’ultima chicca del ministro dell’Interno Giuliano Amato, lanciata ieri in un’intervista al Corriere della Sera. L’ex delfino di Craxi non è nuovo a certe boutade e ieri ha ripetuto le sue convinzioni commentando lo studio sull’immigrazione commissionato dal Viminale.

«I grandi incubi sono rappresentazioni col pantografo di paure che hanno un piccolo fondamento. Il fatto che il tasso di criminalità sia fisiologico tra gli immigrati regolari mentre è molto più elevato tra gli irregolari, dà una qualche ragione a questa paura manifestata da parte degli italiani. A ore -ha detto Amato – col prefetto De Gennaro potremmo dare pubblicità al piano europeo-italo-libico, un lavoro fatto insieme al commissario Ue Frattini, che permetterà una notevole riduzione del flusso di irregolari provenienti da quel Paese».

Il capo del Viminale quindi interviene sulla circolare sui soggiorni al di sotto di 3 mesi, per i quali non c’è più bisogno di permesso di soggiorno, e afferma: «Questa è una norma europea, non l’ho inventata io. Ed è noto che io sono tra i promotori di un sistema che permetta di verificare la più numerosa categoria di irregolari che non è rappresentata dagli sbarcati a Lampedusa ma dagli over stayers, cioè quelli col visto breve che poi spariscono tra le pieghe del Paese». «Purtroppo – aggiunge – il nuovo sistema di visti europeo, che prevede le impronte digitali di chiunque entra con visto breve ai confini esterni dell’Unione, entrerà in vigore nel 2009 perchè il commissario Frattini non è in grado di renderlo operativo prima di quella data». «Il velo – afferma ancora Amato – va bene, mentre non va bene la copertura integrale del viso perchè, come dice la Carta dei valori, impedisce alla donna di avere rapporti con gli altri: formula questa voluta dalle donne islamiche italiane. Ricordo che la donna più amata della storia è raffigurata spesso con il velo e non vorrei che alcuni dei nostri assatanati arrivassero, per coerenza, a chiedere il ritocco di tutti i dipinti di Maria, togliendole il velo perché solo così è all’altezza della cristianità».

«Se vi sono moschee infiltrate – continua Amato – noi agiamo come a Perugia. Ma attenti a non cedere alla risposta: chiudiamo tutte le moschee. Se facciamo una cosa simile, rischiamo, come mi sono sentito dire dagli inglesi, di creare tutte le premesse della radicalizzazione degli islamici. Negare a una minoranza i propri luoghi di culto vuole dire spingerla alla ricerca di un’identità alternativa».

La Padania [Data pubblicazione: 26/07/2007]

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Da Lampedusa a Bruxelles s’alza un coro contro l’immigrazione all’italiana


Roma. Due episodi stanno riattivando il dibattito sull’immigrazione che in Italia (soprattutto nel governo) fatica a decollare: il caso delle infermiere liberate grazie all’intervento di Cecilia Sarkozy e l’sos lanciato ieri al largo delle coste siciliane di Capo Passero da un gommone partito dalla Libia. “Se non saremo in grado di mettere in atto misure adeguate, questi fenomeni aumenteranno”, ha detto il ministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi. Ma chi segue da vicino gli sviluppi del ddl, su cui pure l’Unione europea ha espresso perplessità, sa che questo è stato licenziato dal Consiglio dei ministri il 28 giugno senza una vera discussione (il primo punto dell’ordine del giorno era il Dpef e il sì alla bozza Amato-Ferrero è stato quasi una formalità). Da Lampedusa a Bruxelles ci si chiede se soltanto il Parlamento possa provvedere al lavoro di emendamento, o se il governo non debba assecondare la richiesta di dibattito proveniente da altre istituzioni. Dopo il primo via libera in Consiglio dei ministri – ad aprile – sono giunte diverse segnalazioni ai titolari del ddl, Giuliano Amato e Paolo Ferrero: le regioni, le province e i comuni, interpellati dai ministri competenti, li hanno invitati a potenziare il ruolo degli enti locali, a prevedere un fondo unico per gli interventi in materia di immigrazione anziché frammentare le risorse; hanno chiesto soprattutto di ridefinire il ruolo dei consigli territoriali (su questo la Sicilia è stata tra le regioni più ferme). “E’ necessario passare a una fase di governo del fenomeno in chiave di programmazione diffusa su tutto il territorio nazionale, abbandonando un approccio di tipo emergenziale”, sono state le conclusioni della Conferenza delle regioni. Perfino la Farnesina ha espresso perplessità sui meccanismi di applicazione del decreto, ma le segnalazioni rivolte al ministro Massimo D’Alema non hanno avuto seguito nei due Consigli dei ministri. In Europa hanno invece acceso un dibattito concreto e pubblico. “Bisogna fare chiarezza nel rapporto fra il nostro paese e i nuovi migranti – ha detto Liam Byrne, titolare dell’Immigrazione a Londra – Dobbiamo fare di più per insegnare loro lo stile di vita britannico. Ma deve essere chiaro, a chi vuole fare del Regno Unito il proprio futuro, che la cittadinanza non è una cosa che si elargisce, ma si guadagna”. Finora in Italia è stato il ministero dell’Interno a curare la stesura dei dossier Immigrazione – visto che il governo Prodi ha scelto di separare le competenze anziché creare un ministero. Ed è un fatto curioso che la Farnesina non sia stata coinvolta a pieno – dicono gli esperti di Bruxelles – come ha fatto subito Nicolas Sarkozy con il Quai D’Orsay. C’è soprattutto un dossier sui tavoli dei colleghi europei del ministro Amato: una recente direttiva comunitaria da adattare alle esigenze nazionali e che, senza provvedimenti che la adeguino al contesto nazionale (gli immigrati che sbarcano in Sicilia sono in numero maggiore rispetto ai paesi scandinavi, e quelli che scelgono l’Italia provengono prevalentemente da paesi musulmani) crea pericolose zone d’ombra. Le rassicurazioni che il Viminale affida al viceministro con delega alla Sicurezza, Marco Minniti, non bastano all’Ue e le voci che chiedono un dibattito si levano diplomaticamente anche dagli Stati Uniti: l’ambasciatore Ronald Spogli ha da poco licenziato – da immigrato – un articolo che spiega come l’immigrazione sia una sfida per tutti, ma prima di prendere qualsiasi misura bisogna chiarire ai nuovi venuti che “devono rispettare il paese ospitante”. Da Amato sono stati invece emanati provvedimenti che di fatto negano la possibilità di espellere uno straniero. Le circolari ministeriali non hanno bisogno di rispettare i tempi del Parlamento: hanno effetto immediato e l’allarme di Bruxelles, affidato al commissario per la Sicurezza, Franco Frattini, sta prendendo forma. Il ministro ha scritto che, nei casi in cui vi sia incertezza sull’età, all’immigrato vanno applicate le disposizioni relative all’età dei minori, e non potrà essere espulso. Ma soprattutto, come anticipato dal Foglio il 31 maggio, ha dettato un telegramma secondo cui “lo straniero che si trattiene sul territorio per un periodo non superiore a tre mesi non è più obbligato a richiedere il permesso di soggiorno”.

Il Foglio 26 luglio 2007