L’aggiunta cancellata: 74,5% e non 74,1%

Mass media

di Danilo Paolini

Il nuovo record stava sulle prime pagine di tutti i giornali con ampi servizi all’interno, ieri mattina: il giamaicano Powell ha abbassato il limite mondiale sui 100 metri piani a 9 secondi e 77 centesimi. Ma di un altro primato storico nemmeno l’ombra, né in prima né nelle altre pagine.

Eppure, dopo il computo dei dati relativi agli italiani all’estero, i referendum sulla procreazione assistita del 12 e 13 giugno scorso si sono affermati come i meno votati in assoluto nella storia della Repubblica italiana: 74,5% di astensione, 25,5% di affluenza. Mai era andata così…


Neanche due anni fa, per i quesiti sull’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori e sugli elettrodotti. Però per la stampa di casa nostra è come se la notizia non ci fosse, cioè come se il voto dei nostri connazionali residenti all’estero non contasse. Invece conta. E la notizia c’è, eccome. Ma non si vede.

Da nessuna parte, con la sola parziale eccezione del Sole 24 Ore che in un piccolo riquadro in basso a pagina 12 annota: «… Arrivano i dati definitivi sull’affluenza al referendum, compresi i partecipanti nella circoscrizione estero, ha votato il 25,5% degli elettori». Non era mai successo prima, ma questo particolare sfugge. La Repubblica e il Corriere della Sera, da parte loro, sono rimasti fermi al 74,1% di astenuti, ovvero al pomeriggio di lunedì quando il Viminale diffondeva i soli dati delle 110 province italiane. Quelli dei 229 consolati all’estero sono arrivati martedì di buon’ora, ma anche tutti gli altri quotidiani li hanno “bucati”, come si dice in gergo.

Il Quotidiano nazionale, il politicamente corretto Il Riformista, la “barricadera” L’Unità, il popolare Il Messaggero hanno le lancette ferme a 24 ore prima e riportano che l’affluenza è stata del 25,9%. Ha smesso di dare numeri, invece, La Stampa, che però in compenso dedica al referendum due editoriali di “laici” che si leccano le ferite. Niente cifre né percentuali nemmeno su Europa, il quotidiano di riferimento della Margherita, che titola il fondo di prima pagina «Non erano solo le truppe del cardinale» e definisce la «battaglia referendaria» come «il banco di prova dell’unità dei cattolici». All’interno, in bella vista, una rassegna della stampa estera secondo cui «L’Italia laica esce sconfitta».

Per il resto, da Il Mattino al Giornale di Sicilia lo spazio viene dato unicamente alle polemiche tra i partiti e nei partiti esplose dopo il grande flop del 12 e 13 giugno. Due date che pure, nelle settimane precedenti, erano state presentate dalla quasi totalità degli organi di stampa come la nuova frontiera del progresso scientifico. Al contrario sembrano destinate a restare nella storia per la decisione della stragrande maggioranza della popolazione di disertare i seggi elettorali.

Il Giornale dedica un ampio pezzo alla «scienza che non si ferma» e a «tutte le bugie del fronte del sì». Poi, in un commento, arrotonda la quota del “non voto” al 75%. Sarebbe ancora più record, ma niente da fare: la notizia non c’è. Così come non c’è su Il Tempo, che però arrotonda per difetto: gli elettori che hanno scelto di astenersi diventano così il 74%. A operare la sintesi ci pensa Liberazione, il giornale di Rifondazione comunista: 75% nell’occhiello, 74% nel pezzo. Ma anche qui nessun accenno al minimo storico di votanti. Non fa eccezione il manifesto, quotidiano comunista, che tuttavia riserva una cinquantina di righe agli «astensionisti di sinistra»: gente che di solito vota Rifondazione, che stavolta ha deciso consapevolmente di non andare a votare e adesso accusa la stampa di «aver fatto parlare solo gli altri» trascurando di «indagare sui dubbi e le perplessità che su questi referendum c’erano anche a sinistra».

Dubbi e perplessità che si ritrovano tutti nel trionfo del “non voto”, se la matematica non è un’opinione. Sullo stesso giornale, a pagina 4, campeggia un’intervista a Paolo Serventi Longhi, segretario del sindacato dei giornalisti, proprio sul ruolo dell’informazione nella tornata referendaria. Titolo: «Il flop del referendum? Non tirate sulla stampa». Dentro si ricorda che «i primi tre giornali italiani, Corriere della Sera, Repubblica e Il Sole 24 Ore avevano esplicitamente invitato alle urne». Gli italiani (molti dei quali, presumibilmente, loro lettori) non li hanno ascoltati. Sarà per questo – si chiedono adesso i soliti maligni – che sui referendum è calato rapidamente il sipario?

Da www.impegnoreferendum.it del 16 giugno 2005