La sinistra radicale delusa: povero Voltaire

La cappa ideologica

La sinistra radicale delusa: povero Voltaire


“Poi ho cominciato a pensare che Ratzinger sia una figura più complessa di ciò che appare. Certo, se mi metto nei panni degli omosessuali, delle donne o dei teologi della liberazione provo solo diffidenza e preoccupazione. Tuttavia…”.

La sinistra radicale delusa: povero Voltaire


“Poi ho cominciato a pensare che Ratzinger sia una figura più complessa di ciò che appare. Certo, se mi metto nei panni degli omosessuali, delle donne o dei teologi della liberazione provo solo diffidenza e preoccupazione. Tuttavia…”.


Tuttavia?


“Non bisogna distinguere i cardinali fra buoni e cattivi con la logica della sinistra e della destra. Il primo discorso di Ratzinger papa ha già sorpreso con quel suo accenno al dialogo con le altre religioni”.


L’editoriale di ieri del direttore Piero Sansonetti aveva però altri toni.


Diceva che “l’elezione di Ratzinger inverte la storia della Chiesa, chiude l’epoca del Concilio Vaticano II”, parlava di “fondamentalismo religioso”, di “odio per Voltaire”. Rina Gagliardi non tentenna: “Io credo che proprio questo lato fanatico del nuovo papa possa rivelarsi non banale. Una Chiesa che faccia davvero opposizione, che cerchi di ricristianizzare il mondo può correggere il cristianesimo sfarzoso, idolatrico, superstizioso degli ultimi tempi”.


Ratzinger non era il candidato preferito dalla stampa di sinistra.


La reazione adesso è aggressiva oppure cauta.


Come quella di Antonio Padellaro, direttore dell’Unità. Nel suo editoriale sostiene che occhi, sorriso e ciuffo del papa suscitano “più rispetto che calore”, che la sua Chiesa sarà “maestra esigente più che sorella indulgente”, lo giudica però “conservatore ma non reazionario” e ritiene che “è ingiusto confrontarlo prima di averlo visto all’opera”.


Al Riformista la discussione è ben visibile, stampata sul giornale.


In prima pagina c’è un corsivo del direttore: “Noi lo volevamo extracomunitario il nuovo papa, volevamo vederlo arrivare dal sud del mondo… Per i laici sarà dura”. Nelle pagine interne si spiega che “per il centrodestra italiano, dopo le amarezze elettorali, dalla cappella Sistina è brillato un raggio di speranza”, ma si può leggere anche un articolo di Giorgio Tonini, senatore ds cattolico, che ricorda come Ratzinger sia “un grande ammiratore della socialdemocrazia”, contrappeso alle posizioni liberali radicali. Questa mattina, sul giornale, si prosegue. Il deputato ds Claudia Mancina afferma che papa Benedetto XVI è un raffinato intellettuale che dialogherà con i laici da posizioni di forte identità. Ma il direttore Antonio Polito rivolge un pensiero, in questo momento, ai separati, ai divorziati, ai gay: “Però, sia chiaro, per noi Ratzinger non è un ” pastore tedesco””.


“Pastore tedesco” è il titolo del Manifesto di ieri, che ha creato scalpore e accuse. Questo è il giornale più compatto, a sinistra. Negli altri titoli si parla di “Papa in nero”, di “Uomo dell’intransigenza”. Il vignettista Vauro mostra un mesto Cristo con valigia e croce in spalla, e la scritta: “Primi profughi dal Vaticano”. Dice il direttore Gabriele Polo: “Vedremo come il nuovo papa si comporterà, per ora giudichiamo sugli ultimi 40 anni. Con una speranza: che il suo rispetto della sacralità della vita comprenda l’opposizione alla guerra”. E la redazione è unita su questa linea? Risponde Valentino Parlato, oggi presidente del consiglio di amministrazione: “Non vedo papisti, qui dentro”.