La sinistra e il terrorismo di ieri e di oggi

La cappa ideologica

UN GUIDO ROSSA A BAGDAD NON C’E’. La sinistra italiana sa – o dovrebbe sapere – bene cosa è il terrorismo a sfondo ideologico. Lo sa perché l’Italia è stato il Paese dove negli anni 70 e 80 esso ha allignato con i più vasti effetti omicidi, e perché proprio la sinistra, in particolare il Pci, ebbe un ruolo cruciale nel combatterlo e sconfiggerlo.

Dunque essa sa, o dovrebbe sapere, quali furono le armi vincenti. Una l’ha ricordata ieri su la Repubblica Eugenio Scalfari: prosciugare l’acqua che lo circonda. Ma ce ne fu un’altra non meno decisiva – quella della fermezza, del non cedimento, dell’impegno a non assecondare alcuna richiesta del terrorismo, mai e a nessun costo – ed è strano che proprio chi come Scalfari non esitò allora a imbracciare quell’arma con la massima decisione ometta oggi di ricordarla. Forse perché contro il terrorismo islamico quell’arma non è più attuale, non appare più utile? Ma perché? Se, invece, è ancora attuale, allora la sinistra (e non solo quella italiana) dovrebbe chiedersi cosa significa, quale forma debba assumere oggi la fermezza contro il terrorismo islamico, cosa essa implichi dopo l’attentato di Madrid. Annunciare, per esempio, come cosa certa l’abbandono militare dell’Iraq è forse una prova di fermezza? Sembrerebbe di sì, ma si vorrebbe davvero sapere per quale ragione lasciare oggi Bagdad, come ci chiedono i paladini della Jihad, non contravviene all’esigenza della fermezza mentre ieri, invece, lasciare liberi i detenuti politici delle Br, come ci chiedeva il terrorismo brigatista dopo il rapimento Moro, sarebbe stato prova, viceversa, di un’intollerabile mancanza di fermezza. Dov’è la differenza? E se realmente, come sostiene sempre Scalfari, se realmente «prosciugare l’acqua» in cui nuota il terrorismo islamico vuol dire «dialogo» e «comprensione dei bisogni materiali, morali, psicologici» degli ambienti coinvolti, siamo davvero così sicuri che esattamente ciò accadde a suo tempo in Italia, che fu esattamente ciò quello che allora la sinistra italiana, e prima di tutto il Pci, fece? A me, in verità, sembra di ricordare che non furono davvero il «dialogo» e la «comprensione» a costare la vita a Guido Rossa.

In realtà, proprio il suo esempio – proprio l’esempio del coraggioso operaio comunista genovese ucciso dai brigatisti per aver denunciato un suo collega simpatizzante delle Br -, rivelandoci l’essenza del terrorismo, ci ha detto anche quale sia, quale non possa non essere, la prima e assoluta esigenza della lotta contro di esso. L’essenza del terrorismo, di qualunque terrorismo, è la violenza fisica; e insieme la minaccia della rappresaglia contro chi non si piega: questo è, per l’appunto, il terrore. Opporvisi implica, dunque, innanzitutto una cosa: non farsi terrorizzare, e cioè mostrarsi disposti a pagare il prezzo della rappresaglia, quel prezzo che nell’Italia di molti anni fa tanti come Guido Rossa furono disposti a pagare. Senza la capacità di sostenere la rappresaglia e di mandare un segnale chiarissimo in tal senso, ogni guerra contro il terrore è persa in partenza.

E’ per l’appunto pensando a questa elementare verità che si viene presi da un penoso senso di sbigottimento di fronte alla corsa al disimpegno militare immediato che nelle ultime 48 ore, sull’onda delle elezioni spagnole, ha iniziato la sinistra italiana: anche quella che solo ieri appariva più saggia e pensosa. A guidarla sembra essere la paura di perdere il contatto con il proprio popolo e così di perdere le elezioni. Dimentica, però, che ci sono momenti nella storia in cui più importante della volontà di qualsiasi popolo, più importante della necessità di vincere le elezioni, è il dovere, forse, di non perdere la propria anima.


di ERNESTO GALLI DELLA LOGGIA

© Corriere della Sera, 17 marzo 2004