La fiction Rai sepolta dalla sinistra con la logica del rinvio

La cappa ideologica

IL SANGUE DEI VINTI…E LA RABBIA DEI VINCITORI



L’ex ministro Gasparri racconta come è stata ostacolata la trasposizione televisiva del libro di Gianpaolo Pansa.

Marcello Veneziani lamenta, giustamente, la lentezza con cui la Rai procede nella realizzazione della fiction tratta dal libro di Gianpaolo Pansa “Il sangue dei vinti”. Conosco bene anche io quella vicenda. Anni fa, ministro delle Comunicazioni, appresi che un produttore aveva acquistato i diritti del libro di Pansa, e salutai con entusiasmo la decisione di trarne un film perla televisione, utile a far conoscere agli italiani pagine di storia “strappate”. Da allora è partita una lunghissima ed annosa vicenda che correttamente Marcello Veneziani, per alcuni anni consigliere di amministrazione della Rai, ha descritto. Poco da dire sulla replica di Agostino Saccà, che ha molti meriti, ma talvolta, per un sano spirito di appartenenza aziendale, difende i comportamenti di tutti i suoi collaboratori. Anche di quelli che forse non lo meriterebbero.
Voglio chiarire che non ho alcun pregiudizio personale. Agostino Saccà, come direttore generale della Rai prima e come direttore di Rai fiction poi, ha grandi meriti. E’ stato promotore di grandi successi proprio nel campo della fiction. E durante la sua gestione si è potuta realizzare, non senza grandi fatiche, quella grande opera che è “Il cuore nel pozzo”. Per la prima volta milioni e milioni di italiani hanno potuto conoscere, attraverso la televisione, il dramma delle foibe. Lungi quindi da  me atteggiamenti polemici o dimenticanze.


Ci sono stati anche altri momenti importanti di ricomposizione della memoria collettiva della Nazione attraverso la fiction. Uno strumento importante, che raccoglie un pubblico più vasto dei programmi di informazione o che divulgano in maniera un po’ antiquata contenuti di qualità.
Tutto ciò premesso, la replica di Saccà a Veneziani non risolve il problema. Conosco bene il funzionamento di certi meccanismi, anche per esperienza personale. Quando si tratta di realizzare un’opera creativa, rallentare i processi è la cosa più semplice del mondo. Basta dire, come avviene soprattutto quando il soggetto è poco gradito a certi apparati dominati e colonizzati dalla sinistra, che bisogna rendere più appassionante la storia, che bisogna riscrivere la sceneggiatura, che ci vuole più pathos. Non siamo di fronte alla costruzione di un edificio di cemento armato per il quale,fatto il progetto e stabilite le quantità, si può ragionevolmente programmare la tempistica della costruzione. Quando si tratta di realizzare un’opera che viene vista da milioni di persone, che deve coinvolgere appassionandole, non c’è dubbio che il dibattito può e deve essere approfondito con tempi difficilmente definibili.
Però, ed è questo ciò che vorrei sottolineare, qualcuno, non Saccà, ci marcia. Si tende ad allungare il tempo, nella previsione che poi le cose cambino e che certi progetti poco graditi all’intellighentia di sinistra possano finire nel dimenticatoio.
La logica del rinvio, insomma, è quella che molti settori della sinistra all’interno della Rai hanno sempre adottato quando si devono affrontare tematiche scomode. Questa è la verità. Il dibattito tra Veneziani e Saccà lo ha dimostrato ancora una volta. L’ottimo Agostino ha difatti detto che si stanno svolgendo riunioni per rivedere il testo, per migliorare i contenuti, per fare questo o quell’altro, ma in realtà non ha dissolto il dubbio che c’è in molti di noi Circa la non volontà (non di Saccà ma di molti altri) di portare in televisione “Il sangue dei vinti”. Siamo insomma di fronte all’ennesimo caso di “ostruzionismo culturale”: Ne ho toccati con mano molti, e solo una forte determinazione può superarli. Sono certo che il Consiglio di amministrazione, nonostante le ostilità veterocomuniste di personaggi come Sandro Curzi, saprà regalare agli italiani un altro squarcio di televisione-verità. Lo farà di certo Gennaro Malgeri che caparbiamente sta seguendo questa vicenda. Ma non deve essere l’impegno soltanto di uomini di “una parte”, come il sottoscritto, Veneziani o Malgeri. Raccontare il dramma delle foibe, le uccisioni compiute dai comunisti nel dopo guerra italiano, e tanti altri capitoli di storia è importante come mostrare la tragedia di Cefalonia, l’eccidio delle Fosse Ardeatine, ed altri momenti della storia italiana che devono essere tutti conosciuti. Sono certo che la risposta migliore Agostino Saccà la darà realizzando e mandando finalmente in onda la fiction su “Il sangue dei vinti”.


Maurizio Gasparri – LIBERO 11 ottobre ’06