La famiglia sotto assedio

Famiglia: politiche familiari

ROMA, sabato, 18 settembre 2004 (ZENIT.org).- Nell’ambito dell’Anno internazionale della famiglia, il Simposio europeo per i docenti universitari, che si è tenuto a fine giugno, ha preso in analisi la situazione della famiglia nel continente. Nella sua introduzione al convegno, Cesare Mirabelli, Presidente emerito della Corte costituzionale italiana, ha ricordato che la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo statuisce che “La famiglia è il nucleo naturale e fondamentale della società e ha diritto ad essere protetta dalla società e dallo Stato” (Articolo 16).

La famiglia, ha affermato Mirabelli, si trova al centro di diversi temi inerenti la persona e la società, quali il concetto stesso di persona, i diritti umani, la paternità, l’educazione, la trasmissione della fede e della cultura, e i rapporti intergenerazionali.

Nel suo intervento, Janne Haaland Matlary dell’Università di Oslo ha osservato che il dibattito politico sulla famiglia si basa su due categorie di argomenti.

La prima si fonda sulla teoria del costruttivismo, che considera le identità sessuali (gender) come socialmente costruite. Conseguenza logica di questa tesi è che la famiglia può quindi essere liberamente ridefinita. La seconda si fonda sull’idea propria del diritto naturale, che considera la natura umana come immutabile e che, mentre riconosce i ruoli sociali dei sessi, vede la maternità, la paternità e il matrimonio tra un uomo e una donna come elementi costanti.

Secondo la prima impostazione tutto viene ridotto alla politica, “e ciò che chiamiamo oggi diritti umani potrà un domani essere cambiato”. La posizione giusnaturalista, per contro, considera i diritti umani come questione “apolitica e prepolitica”, e cerca di ottenere una tutela politica sulla famiglia per permetterle di portare avanti il suo ruolo fondamentale.

La famiglia, ha sostenuto Matlary, da molto tempo è in fase di indebolimento nel mondo occidentale, afflitta dagli alti tassi di divorzio, dalla convivenza e dalla secolarizzazione. La minaccia più recente consiste nel tentativo di ridefinire la stessa natura della famiglia e del matrimonio. In molti casi questo viene fatto in modo progressivo, come ad esempio quando i gruppi omosessuali rivendicano taluni diritti, mentre – ha ammonito Matlary – il movimento omosessuale non si accontenterà finché non avrà ottenuto i pieni diritti familiari, compreso la possibilità di adottare.

Secondo Matlary, per difendere il concetto di famiglia occorre avvalersi di una “realtà vissuta” e ben compresa. L’osservazione e l’esperienza della maternità e della paternità, a suo avviso, sono fattori fondamentali e propedeutici, per poter poi passare alle considerazioni giuridiche, filosofiche e teologiche.

Dopo una analisi dettagliata che descrive il lavoro svolto negli ultimi anni dalle Nazioni Unite e dalle organizzazioni non governative per ridefinire il concetto di famiglia, Matlary ha concluso che la tesi che si fonda sul diritto naturale è oggi molto debole. Prevale invece un generale relativismo, ha affermato. Inoltre la crescente internazionalizzazione della politica implica che i Paesi che continuano a difendere la famiglia fondata su un’impostazione giusnaturalistica, si trovino minacciati dalle istituzioni internazionali che tentano di imporre le loro norme a livello nazionale.

Matlary suggerisce, come possibile strategia per difendere la famiglia da queste minacce, di concentrarsi sui bambini e sui loro bisogni di cura e di stabilità all’interno di una famiglia con un padre e una madre.

Il mutamento della Spagna

Rafael Navarro Valls, professore presso l’Università Complutense di Madrid, ha svolto una rassegna delle leggi spagnole che disciplinano il matrimonio e la famiglia. Egli ha osservato che molti dei processi giudiziari relativi alla famiglia sono stati degradati al rango amministrativo. In Spagna, la promessa del neo-eletto Governo socialista di introdurre procedure di divorzio rapide e senza intoppi, eliminando anche il requisito del periodo di separazione, è destinata a mantenere questa tendenza.

Parallelamente alla degradazione dello status giuridico della famiglia si sta conferendo alla convivenza uno status sempre più pieno. Questo è particolarmente evidente a livello regionale in Spagna, dove diverse autorità locali hanno dato alle coppie di fatto prerogative molto simili a quelle di cui godono le coppie sposate. In alcuni casi i privilegi sono stati estesi anche alle coppie omosessuali – compresa l’adozione come nel caso della comunità di Navarra – anche se contro quest’ultimo caso è stato fatto ricorso all’autorità giudiziaria.

Dietro questi cambiamenti, ha spiegato Navarro Valls, vi è il cambiamento fondamentale nell’impostazione che governa il modello giuridico del matrimonio e della famiglia. Mentre prima la legge presentava un modello chiaro del matrimonio e della famiglia, oggi è sempre più frequentemente governato da un’impostazione sociologica che pone sullo stesso piano tutte le possibili combinazioni quali convivenza, matrimonio, eterosessualità, omosessualità.

Dopo il comunismo

Uno sguardo alla situazione dell’Europa centrale e orientale è stato proposto da Alicja Grzeskowiak, professoressa presso l’Università cattolica di Lublino. Il matrimonio e la famiglia hanno subito un indebolimento in questi Paesi a causa di tre fattori, ha spiegato.

Anzitutto, durante l’era comunista, i Governi attaccavano sistematicamente la famiglia e assumevano su di sé le sue funzioni. In questo modo le famiglie perdevano gran parte della loro autonomia e ne uscivano indebolite. Le famiglie in Polonia, invece, avevano in gran parte la possibilità di difendersi e di mantenere la loro forza, ha affermato Grzeskowiak. Infatti la Costituzione polacca prevede una serie di norme a tutela della famiglia e della maternità.

In secondo luogo, i problemi economici del periodo di transizione successivo al crollo del comunismo hanno portato povertà a tante famiglie, ha affermato. Tali problemi hanno provocato una disintegrazione familiare talvolta dovuta alla necessità di lasciare casa per cercare lavoro. La pressione economica, ha osservato Grzeskowiak è stata particolarmente forte in Russia e nei territori che facevano parte dell’Unione sovietica.

Terzo fattore di indebolimento del matrimonio e della famiglia nell’Europa centrale è la crescente influenza delle concezioni occidentali basate sul liberalismo e relativismo morale. Il modello di vita proposto non è più quello di una società basata sulla famiglia, ma di un individualismo basato sui diritti. Questo ha portato una spinta alla liberalizzazione delle leggi sull’aborto, sul divorzio, sull’omosessualità, sui contraccettivi, e un tipo di educazione sessuale che non rispetta il ruolo dei genitori di trasmissione delle proprie convinzioni religiose.

Alcuni Paesi hanno una serie di disposizioni costituzionali e legislative a tutela della famiglia, ha osservato Grzeskowiak. Ma di fatto la famiglia si trova in uno stato di sofferenza. Prendendo come esempio la situazione in Russia, ha osservato che i livelli di divorzio sono alti, mentre il numero dei matrimoni dal 1999 è in costante calo. Le pressioni sulla vita familiare hanno indotto un calo nei tassi di natalità e la popolazione russa è in diminuzione. L’aborto è molto diffuso, con due aborti per ogni bambino nato. Una situazione simile esiste in Paesi come l’Ucraina, la Lituania e l’Estonia, ha osservato.

La crisi culturale

Nel suo intervento durante il simposio, il 25 giugno, Giovanni Paolo II ha condiviso la considerazione che “sulla famiglia, infatti, si gioca il futuro dell’Europa”. La famiglia è il riflesso della società, ha affermato, “e pertanto anche dell’Europa che si va costruendo”.

“L’evoluzione della famiglia è e sarà il più importante rivelatore degli sviluppi culturali ed istituzionali del Continente. E’ pertanto quanto mai opportuno che le Università, e specialmente i docenti cristiani, seguano con attenzione le dinamiche familiari, promuovendo nelle nuove generazioni una responsabile e consapevole riflessione.”

Il Santo Padre ha osservato che durante il primo millennio la combinazione tra diritto romano e messaggio cristiano aveva dato luogo ad “un modello europeo di famiglia diffuso poi su larga scala nelle Americhe e in Oceania”.

I problemi che questo modello sta ora attraversando coincidono con lo stato della civiltà occidentale, ha aggiunto. L’origine di questa crisi è culturale e ha oggi raggiunto un punto per cui, sebbene la famiglia continua a rappresentare una forte aspirazione, molti appartenenti alla generazione più giovane sono “quasi incapaci di assumerne la responsabilità in modo adeguato”.

Il Papa ha chiesto se aveva ancora senso parlare di un modello familiare oggi. Ed ha aggiunto: “La Chiesa è convinta che, nel contesto odierno, sia più che mai necessario riaffermare le istituzioni del matrimonio e della famiglia come realtà che derivano dalla sapiente volontà di Dio e che rivelano in pienezza il loro significato e valore all’interno del suo disegno creativo e salvifico”.

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