La clonazione e l’inalienabile dignità dell’essere umano

Dal mondo

Riflessioni sulla «Dignitas personae»

La clonazione umana
Un\’abominevole schiavitù biologica

Un bambino fatto nascere artificialmente non per il suo stesso bene, ma solo per soddisfare i bisogni o le aspirazioni dei suoi "produttori", sarà per sempre contrassegnato da questa schiavitù: una fondamentale dipendenza dalle preferenze del suo autore…

di Wojciech Giertych
Teologo della Casa Pontificia

La trasmissione della vita umana è sempre stata considerata un mistero, non nel senso che le funzioni biologiche fossero sconosciute, ma nel senso che in quel momento avviene qualcosa di grandioso e imperscrutabile che non può essere pienamente penetrato dall\’osservazione empirica e che merita rispetto. La vita umana è segnata da un\’inerente sacralità. Per questo motivo la trasmissione della vita umana si distingue anche dal punto di vista terminologico dalla trasmissione della vita di piante e animali. La prima si chiama procreazione mentre l\’altra è la riproduzione. Il prefisso "pro" nella procreazione si riferisce a una funzione vicaria. È Dio che crea dal nulla un\’anima umana immortale e la dona a ogni figlio che viene concepito. Questo dono divino viene ricevuto non solo dal bambino che inizia la sua esistenza umana, ma viene ricevuto anche in senso morale dai genitori del bambino che svolgono la missione più impegnativa fra tutte, e cioè quella di trasmettere la vita (cfr. le prime righe dell\’enciclica di Paolo VI:  Humanae vitae tradendae munus gravissimum) e di amare ed educare il figlio che hanno ricevuto da Dio. E anche se i genitori falliscono nelle loro responsabilità, Dio non fallisce, perché "Dio non si riprende mai i suoi doni o torna indietro sulle sue scelte" (Lettera ai Romani, 11, 29). Quando il concepimento di un figlio avviene a seguito di un peccato di adulterio, incesto, stupro o avviene in vitro, Dio crea ugualmente un\’anima immortale per il bambino, anche se la partecipazione dei genitori in questa trasmissione della vita umana avviene secondo modalità condannabili. La trasmissione della vita di piante e di animali è diversa, poiché questi non hanno un\’anima immortale e quindi nessuna dignità personale, ed è per questo che viene definita semplicemente riproduzione. Essi esistono non per se stessi, ma per il fine ultimo di soddisfare le necessità dell\’umanità (cfr. Genesi, 1, 28-29).
L\’adattamento dei processi riproduttivi in piante e animali intrapreso per esigenze umane e reso possibile dagli sviluppi della biotecnologia diviene inammissibile se applicato alla procreazione umana. La procreazione non può essere trattata allo stesso livello della zootecnia. Gli interventi tecnici che distorcono la natura e la finalità della procreazione rappresentano un tragico attacco alla dignità umana. Pertanto l\’incombente prospettiva della clonazione umana genera giustamente la risposta estremamente allarmata dell\’umanità. A causa degli sviluppi scientifici, i modi e i mezzi in cui la dignità umana può essere servita, ma anche attaccata e manipolata, sono largamente aumentati e occorre quindi che la Chiesa non resti in silenzio. L\’istruzione Dignitas personae, pubblicata di recente dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, dedica quindi tre paragrafi alla terrificante prospettiva della clonazione umana.
La clonazione è definita come la riproduzione asessuale e agamica di un intero organismo, in modo da produrre una copia che dal punto di vista genetico è identica al suo unico progenitore. Attualmente sono stati sviluppati due metodi di clonazione. Il primo, noto come scissione embrionale, consiste nella separazione artificiale di una singola cellula o di un gruppo di cellule di un embrione al suo stadio di sviluppo iniziale, seguita dal successivo trasferimento nell\’utero in modo da ottenere un gemello artificiale dell\’embrione originale. Il secondo metodo, a cui si riferisce il termine clonazione in senso stretto, consiste nel trasferimento nucleare della cellula somatica. Il nucleo di una cellula embrionale o somatica, con il materiale genetico da clonare, viene introdotto in una cellula uovo precedentemente denucleata, successivamente attivata chimicamente o attraverso impulso elettrico. La cellula uovo inizia così a svilupparsi come un embrione, con un materiale genetico identico all\’originale da cui è stato prelevato il nucleo.
Fondamentalmente non vi è alcuna obiezione di tipo morale in merito alla clonazione animale. La clonazione produce individui più deboli che, in quanto mere copie dell\’originale, sono soggette a malattie e invecchiamento prematuro, ma potrebbero avere qualità che possono essere richieste per alcuni scopi specifici. Gli animali domestici così come le piante coltivate sono biologicamente più deboli delle loro controparti naturali, e sono quindi incapaci di sopravvivere senza il sostegno dell\’uomo, ma la loro riproduzione è più veloce e quindi meno costosa. Frutta, verdura e carne animale possono essere specificamente adattati ai fini della qualità e della capacità di essere trasportati e refrigerati. La clonazione degli animali per produrre carne a minor prezzo o per salvare specie a rischio di estinzione è quindi moralmente accettabile anche se questi cloni saranno sempre più deboli degli animali riprodotti in maniera naturale e rischiano di essere deformi.
L\’applicazione di questi stessi metodi tecnici di riproduzione agli esseri umani è tuttavia del tutto inaccettabile per ragioni morali. Al riguardo, i sostenitori della clonazione umana operano una distinzione tra clonazione riproduttiva e terapeutica. La prima mira alla riproduzione di esseri umani su misura, i quali, pur essendo deboli dal punto di vista fisico e genetico, potrebbero avere alcune caratteristiche prescelte, come il sesso, la composizione genetica copiata da un\’altra persona o altre caratteristiche prestabilite più specifiche. La clonazione terapeutica si dice sia diretta unicamente alla produzione di embrioni con un patrimonio genetico prefissato, da cui si potrebbero raccogliere cellule staminali embrionali per la produzione di farmaci utili a superare il problema dell\’incompatibilità immunologica nei trapianti. La clonazione terapeutica equivale alla produzione di embrioni umani in condizioni di laboratorio con l\’intenzione dichiarata di ucciderli dopo aver raccolto le cellule staminali. Se venisse accettata la clonazione terapeutica, ci sarebbero difficilmente delle barriere morali alla clonazione riproduttiva, poiché entrambi i metodi sono identici.
Dal punto di vista dell\’oggetto morale – con ciò non s\’intende solo un mero evento fisico, ma l\’azione percepita e accertata dalla ragione dell\’agente alla luce dei principi morali (cfr. Giovanni Paolo II, enciclica Veritatis splendor, n. 78) – non c\’è dubbio che l\’atto della clonazione umana si trova in totale contrasto con i principi fondamentali della procreazione umana. Invece di procreare bambini come risultato del dono reciproco di sé da parte dei coniugi, la clonazione umana consiste nella produzione di un individuo al di fuori del contesto dell\’amore coniugale e della finalità intrinseca della sessualità. La clonazione umana è pertanto in diretta contraddizione con la natura dell\’atto coniugale e con la dignità della vita familiare. Queste contraddizioni si affermano sul presupposto che un individuo possa essere fatto nascere non come risultato del dono totale di sé da parte dei coniugi e quindi ricevuto come dono di Dio, ma possa essere "prodotto" attraverso l\’applicazione di una procedura tecnica. Su questo punto si nota una similitudine con la fecondazione in vitro, con l\’aggravante che l\’individuo "prodotto" è fin dall\’inizio soggetto a profonde manipolazioni biologiche. Se accadrà che il risultato della clonazione umana sia in qualche modo danneggiato, l\’inclinazione mentale che sottostà a questo atto di manipolazione è tale che porterà a considerare il clone danneggiato non come un bambino che debba essere accettato e amato indipendentemente dalle sue debolezze, ma come il risultato di un esperimento tecnologico fallito, che può essere quindi eliminato per non aver raggiunto lo standard previsto. Questa riduzione della persona umana al livello di prodotto è totalmente incompatibile con la sua propria dignità.
Dal punto di vista dell\’effetto dell\’atto di clonazione umana, il clone, essendo soggetto a una forma di schiavitù biologica, sarà contrassegnato in permanenza da una fondamentale dipendenza dalle preferenze del suo autore. Un bambino fatto nascere artificialmente non per il suo stesso bene, ma solo per soddisfare i bisogni o le aspirazioni dei suoi "produttori", sarà per sempre contrassegnato da questa schiavitù. Trovandoci ancora nel regno degli atti futuri contingenti, che tuttavia stanno diventando tecnicamente possibili, possiamo solo immaginare il condizionamento psicologico, le limitazioni e le esplosioni di rabbia dei futuri cloni umani. La visione freudiana della ribellione nei confronti del padre e la liberazione da tutti i vincoli educativi e morali in nome di una libertà arbitraria e incontrollata troverà nella rabbia e nel risentimento dei futuri cloni umani un comprensibile humus. Si può ipotizzare quale tipo di impatto psichico avrà la fecondazione in vitro nei bambini portati alla vita in questo modo, e quale tipo di deformazione psichica e morale porterà la clonazione umana.
Dal punto di vista dell\’intenzione dell\’agente, la clonazione umana deve essere vista come un momento di orgoglio intellettuale supremo. Un intelletto che è concentrato unicamente sulla raccolta di dati scientifici misurabili sui fenomeni e sulla messa in atto di ciò che è tecnicamente possibile, e che allo stesso tempo esclude gli interrogativi e i risultati acquisiti dalla ricerca speculativa attenta alle finalità, ai significati e alla natura delle cose, è chiuso di fronte alla pienezza della verità. Le riduzioni positiviste e ancor più le negazioni post-moderne della possibilità di conoscere alcuna verità in nome del relativismo agnostico, chiudono la mente in se stessa. Invece di tendere alla pienezza della verità, come una tensione a cui il dono della fede invita la mente con forza (cfr. Giovanni Paolo II, enciclica Fides et ratio, n. 56) questo tipo d\’intelletto è schiavo di se stesso, ed è pertanto incline ad attribuire a se stesso una qualità suprema, non riuscendo a vedere quanto la sua visione sia estremamente limitata. Quando l\’intelletto è diretto verso esseri che sono al di sotto della sua natura, esso vi esercita un certo dominio. Quando, invece, tende alle verità universali e a Dio, che è la fonte di tutta la verità e di tutti gli esseri, l\’intelletto ha bisogno di essere umile rispetto a ciò che lo supera, ma in quella umiltà esso viene portato al di là dei propri limiti verso la pienezza della conoscenza. Esso può allora vedere ciò che è al di sotto di sé alla luce delle verità universali. Le manipolazioni tecnologiche come la clonazione umana, in cui l\’essere umano viene ridotto a livello di pura materia sperimentale, sulla quale lo scienziato desidera avere il pieno dominio, e con manifesto rifiuto della meraviglia contemplativa circa la dignità della persona umana e della sua universalità, sono un segno di profondo orgoglio intellettuale. L\’intelletto di coloro che adottano una visione eugenica, aspirando a produrre un\’identità umana completamente nuova attraverso le loro tecniche è malato di narcisismo. La storia è piena di tragici esempi di ideologie che sono nate da menti chiuse nell\’orgoglio intellettuale, non disponibili ad accettare, con un atteggiamento umile, la verità della realtà. Non vi è dubbio che coloro che sperano di clonare gli esseri umani non possano in alcun modo collegare tale intenzione con la tendenza intrinseca, benché spesso non riconosciuta, della volontà verso il fine ultimo che è la felicità suprema in Dio. San Paolo esortava a fare tutto per la gloria di Dio (cfr. Prima Lettera ai Corinzi, 10, 31). Non è possibile collegare un\’apertura verso la gloria più grande di Dio a un\’azione che attacca direttamente la dignità della persona umana, poiché la gloria di Dio è la persona umana che fiorisce nella sua umanità. Il cristiano, mosso dalla grazia, collega un intento di amore, che si basa sulla carità ricevuta da Dio, a ogni atto e quindi reca gloria a Dio. La produzione di cloni umani nell\’orgogliosa imitazione di Dio è priva di carità e rappresenta un insulto al Creatore.
Quanto sia abominevole la clonazione di esseri umani si può percepire con maggiore chiarezza attraverso il confronto con la formazione umana. Mentre è perfettamente normale che gli educatori e ancor più i genitori abbiano delle speranze per i propri figli, la vera formazione umana non è ridotta alla "produzione" di individui progettati in precedenza. Un musicista potrebbe volere che il proprio figlio sia un musicista e un medico potrebbe volere che suo figlio diventi anche lui medico. Nell\’educazione, tuttavia, i figli devono poter disporre di varie possibilità per sviluppare le loro diverse potenzialità. Un programma di formazione che neghi l\’individualità e lo sviluppo delle virtù personali e che richieda solo un\’esatta imitazione di un\’identità imposta sarebbe essenzialmente inumano. Ogni qualvolta sono stati tentati questi progetti, nell\’istruzione scolastica o nei programmi sociali imposti dai regimi totalitari, giustamente s\’è incontrata una reazione di rigetto. In misura anche maggiore, la prospettiva della clonazione umana incontra l\’opposizione disgustata di tutti coloro, cristiani e non, che percepiscono spontaneamente l\’inalienabile dignità dell\’essere umano.
L\’Osservatore Romano – 18 aprile 2009