La Ue ce l’ha fatta: Ru486 anche in Italia

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Via libera europeo alla pillola abortiva in Italia


La pillola abortiva sta per ottenere la cittadinanza italiana. Conclusasi la procedura di revisione europea, la contestatissima RU486 sarà presto legale in Italia. Nonostante abbia causato diverse morti sulle quali non è ancora stata fatta chiarezza il mifepristone sarà commercializzato anche da noi entro novembre e sarà disponibile in tutti gli ospedali

La pillola abortiva sta per ottenere la cittadinanza italiana. Conclusasi la procedura di revisione europea, la contestatissima RU486 sarà presto legale in Italia, nonostante abbia causato diverse morti sulle quali non è ancora stata fatta chiarezza. Sta di fatto che il mifepristone sarà commercializzato anche da noi entro novembre e sarà disponibile in tutti gli ospedali. Per la gioia di Silvio Viale, il medico radicale che ha cominciato a sperimentare l’aborto farmacologico all’ospedale Sant’Anna di Torino, e della sinistra radicale. La Cdl, invece, accoglie con indignazione la notizia. In testa, il vicepresidente della Camera, Giorgia Meloni, di An: «La leggerezza con cui si affronta il tema della maternità è disarmante, oltre a non voler tutelare la vita che cresce nel grembo, ci si dimentica anche della madre a cui si offrono strumenti per disfarsi del bambino piuttosto che assistenza e colloqui che possano presentare scelte alternative, come l’adozione». A dare l’annuncio è l’associazione per i diritti dei consumatori Aduc. «Le donne italiane potranno presto scegliere tra l’aborto chirurgico e quello farmacologico», dichiara in una nota che prevede per ottobre-novembre l’arrivo in Italia dell’RU486. E ricorda che il Comitato per le specialità medicinali dell’Emea (l’Agenzia europea per il farmaco) «ha dato il via libera al farmaco prodotto dai Laboratoires Exelgyn, a seguito della procedura europea partita dalla Francia». «Dopo sei anni di boicottaggi arriva, finalmente, anche in Italia la pillola abortiva», esulta Viale. Anche Luana Zanella canta vittoria. «La richiesta di commercializzare la RU486 è positiva», commenta la vicepresidente dei deputati Verdi, certa che «la Ru486 non è dannosa per la salute delle donne». Tutt’altro il parere degli esperti. A sentire Eugenia Roccella, presidente di “Safe”, associazione per la tutela della donna, «esiste eccome un problema per la salute delle donne». E si appella al parere del Consiglio superiore di Sanità, che finora si è espresso con grande prudenza sulla pillola abortiva. «Quando l’allora ministro della Salute, Storace, dispose la sospensione della Ru486, chiese il parere del Consiglio superiore di Sanità, che disse: la pericolosità della pillola abortiva è pari a quella dell’aborto chirurgico, solo se l’aborto si completa in ospedale». Parere rimasto invariato da allora. Visto che un aborto dura dai tre ai 15 giorni, fu firmato un protocollo di ricovero per tre giorni. «Ma non lo rispetta nessuno», rivela la Roccella, che lancia un forte allarme sui rischi della RU486. «Si sono verificati almeno 14 decessi da quando il farmaco ha ottenuto il riconoscimento dalla Francia e poi degli altri Paesi europei». Nessuno uguale all’altro: «Alcune pazienti sono morte di infezione, altre per diversi batteri. Tutte morti oscure», osserva la presidente di “Safe”, la quale sospetta che le vittime della RU486 siano di più. Per questo mette in guardia dalla superficialità della procedura di “mutuo riconoscimento”, in base alla quale l’Ente farmacologico accoglierà automaticamente il via libera dell’Emea, senza verificare la documentazione originale della pillola abortiva. «Qualcuno chieda un supplemento d’informazioni su quelle morti», è l’appello della Roccella, «sull’RU486 c’è stato fin troppo silenzio».

di Barbara Romano

LIBERO 22 maggio 2007