La Spagna apre alla diagnosi pre-impianto

Vita: politiche di bioetica

Saranno selezionati con diagnosi preimpianto per far nascere solo quello geneticamente compatibile con un figlio malato. Due coppie italiane già pronte



Da Madrid Michela Coricelli



La Spagna permetterà la selezione embrionale con fini terapeutici per soggetti “terzi”: le coppie con un figlio malato potranno richiederla con l’obiettivo di mettere al mondo un altro bambino (sano), geneticamente compatibile con il maggiore, e dunque un donatore “perfetto” per il fratello.


La tecnica della “diagnosi pre-impianto”, per ora, viene prevista per “casi limitati ed eccezionali”, previa autorizzazione delle autorità sanitarie. La selezione degli embrioni – una pratica finora esclusa dalla legislazione spagnola – è la novità principale della bozza del progetto di legge sulla riproduzione assistita, presentata ieri dal ministero della sanità. La norma – che sostituirà la legge del 2003, varata dal Partito popolare – verrà approvata dal consiglio dei ministri entro la fine di marzo e successivamente passerà in Parlamento: il governo di Zapatero vorrebbe che entrasse in vigore nel 2006.

“Da ora in poi, con una dettagliata analisi caso per caso, le famiglie spagnole non avranno più bisogno di rivolgersi ad altri Paesi” per “queste tecniche che permettono di curare un fratello”, ha detto la responsabile della Sanità Elena Salgado. Lo scorso maggio la stampa rivelò che almeno otto coppie (di cui cinque spagnole, due italiane e una britannica) avevano già presentato una richiesta di questo tipo all’Istituto valenciano di infertilità; la Commissione nazionale di riproduzione assistita si mostrò favorevole alla diagnosi pre-impianto, ricordando però che la legislazione del 2003 non la permetteva. Dal 2006 la legge cambierà radicalmente, ma non mancheranno le polemiche.


La selezione non è l’unica novità del progetto di legge. Pur restando valido l’attuale limite dell’impianto di tre embrioni per ogni ciclo riproduttivo, il governo ha deciso di non porre limiti al il numero massimo di tre ovociti previsto nel 2003. Un limite che in realtà l’esecutivo socialista aveva già superato con un decreto, lo scorso ottobre: in quell’occasione il governo dava il via – non più teoricamente, ma praticamente – all’uso degli embrioni nella ricerca scientifica. Una decisione che veniva condannata duramente dalla Conferenza episcopale spagnola (“gli embrioni non possono essere sacrificati per nessuna ragione”).


Nel 2006 la nuova norma andrà oltre: la possibilità di ricerca con gli embrioni “in eccesso” sarà ampliata. Viene eliminata la condizione prevista nel 2003, ossia l’uso esclusivo delle cellule congelate prima dell’entrata in vigore della stessa legge. Dal prossimo anno, quindi, potrebbero essere impiegati nei laboratori tutti gli embrioni accumulati nelle cliniche spagnole. “Ci sembrava che limitasse le possibilità di ricerca nel futuro” ha detto la Salgado.


L’obiettivo della nuova legge – secondo l’esecutivo – è “facilitare al massimo le coppie con problemi di fertilità affinché possano avere figli, applicare le tecniche alla prevenzione e al trattamento delle malattie, incrementare la sicurezza di questi processi e offrire una maggiore e migliore informazione dei cittadini”. L’assoluta centralità della coppia o della singola donna (e non dell’embrione) è evidente. Nella bozza non si fa riferimento a “nessuna età” limite per ricorrere alla fecondazione artificiale: dipenderà dal medico soppesare i rischi e le possibilità di ogni processo.


La legge mantiene il divieto della clonazione con fini riproduttivi e del cosiddetto “utero in affitto”. Per quanto riguarda la clonazione con fini terapeutici, la responsabile della sanità ha sottolineato che non si tratta di una tecnica di riproduzione, “bensì di ricerca, per cui la regolamentazione corrisponde alla legge di biomedicina”” che il ministero sta preparando.


 Avvenire, 9 febbraio 2005