La Cina non si smentisce: non esistono diritti umani… nemmeno per l’embrione

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Cina, “paradiso” per le clonazioni
 
Pechino non firma il bando Onu sulla clonazione ed annuncia nuovi fondi governativi per sviluppare la ricerca sulle cellule staminali.
 
25 Febbraio 2005

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – La Cina non ha firmato la proposta di un bando internazionale sulla clonazione umana presentato martedì alle Nazioni Unite.

Per Wang Yanguang, un’analista etico e biologico, la società cinese approva le ricerche sugli embrioni:  “In Cina la vita nasce quando il feto viene partorito, quindi non c’è alcun dubbio morale o etico”.


In realtà questa mentalità è frutto di un cambiamento provocato dallo stato. Secondo la tradizione, i bambini cinesi “vivono” già nel grembo della madre. Tant’è vero che i cinesi hanno sempre contato come “un anno di vita” anche i 9 mesi passati nel grembo della madre. La distruzione della cultura tradizionale e il feroce controllo delle nascite hanno determinato il cambiamento. In Cina abortire fino a 3 mesi dal concepimento è legale, e il governo obbliga la popolazione all’aborto nel rispetto della Legge sull’unico figlio. Wang continua e dice che “è accettato dalla società che su questi feti vengano praticate ricerche staminali”. Secondo gli statuti medici attualmente in vigore, infatti, le cellule oggetto di studio possono derivare da donatori o da feti abortiti.


Duan Enkui, dell’Accademia cinese delle Scienze, ha dichiarato: “Il documento delle Nazioni Unite cerca di proteggere la dignità umana e la vita, ed è proprio ciò che noi stiamo facendo con le ricerche genetiche”.


Il documento Onu è stato presentato venerdì 18: la Cina ha votato contro insieme a  34 nazioni, fra cui Giappone, Gran Bretagna e Singapore. A favore 71 stati, tra cui USA, Germania e Brasile.


Il governo centrale di Pechino ha detto che le ricerche sulle tecniche di clonazione verranno usate per scopi terapeutici, e non per la clonazione di essere umani.


Nella Rapubblica Popolare vi sono almeno 30 istituti statali che conducono ricerche e studi sull’ingegneria genetica. Quasi tutti i ricercatori ricevono fondi dal programma nazionale per la Tecnologia, conosciuto anche come programma 863, istituito nel 1986. Nel 2001, più di 20 mila ricercatori e tecnici amministrativi sono stati inseriti nel programma. Nello stesso anno il budget di Pechino per la ricerca e lo sviluppo è stato di 60 miliardi di dollari americani (Usd), di cui 3/5 da investitori privati cinesi e stranieri, ed il resto da fondi governativi.


All’inizio del 2004 il Ministero della salute e quello della ricerca si sono dichiarati entrambi a favore delle ricerche embrionali, ed hanno promesso un ulteriore incremento degli aiuti governativi.


I risultati cinesi sulle ricerche genetiche sono invidiate dalla comunità internazionale. Nel 2004, un gruppo di scienziati britannici, con colleghi di Singapore e sud coreani, ha visitato alcuni centri di ricerca genetica e si sono detti “impressionati” dalla qualità del livello della ricerca. Le multinazionali sono dunque spinte ad investire in Cina per quanto riguarda questa branca della medicina, a causa della mancanza di regolamenti e dell’affidabilità di scienziati ed ingegneri genetici



http://www.asianews.it/view.php?l=it&art=2653