L’Onorevole Fini e l’ira dell’OFS

La cappa ideologica

Dopo il caso Buttiglione, anche l’onorevole Fini finisce linciato nel tritacarne del pensiero liberal, anche se in questo caso bisognerebbe parlare piuttosto di masochismo cattolico. Infatti a scandalizzare, questa volta, è il fatto che l’attacco sia stato sferrato da cattolici militanti nonché francescani ovvero dagli “umili pacifisti dell’Ofs“.  

Se la vicenda non ha suscitato l’eco mediatico del più illustre precedente è per carenza di mezzi, non certo per volontà degli autori. Essa ha monopolizzato tuttavia per qualche tempo il dibattito all’interno dei principali forum francescani del web nonché intasato l’home page del sito ufficiale dell’Ordine Francescano Secolare D’Italia, ordine religioso composto da laici impegnati nel mondo, appartenente alla famiglia Francescana e la cui fondazione è dovuta alla volontà dello stesso Santo d’Assisi.
Questo, in breve, il ” fattaccio”.


Il vicepremier Gianfranco Fini nel “Messaggio agli Italiani” dello scorso 4 ottobre, festa di S. Francesco, tesse l’elogio del santo e dalla loggia del sacro convento afferma:
San Francesco fu per davvero un operatore di pace. Egli riportò la pace fra i ceti sociali, tra città e città, tra clero e popolo, tra chiese e stato e persino tra uomini e belve, come dimostra il celebre episodio del lupo di Gubbio. Come la povertà, anche la pace era da lui desiderata come un mezzo non come un fine, e come un mezzo al servizio del bene comune. Lo riprova il fatto che egli non condannò mai la legittima difesa, sia del singolo che della comunità. E’ bene ricordare che Francesco ed i suoi successori, non fecero mai opera di dissuasione dal portare le armi per difendere i deboli e gli umili; non lo fece presso i cavalieri del Santo Sepolcro affiliati per regola al terzo ordine secolare ne’ presso illustri terziari francescani che erano anche capi militari come Giovanni DeBrien, il valoroso principe di Gerusalemme che godette dell’amicizia personale del santo conosciuto proprio sul campo della Quinta crociata. Il famoso divieto di portare le armi – ha sottolineato Fini – stabilito nel 1228 per il terz’ordine secolare francescano e confermato da papa Nicolo’ IV, cosi’ recitava: ‘i fratelli non portino con se armi offensive, se non per difesa della Chiesa Romana, della fede cristiana, o anche della loro terra e con il permesso dei loro ministri’. Ciò dimostra che la regola francescana intende proibire non tanto l’uso delle armi, quanto l’aggressione armata, la violenza, la guerra, e questa giusta nozione di pace é quanto mai importante in un’epoca come l’attuale, insanguinata da ogni conflitto e da ogni violenza, un’epoca in cui la libertà e la sicurezza devono essere difese ogni giorno da chi in divisa é al servizio del bene comune“.


Ed ancora, “Francesco aveva un grandissimo spirito di equilibrio tanto che gli permise di “svolgere anche una missione presso il sultano d’Egitto Malek-el-Kamel: una missione che sebbene fallita nel suo tentativo fondamentale che era quello di convertire al cristianesimo il principe islamico, ebbe come effetto quello di rendere possibile da allora una presenza pacifica dei cristiani in Terra Santa, al punto tale che da allora, da sempre, i figli della famiglia francescana hanno il compito di custodire i luoghi sacri, anche per speciale ed antico privilegio che si fa risalire all’impressione ed al rispetto che anche presso i musulmani, il santo di Assisi seppe suscitare“.


E’ con questo stesso spirito – ha aggiunto – radicato nel patrimonio spirituale francescano, che oggi noi contemporanei dobbiamo affrontare il confronto con le altre culture ed altre religioni, per un secondo incontro ed un autentico contributo alla pace, alla verità, alla libertà senza che questo significhi mai in alcun modo, la rinuncia alla nostra identità. I frati minori – ha concluso Fini – custodi di questa basilica ed eredi dello spirito francescano, svolgono, e mi auguro che sappiano svolgere ancor di più nel futuro, un ruolo di grande importante orientamento delle coscienze in questa direzione“.


Ebbene tanto è bastato per scatenare sacro furore.
Apriti cielo e dagli sotto al revisionista.
I vertici dell’Ofs fremono di rabbia ma essendo miti per definizione si sforzano di non scoppiare, e così, tanto per cambiare, elaborano un documento che sembra l’incipit della costituzione americana:


Noi membri della Famiglia francescana impegnati nel settore specifico di giustizia, pace e salvaguardia del creato, riteniamo che siano doverose alcune precisazioni.
Abbiamo rilevato infatti una grossa imprecisione storica nelle parole del vicepremier
.(Oh perbacco! ndr.) La prima regola dei Fratelli e Sorelle della Penitenza (cioè l’attuale Ordine Francescano Secolare) è del 1221, vivente ancora il santo, e si chiama “Memoriale Propositi”. In essa il divieto di portare le armi è assoluto e inderogabile, tanto è vero che fu oggetto di questione e di conflitto a livello giuridico in numerosi contesti comunali e simili dell’epoca.
Così recita alla lettera il testo, al n.16:
“Non prendano contro nessuno armi da offesa, ne le portino con sé”. Questo è quindi l’unico originale pensiero in merito che può essere attribuito a San Francesco. L’articolo citato impropriamente dall’onorevole Fini (“i fratelli non portino con sè armi offensive se non per la difesa della Chiesa romana, della fede cristiana e anche della loro terra, o con licenza dei propri ministri“) è tratto dalla regola “Supra montem” del 1288 (e non del 1228, come detto dal vicepremier) che è già frutto di mediazioni culturali e riferita alle specifiche situazioni storiche contingenti, e che, in ogni caso, non può essere attribuita a Francesco, morto da oltre sessant’anni. Questo per amore di precisione storica e per rispetto della sostanza e della forma del pensiero del Serafico Padre.
Ma è altro ciò che ci preme sottolineare, soprattutto in questo particolare momento della storia del mondo e del nostro Paese. La Regola dell’Ofs attualmente in vigore, donata nel 1978, dal papa Paolo VI dice con grande chiarezza ai francescani secolari che essi “quali portatori di pace e memori che essa va costruita continuamente, ricerchino le vie dell’unità e delle intese fraterne, attraverso il dialogo, fiduciosi nella presenza del germe divino che è nell’uomo…
“.
Questa impostazione, che attinge dall’originaria ispirazione francescana e dallo spirito del Concilio Vaticano II, rappresenta l’unica, autentica cultura della pace dei laici francescani, che ispira il nostro impegno senza subordinate contro ogni guerra, ogni violenza, per la soluzione pacifica dei conflitti, per la salvaguardia delle istituzioni internazionali, contro ogni unilateralismo, a fianco degli altri uomini e donne di buona volontà che in Italia e nel mondo chiedono ad una sola voce “
Pace!” Tutto il resto, comprese le maldestre falsificazioni storiche, fa parte di un tentativo di strumentalizzazione che non riconosce più come limite invalicabile neppure la memoria umile e gloriosa di Francesco d’Assisi“.


Seguono cinque firme (dico cinque) e quindici adesioni che dovrebbero essere rappresentative dello sdegno dell’intera famiglia francescana (vedi incipit).


In sostanza il reato ascritto al vicepremier consiste nell’aver attribuito al santo un’espressione tratta dalla regola “supra montem” del 1288 (e non del 1228) come detto dall’onorevole Fini.
Questo è vero ma è solo il pretesto per dire che a parlar di pace sono loro, gli unici autorizzati, cioè i cattolici di sinistra e che l’attribuire al santo la possibilità che libertà e sicurezza possano essere difese ogni giorno da nemici aggressivi è un falso storico, oltre che politicamente scorretto.
E, infatti, “
Bisognava staccargli il microfono dalla bocca“, tuona una militante; macchè, dice un altro “i frati conventuali devono finirla di invitare gente di quella risma” (cioè della risma di Fini, perché invece imam ambigui, no-global, tifosi di tagliagole, e antimperialisti sono sempre i benvenuti).


Inoltre il passo della regola incautamente citata dal Vicepremier sarebbe ovviamente frutto d’una “mediazione culturale“. Oltre a ciò, nel cosiddetto documento di precisazione si afferma che la prima regola dei Fratelli e delle Sorelle della Penitenza (cioè l’attuale Ordine Francescano Secolare) è del 1221, vivente ancora il Santo, e si chiama Memoriale Propositi, il quale al nr. 16 recita: “Non prendano contro nessuno armi da offesa, né le portino con sé“.
Questo e solo questo sarebbe attribuibile all’originale pensiero di S. Francesco? Solo con esso non varrebbe il meccanismo della mediazione culturale perché Francesco all’epoca era ancora vivo? Non importa se come dicono le Fonti Francescane egli non voleva scrivere nessuna regola immaginando appunto la cagnara che avrebbero fatto i posteri per interpretarla?
No, la banda dei cinque ha deciso che quelle sono le parole “sue”. E basta.


In realtà di sicuramente attribuibile all’indirizzo spirituale di Francesco sono solo le due lettere ai fedeli (recensio prior e successiva redazione) una del 1215 e l’altra del 1221 di cui solo la prima saggiamente posta da Paolo VI come introduzione alla regola del 1978, quella attualmente in vigore dell’Ofs .


Invece, la composizione del Memoriale propositi è tuttora oggetto di dispute tra studiosi visto che ci è pervenuta in quattro manoscritti in codici rinvenuti in altrettante biblioteche ed i cui titoli furono aggiunti a discrezione dai vari amanuensi di turno.
E’ vero che per queste parole vi furono numerose questioni e conflitti a livello giuridico in numerosi contesti comunali e simili dell’epoca, ma è pur vero che la Chiesa non ha mai negato a nessuno, neppure ad un obiettore di coscienza, la possibilità di difendersi da un’aggressione. E Francesco fu sempre totalmente ubbidiente al Vangelo ed alla Chiesa.


Il dibattito forse ora è terminato.


C’è chi ha proposto pure che i francescani secolari possano per esempio spendersi, dialogando con le forze politiche, la gente e varie associazioni, per l’approvazione di una legge di opzione fiscale che permetta ai cittadini/cittadine di scegliere, se finanziare la difesa armata o la Difesa Popolare Nonviolenta (ma che vorrà mai dire ciò?), pagando le tasse per la pace e non per la difesa/guerra (!).
Certo l’Ofs ne esce malconcio avendo sposato ormai sfacciatamente le tesi ideologiche del movimentismo di sinistra compresa l’intolleranza e l’arroganza di chi pretende di stabilire a priori chi è autorizzato ad amare S. Francesco e chi no.


La trinità laica Giustizia Pace e Salvaguardia del Creato sembra un’invenzione neo-giacobina per estromettere Dio (che di fatti non vi è menzionato) dalle dinamiche della spiritualità francescana.


Personalmente lo considero un tradimento delle sue radici.

Antonio Fasolo Ofs


© FattiSentire.net, 9.11.2004,
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