L’ONU compie 60 anni, e li dimostra

Dal mondo

Falliscono le riforme e si rinnovano le critiche



NEW YORK, sabato, 8 ottobre 2005 (ZENIT.org).- Gli anniversari sono solitamente un’occasione di celebrazione, tuttavia ciò non vale per le Nazioni Unite. Il Vertice dei Capi di Stato e di governo che si è svolto dal 14 al 16 di settembre, in occasione del 60° anniversario dell’ONU, era stato pensato come l’occasione per l’approvazione di ampie riforme dell’Organizzazione. Ma dopo mesi di negoziati, i progetti si sono arenati e solo qualche accordo di importanza minore è stato raggiunto.


Il Segretario generale dell’ONU Kofi Annan, in un articolo pubblicato sulla rivista Foreign Affairs di maggio-giugno, ha auspicato l’approvazione di riforme di cui l’Organizzazione, a suo avviso, ha molto bisogno. Egli ha osservato che proprio in un periodo che vede importanti problemi da affrontare e risolvere, si verifica un “profondo disaccordo” tra Stati pronti persino a mettere in questione i principi che hanno governato l’ordine internazionale stabilito nel 1945.

Ma, ha aggiunto, affrontare le presenti sfide globali “richiede una collaborazione ampia, profonda e continua”. Nel difendere il ruolo delle Nazioni Unite, a fronte delle frequenti critiche, ha affermato: “gli Stati che operano uniti possono ottenere risultati che vanno ben oltre ciò che gli Stati singolarmente, anche quelli più potenti, sono in grado di ottenere”.

Annan ha poi illustrato alcune priorità di riforma delle Nazioni Unite. Si tratta delle riforme che riguardano la gestione della minaccia terroristica, il miglioramento del controllo sulle armi di distruzione di massa, la ricostruzione della pace nei Paesi dilaniati dalla guerra. Anche i diritti umani e lo sviluppo economico rappresentano aree importanti che richiedono un rinnovato impegno.

Riguardo alle riforme interne, Annan ha ammesso che “se l’ONU deve essere un veicolo attraverso il quale gli Stati possano affrontare le sfide dell’oggi e del domani, esso dovrà essere riformato per rafforzarne l’autorevolezza, l’efficacia e l’affidabilità”.

Dopo la conclusione del Vertice senza l’approvazione delle riforme, Annan, in un articolo pubblicato il 19 settembre dal Wall Street Journal, ha ammesso che il documento adottato alla fine del summit era stato definito “deludente”.

Tuttavia, egli ha difeso il documento per gli accordi che sono stati raggiunti in diversi ambiti quali la promozione degli Obiettivi del Millennio fissati per il 2015 e le riforme nei campi del peacekeeping, nonché il rafforzamento dell’Ufficio dell’Alto Commissario dell’ONU per i diritti umani. Allo stesso tempo, il Segretario generale ha osservato che su molte riforme da adottare in diversi ambiti importanti delle Nazioni Unite un accordo ancora non è stato raggiunto.

Critiche per non aver colto l’occasione del Vertice per rinnovare l’Organizzazione delle Nazioni Unite sono giunte non solo da coloro che sono solitamente ostili all’ONU, ma anche da talune personalità che hanno ricoperto importanti incarichi al suo interno in passato. Una di queste è Mary Robinson, Alto Commissario per i diritti umani dal 1997 al 2002.

Nell’edizione dell’International Herald Tribune del 26 settembre la Robinson ha scritto: “c’era un vuoto questo mese al Vertice delle Nazioni Unite, un doloroso spazio che richiedeva di essere colmato”. Non solo c’è stata una carenza di leadersip, ha osservato, ma al posto di un Vertice che avrebbe potuto aprire un nuovo capitolo per le Nazioni Unite, “ci siamo ritrovati con un summit stucchevole: la solita ripetizione autoreferenziale di obiettivi già concordati e qualche vergognoso ripensamento su vecchie promesse”.


Pro-aborto


Molti gruppi pro-life e organizzazioni cattoliche sono da lungo tempo deluse dall’ONU, a causa del suo incessante entusiasmo nel promuovere l’aborto, la contraccezione e il femminismo radicale. Ad esempio, il Catholic Family and Human Rights Institute, nel suo “Friday Fax” del 5 marzo 2004, ha criticato il sostegno dato da Kofi Annan all’aborto.

Qualche mese prima, Annan aveva ricevuto un premio dall’organizzazione pro-aborto International Women’s Health Coalition (IWHC). Nel corso della cerimonia il Segretario generale dell’ONU aveva espresso generosi apprezzamenti per il lavoro svolto dall’IWHC’s ed aveva affermato che il mondo sarebbe migliore se ci fossero più organizzazioni di questa natura.

Il Friday Fax ha osservato che tra gli obiettivi dell’IWHC vi è quello di insegnare ai sostenitori dell’aborto come eludere i vincoli giuridici. Un altro obiettivo dell’organizzazione è quello di fare pressione per la revisione dei documenti dell’ONU al fine di ricomprendervi il “diritto all’aborto”.

A proposito della strumentalizzazione di accordi delle Nazioni Unite, un esempio più recente arriva dall’Irlanda. Secondo il quotidiano Irish Independent dell’8 marzo, la Commissione irlandese per i diritti umani ha raccomandato al Governo di introdurre una normativa che chiarisca i limiti legali alla pratica dell’aborto, al fine di dare attuazione ad obblighi derivanti dagli accordi internazionali.

Commentando questo fatto, il giornalista David Quinn, in un altro articolo, ha osservato che la raccomandazione era stata espressa perché l’Irlanda, nel mese di luglio, avrebbe dovuto tenere una relazione sull’attuazione della Convenzione dell’ONU sull’eliminazione di ogni discriminazione contro le donne. E questa procedura avrebbe rischiato di aprire amare ferite di vecchia data sulla questione dell’aborto, ha avvertito.

In passato il Vaticano ha spesso criticato le politiche dell’ONU con riferimento all’aborto e alla pianificazione familiare. Nel suo discorso del 16 settembre, pronunciato nell’ambito del summit dei capi di Stato e di governo, il Cardinale Angelo Sodano, Segretario di Stato della Santa Sede, ha rinnovato questa critica. Con riferimento agli Obiettivi del Millennio per il 2015, egli ha sottolineato che essi contengono “un’impostazione ambigua, riduttiva o persino ideologica della salute”.

In particolare il Cardinale ha evidenziato la infelice espressione di “salute riproduttiva”, utilizzata nei documenti delle Nazioni Unite. “Non potrebbe nascondere la velleità di un ritorno al linguaggio del ‘diritto all’aborto’?” si è chiesto. Al posto di “salute riproduttiva” il Segretario vaticano ha proposto di utilizzare l’espressione “salute delle donne e dei bambini”.


La necessità delle riforme


Eppure nonostante le sue riserve su questa questione, il Vaticano non si è unito a coloro che rifiutano l’ONU nel suo complesso. Il Cardinale Sodano ha osservato che “il tempo è ormai scaduto” per le Nazioni Unite e che una sua riforma si rende necessaria. Egli ha anche insistito sul fatto che l’Organizzazione non venga ricostituita come una sorta di “supergoverno”.

Allo stesso tempo, ha proseguito, le Nazioni Unite necessitano degli strumenti giuridici necessari per promuovere il disarmo, la lotta al terrorismo e per ottenere un’effettiva cooperazione nella soluzione delle situazioni di conflitto.

Riguardo alla cooperazione destinata alle nazioni del Terzo Mondo, “il raggiungimento e persino il superamento dei Millennium Development Goals rimane un obbligo di giustizia al servizio della dignità umana e, nel contempo, una condizione indispensabile per la pace e per la sicurezza collettiva”, ha affermato il Cardinale Sodano.

In un discorso pronunciato il 23 settembre nel corso del dibattito generale all’apertura della 60° sessione dell’Assemblea generale, l’Arcivescovo Celestino Migliore, Capo della delegazione della Santa Sede presso le Nazioni Unite, ha proseguito sul tema delle riforme.

Egli ha confermato le riserve espresse in passato sulla terminologia di “salute riproduttiva” ed ha sostenuto che la Santa Sede non ritiene che l’aborto possa essere ricompreso nel concetto di salute.

Da un punto di vista più positivo, l’Arcivescovo ha affermato che “le Nazioni Unite diventano il progetto di speranza per la pace e il benessere nel mondo”. Adempiere a questo ruolo, ha proseguito, richiede leadership, coraggio e lungimiranza.

L’Arcivescovo Migliore si è espresso favorevolmente rispetto al tentativo di introdurre riforme nell’ambito dei diritti umani, osservando che con la globalizzazione, “un più diffuso senso dei doveri umani universali recherebbe beneficio alla causa della pace, perché la consapevolezza della nostra reciproca responsabilità contempla i doveri come un qualcosa di essenziale rispetto ad un ordine sociale che non dipende dalla volontà o dal potere di alcun gruppo o individuo”.

In un altro discorso pronunciato il giorno precedente, sulla questione del Trattato sulla messa al bando totale degli esperimenti nucleari (CTBT – Comprehensive Nuclear Test Ban Treaty), Il Capo della delegazione della Santa Sede ha espresso il suo sostegno per l’impegno delle Nazioni Unite nel controllo delle armi nucleari e nella difesa del diritto internazionale umanitario. Per quanto imperfetta, l’Organizzazione delle Nazioni Unite svolge ancora per molti versi un ruolo essenziale.

Da Zenit.org del 8 ottobre 2005

Codice: ZIA05100801

Data pubblicazione: 2005-10-08