L’ eco-catastrofismo pilotato da lontano…

Politiche ambientali

Il “terrorismo psicologico” di certo ecologismo


Da oltre trent’anni siamo bombardati da rapporti che prevedono apocalittiche sventure se non ci decideremo a diminuire il numero di esseri umani nel mondo e a combattere l’industrializzazione.
Nulla di tutto questo si è mai avverato, ed appare evidente che i veri scopi dell'”eco-catastrofismo” siano di carattere specificamente “ideologico”: difesa dell’aborto e controllo programmato delle nascite, diffusione del culto New Age della dea Terra e della mentalità anti-occidentale.

Le “balle” eco-catastrofiste
Cominciò un biologo dell’Università di Stanford, Paul Ehrlich che in un bestseller nel 1968 intitolato The Populatioi Bomb predisse che centinaia di milioni di esseri umani sarebbero morti per fame negli anni Settanta e Ottanta. Ognuno ricorderà che in quegli anni si mangiava come e più di prima e che se l’Africa stentava, la Comunità Europea invece già allora pagava i coltivatori perché fosse distrutto parte del loro raccolto.
Nel 1972 la diagnosi di Ehrlich fu ripresa dal “Club di Roma”, un gruppo di intellettuali che pubblicò un altro bestseller, I limiti allo sviluppo, tradotto in 20 lingue e venduto in 9 milioni d copie.
Lo studio ripeteva le profezie di sventura e dettagliava le date in cui si sarebbero esaurite le risorse minerali: l’oro sarebbe finito entro il 1981; il mercurio entro il 1985; lo zinco entro il 1990; il petrolio entro il 1992; il rame, il piombo e il metano entro il 1993. Alla prova dei fatti però le riserve ammontano oggi a centinaia di migliaia di tonnellate, le industrie hanno sempre meno bisogna dei minerali “nobili”, e se il petrolio è aumentato non è perché scarseggi – si è scoperto infatti in tutti i continenti, dal Caucaso all’Alaska, dal Venezuela al Sudan – ma perché i produttori hanno fatto cartello (l’Opec), perché le lobby verdi non permettono di aprire tanti pozzi e per svariate altre vicende politiche.


Un Duemila da apocalisse
Al libro del Club di Roma seguì nel 1980 un rapporto ancora più fosco commissionato del governo Carter.
Affermava ufficialmente che il collasso sarebbe arrivato entro il 2000, prevedeva che al volgere del millennio il mondo sarebbe stato in preda alla carestia, all’aumento dei prezzi dei prodotti agricoli, al dilagare della fame nel mondo, all’esaurimento delle riserve minerarie e all’esplosione delle nascite. Tutte queste previsioni sono state smentite dai fatti, eppure il clima di pessimismo che hanno ingenerato rispetto alle capacità dell’umanità di progredire e risolvere i problemi non è cambiato e il mercato per le pubblicazioni e le notizie apocalittiche è sempre fiorente.


Le conseguenze negative
Questo ha per effetto di limitare davvero la crescita, perché ottiene di appesantire l’umanità con una quantità di paure astratte e di controlli burocratici concreti che scoraggiano non solo la procreazione, ma anche lo spirito di iniziativa e gli studi scientifici.
Danno da pensare ad esempio i dati di iscrizione alle facoltà universitarie in Italia, dove l’anno scorso superava i 93mila la somma dei giovani che avevano intrapreso studi di Scienze della Comunicazione o di Psicologia, mentre per contro gli aspiranti a una laurea in Matematica o in Fisica erano poco più di 10mila.


I risultati del progresso
Dalla metà degli anni Settanta la produzione mondiale di derrate alimentari è aumentata di circa il 25%, mentre i prezzi si sono dimezzati.
In Europa e negli Stati Uniti il problema principale non é la scarsità ma l’eccesso di cibo, e che non si tratti di privilegi del Nord del mondo lo dice il fatto che perfino la Cina da quando ha cominciato a permettere la proprietà privata del terreno, ha il problema dell’obesità.
Viviamo più a lungo e disponiamo di molti più rimedi alle malattie. L’uomo ha imparato a costruire case anti-sismiche, dighe e laghi artificiali, a irrigare il terreno quando manca la pioggia e a difendere le piante dagli insetti e dalle malattie; sa preservare a lungo i cibi, riscaldare le case d’inverno e rinfrescarle quando fa troppo caldo.


Il discorso dell’inquinamento
Sono cose che richiedono energia e portano inquinamento, certo, ma anche in questo campo si registrano progressi. Rispetto a cento anni fa si inquina di meno, non di più, e ancor meno si inquina rispetto ai tempi della Rivoluzione Industriale.
Le industrie più inquinanti sono quelle antiquate dei Paesi in via di sviluppo, non quelle avanzate. La ricerca sta lavorando sull’energia pulita, quella solare e a idrogeno, e intanto siamo riusciti a rendere pulito perfino il carbone, che oggi torna fuori come risorsa utilizzabile.


La vera situazione
Si può dire insomma che in tutti i modi misurabili le condizioni di vita siano immensamente migliorate rispetto all’epoca in cui sono partite le profezie di sventura, e che se ciò non si può affermare per alcuni Paesi, ad esempio per gran parte dell’Africa, il motivo non è la penuria di risorse ma la situazione politica che registra ovunque guerre tribali e dittature.
Ma sui mezzi di informazione campeggiano sempre le previsioni più nere, e il messaggio è sempre quello: che siamo troppi, che inquiniamo, che il pianeta non è in grado di “sostenerci”.
Nessuno che dica che il numero degli esseri umani al mondo non è neanche lontanamente troppo per poter essere “sostenuto” dal Pianeta.
Nel Nord del mondo sono di più le bare che le culle, nei Paesi del Terzo Mondo il numero medio di bambini per famiglia si è quasi dimezzato, e il demografo Pierre Chaunu sostiene che i dati dell’ONU per la popolazione dell’Africa sono gonfiati di almeno 100 milioni di persone. Eppure fa lo stesso: ci dicono che siamo troppi.


“Cui prodest” il catastrofismo?
Da dove viene tutto questo pessimismo? Un buon metodo per scoprirlo è chiedersi: “chi se ne avvantaggia?”
A chi vanno i soldi, i sussidi nazionali ed europei, le interviste e la notorietà per farsi eleggere al Parlamento, l’autorevolezza per lanciare gli allarmi e imporre le soluzioni? Basta dire che solo negli Stati Uniti sono circa 150 le organizzazioni ambientaliste che hanno denunciato un reddito di oltre 5 milioni di dollari (anno di riferimento il 2002), con punte che arrivano fin quasi a 900 milioni di dollari, a fronte di patrimoni che possono andare oltre i 3 miliardi.
E si tratta di denari che per la maggior parte non sono spesi per la”natura”, ma in stipendi e per la promozione della propria attività di… promozione della propria attività.


Dall’uomo alla Terra
Ma di fronte all’evidenza che le previsioni di carestia sono risultate sballate e che del posto sulla Terra, fuori dalle metropoli, ce n’è in abbondanza, i profeti di sventura hanno da tempo cambiato l’oggetto della lamentela: non ci dicono più che si tratta di salvare l’umanità ma di salvare la Terra. È il pianeta ad essere fragile, dicono, non l’umanità. Così, ancora una volta, siamo noi il problema. Intendiamoci, l’inquinamento esiste e va combattuto. Lo si sta combattendo. Ma mai che si ascoltino anche le voci dell’ottimismo. Molti scienziati si sono lamentati per la difficoltà che trovano a uscire sugli organi di stampa con informazioni scientificamente fondate: si vedano le dichiarazioni di Lipsia e di Heidelberg, la petizione dell’Università dell’Oregon firmata da oltre l7mila scienziati e ricercatori, il manifesto di scienziati italiani intitolato “Galileo 2001”.
Quanti di voi le hanno trovate sui giornali queste voci? Se la notizia è catastrofica, i media, si può starne certi, non se la lasciano scappare.
Il WWF comunica che entro il 2050 l’umanità dovrà trovarsi altri due pianeti su cui emigrare? Se lo dice il WWF deve essere vero e i giornali lo riportano, senza controllare.


L’ecologismo contro l’uomo: il culto della dea Terra
Gli allarmi ambientali che trasformano la giusta tutela dell’ambiente da ecologia in eco-fanatismo hanno portato a forme di protezione che ricordano la riverenza per le vacche sacre degli indù. Dal 1970 per iniziativa dell’Unesco ogni equinozio di primavera si celebra la “Giornata della Terra”, riconosciuta l’anno dopo in solenne cerimonia dalle Nazioni Unite e celebrata da allora in molte scuole degli Stati Uniti con riti intorno agli alberi e preghiere alla Madre Terra. Avanza così “l’ideologia Gaia”, chiamata così in omaggio alla “Dea Terra”, che riconosce il pianeta come fragile “essere vivente” e segna l’infiltrazione in grande stile delle idee New Age nel movimento ecologico.


L’eco-teologia “Gaia” sottende la filosofia della maggior parte delle organizzazioni non-governative riconosciute dall’ONU impegnate a ridurre o mantenere la popolazione del pianeta, e ispira carte e trattati internazionali come il Trattato sulla Biodiversità e la “Carta dei Diritti della Terra” dell’ONU.
I devoti di “Gaia” danno la “colpa” dello sviluppo della tecnologia alla diffusione del cristianesimo, per via del libro della Genesi che assegna all’uomo il dominio sulla terra.


Coerentemente con questa assegnazione di colpa, il culto della Madre Terra e l’ideologia ambientalista si accompagnano alla svalutazione dell’essere umano, messo sullo stesso piano delle altre “specie” e accusato anzi, come abbiamo visto, di eccessiva e nociva prolificità. Le campagne del movimento ambientalista sono orientate infatti nella maggior parte dei casi contro l’uomo e le sue attività, ed è davvero raro trovare un’associazione ambientalista o animalista che si schieri contro l’aborto (umano).
Intanto però si provvede alla ripopolazione di orsi, i lupi e di cinghiali, e nascono società per la difesa dei diritti … delle galline.


di Alessandra Nucci


Radici cristiane, mensile di informazione e cultura – Anno I, Numero 0 – Dicembre 2004
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