L’ Inghilterra seleziona gli embrioni per ottenere bimbi perfetti

Vita: politiche di bioetica

Inghilterra, arriva il test «killer» sugli embrioni


Tramite un esame sul Dna, si potrà selezionare gli embrioni e scartare quelli meno «buoni». L’obiettivo è creare il «bimbo perfetto». Ma divampano le polemiche sul cosiddetto «progresso scientifico»…


 

«Un nuovo test sviluppato in Gran Bretagna consentirà alle coppie che usano la fertilizzazione in vitro, e che hanno un alto rischio di trasmettere gravi difetti genetici, di individuare più rapidamente e con maggior sicurezza questi difetti negli embrioni prima dell’impianto». È quanto ha dichiarato ieri a una conferenza internazionale sulla fecondazione artificiale tenutasi a Praga, Peter Braude, professore di ginecologia del King’s College di Londra e leader del team del Guy’s Hospital che ha portato a termine il test.
Insieme ad alcune reazioni di favore per l’annuncio, molti ieri hanno avanzato serie preoccupazioni e messo in dubbio la moralità di tali esperimenti che portano alla distruzione inevitabile di embrioni. Josephine Quintavalle, direttore di Core (Comment on Reproductive Ethics) ha dichiarato di essere inorridita dal «cosiddetto progresso scientifico. Sono terrorizzata all’idea che un gruppo di persone si incontri per giudicare quale sarà il destino di un embrione, se questo potrà vivere o no. È una vera disgrazia, una situazione insostenibile. Chi siamo noi per poter decidere del destino altrui? E chi può garantire che molti degli embrioni scartati non si sarebbero sviluppati in esseri umani sani e capaci di condurre una vita normale?»
Il nuovo test, assicura Braude alla platea che si è raccolta nella capitale ceca, è sicuro, «aumenta le possibilità di avere un bambino sano, e usa una tecnica che osserva l’intero Dna di una cellula invece che cercare il possibile gene difettoso. Così facendo si possono individuare diverse malattie, invece che una sola». Non solo, continua Braude: «Con questa tecnica abbiamo ottenuto risultati positivi per cinque coppie ora in attesa».
Il metodo è stato chiamato Pgh (Pre-implantation genetic haplotyping), mentre quello attualmente in uso (che ha una possibilità del 50% di vedere i difetti genetici), è chiamato Pgd (Pre-implantation genetic diagnosis). Con il Pgh si testano genitori e parenti che siano portatori di un difetto genetico, per identificare le parti difettose del Dna cromosomico. Poi si prende una cellula dall’embrione, per trattarla in laboratorio in modo da creare più copie del genoma, e quindi cercare segni che indichino la presenza nell’embrione di due di queste parti o unità difettose, chiamate aplotipi.
L’idea della perfezione è folle, ci spiega Olive Duddy, medico di Manchester: «Credo che sarebbe molto meglio individuare la malattia prima di arrivare all’utilizzo dell’embrione, attraverso lo sperma per esempio, per evitare di scartare vite umane. Inoltre, devo ammettere che il mio pensiero va a tutte le persone che hanno malattie genetiche. Queste hanno moltissimo da offrire alla società e credo che sia dunque una tragedia non accettarle per quello che sono».


di Elisabetta Del Soldato
Avvenire 20 giugno 06


Per maggiori informazioni sulle diagnsi preimpianto ecco l’intervento del neonatologo Carlo Bellieni alla XII Assemblea Generale della Pontificia Academia Pro Vita http://www.academiavita.org/template.jsp?sez=AssembleaGenerale&pag=2006/relaz/bellieni/bellieni&lang=italiano