Italiani sempre più torchiati dal fisco: arriva il nuovo Catasto

Diritti dei consumatori

Sulla casa arrivano tasse per cinquanta milioni


Secondo la Finanziaria i proprietari dovranno pagare in base al valore dell’immobile, non più alla rendita. E arriva anche la polizza obbligatoria anticalamità…


 

Una Finanziaria nel segno delle imposte non può che colpire la casa: il bene più visibile, “immobile” per definizione, e quindi esposto ad essere variamente tartassato.
Anche se ancora il 22 settembre scorso Romano Prodi aveva promesso di uniformare il trattamento delle rendite finanziarie e immobiliari (con un’imposta del 20 per cento), nulla è stato fatto. Eppure tassare gli affitti in maniera moderata porterebbe alla luce molti redditi oggi occulti e incentiverebbe nuovi investimenti.
Invece che ridurre la pressione fiscale, si è inventato così un nuovo Catasto, basato sui “valori”: e nonostante le critiche (tra cui quelle di un economista di valore come Francesco Forte) il dado ormai è tratto. D’ora in poi gli italiani proprietari di casa non pagheranno sulla base di ciò che un immobile rende, ma su quello che un immobile vale o si presume che valga. E la previsione di Confedilizia è che le imposte complessive sugli immobili passino dagli attuali 20 milioni di euro a circa 50 milioni.
Si tratta della classica goccia che fa traboccare il vaso, dato che gli immobili sono da tempo assai spremuti dall’erario. Una casa, infatti, è tassata molte volte.
In generale, quel 90 per cento degli italiani che ha un’abitazione se la costruisce con il proprio reddito da lavoro, che già è tassato. Invece che girare il mondo, gli italiani investono nel mattone: pensando alla vecchiaia e ai figli. Ma quei risparmi continuano ad essere sotto il mirino del fisco: basti pensare alle imposte di registro, ipotecarie e catastali. Soprattutto, l’abitazione viene inclusa nel reddito familiare e contribuisce a definire l’entità dell’Irpef. Oltre a ciò, quasi 15 anni fa è stata istituita un’imposta “straordinaria” (Isi) che è poi è stata ribattezzata Ici e che di straordinario non ha nulla. È un’imposta incassata dai Comuni e per questo appare inquietante l’idea di trasferire loro la ridefinizione degli estimi, base di partenza per definire ciò che si deve pagare.
Ma il proprietario contribuisce anche in altri modi.
È sufficiente ricordare la difficoltà con cui vengono ottenuti gli sfratti. Nella situazione presente, quanti locano un’abitazione sono costretti dalle autorità a operare come assistenti sociali “ausiliari” e coatti; e talora a beneficio di soggetti ben più ricchi di loro.
È questo il caso di chi vorrebbe rientrare in possesso di un immobile a uso non abitativo: negozio o impresa. A causa di una legge di ben 56 anni fa, ad esempio, non è possibile sfrattare un farmacista senza un’autorizzazione prefettizia: e questo anche quando vi sono innumerevoli locali disponibili a poca distanza. Ma qualcosa di simile si può dire per gli immobili ad uso industriale.
Non bastasse tutto ciò, è pure in arrivo una polizza obbligatoria anticalamità. Si tratta di un vero regalo alle assicurazioni, ma che penalizzerà ulteriormente i proprietari di immobili: torchiati sempre più dal fisco e in attesa di liberalizzazioni che forse non verranno mai.


di Carlo Lottieri
L’INDIPENDENTE 28 ottobre 2006