Istat: disoccupazione in calo nel 2005

Partecipazione del cittadino

Istat, disoccupazione ai minimi storici


Nel 2005 il tasso dei senza lavoro è risultato al 7,7%, ben al di sotto di quello del 2004.
Se l’avesse detto il centrodestra in campagna elettorale non gli avrebbero creduto. Ora lo dice l’Istat, e non si può non credergli…

Se l’avesse detto il centrodestra in campagna elettorale non gli avrebbero creduto. Ora lo dice l’Istat, e non si può non credergli: nella media del 2005 il tasso di disoccupazione a livello nazionale è risultato al 7,7 per cento, tre decimi di punto in meno rispetto al 2004. Ancora un confronto: per l’Unione europea a 25 paesi il rapporto tra i disoccupati e le forze di lavoro è pari al 9 per cento.
Positivo, dunque, il bilancio dell’Istat. Vale, in particolare, per il quarto trimestre, quello che va dal 3 ottobre 2005 all’1 gennaio 2006. In questo trimestre il tasso di disoccupazione è aumentato su base annua di due decimi di punto nel Nord, portandosi al 4,7 per cento. L’indicatore è salito al 6,7 per cento nel Centro, a sintesi di una riduzione per la componente maschile e di una crescita più sensibile per quella femminile. Nel Mezzogiorno il rapporto tra le persone in cerca di occupazione e le forze di lavoro è risultato pari al 14,2 per cento, otto decimi di punto in meno rispetto al quarto trimestre 2004. Il calo ha riguardato sia la componente maschile sia quella femminile. Il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) è risultato pari nel quarto trimestre 2005 al 24,3 per cento (24,7 per cento nel quarto trimestre 2004). Il tasso di disoccupazione di lunga durata si è attestato al 3,9 per cento, invariato rispetto a un anno prima. È tempo, dunque, di bilanci, almeno per il 2005. Nella classe di età 15-64 anni il tasso di occupazione si è attestato a livello nazionale al 57,5 per cento, invariato rispetto al 2004. Nello stesso periodo il tasso di occupazione dell’Unione europea a 25 paesi è stato pari al 63,6 per cento.


Per quanto riguarda le regioni italiane, quelle che presentano i tassi di occupazione più alti sono l’Emilia-Romagna (68,4 per cento), il Trentino-Alto Adige (67,1 per cento) e la Valle d’Aosta (66,3 per cento). I tassi più bassi si rilevano in Sicilia (44,0 per cento), Campania (44,1 per cento) e Puglia (44,4 per cento). Sono queste le regioni con il tasso di disoccupazione più alto: Sicilia al 16,2 per cento, Campania al 14,9 per cento e Puglia al 14,6 per cento.
In particolare, rispetto al 2004, è rimasto invariato nel biennio il gruppo delle cinque regioni con i tassi di occupazione rispettivamente più alti e più bassi. Nell’articolazione per genere, Emilia-Romagna, Trentino-Alto Adige e Valle d’Aosta fanno registrare nel 2005 i tassi di occupazione femminile più elevati: le prime due regioni segnalano i tassi più alti anche per gli uomini. In tutte le regioni meridionali si riscontrano tassi di occupazione della componente femminile particolarmente modesti. In Puglia, Campania e Sicilia la quota di donne tra 15 e 64 anni occupate è circa la metà di quella dell’Emilia-Romagna. Con riguardo alla componente maschile, ancora una volta il Mezzogiorno manifesta i tassi di occupazione regionale più bassi. In Calabria, Sicilia e Campania sono occupati circa sei ogni dieci uomini tra 15 e 64 anni: in Trentino-Alto Adige e in Emilia Romagna poco meno di otto.
A livello provinciale, i tassi di occupazione più elevati si registrano a Reggio Emilia (70,8 per cento), Modena (70,0 per cento) e a Bologna (69,4 per cento). Si tratta delle stesse province che occupavano le prime posizioni anche nel 2004. La posizione in graduatoria di Reggio Emilia nella media del 2005 trova un sostegno determinante nella componente maschile. Con riferimento alla componente femminile, i tassi di occupazione più elevati si riscontrano a Bologna, Modena e Ravenna.


I tassi di occupazione più bassi si registrano esclusivamente nelle province del Mezzogiorno. A Crotone è occupato solo il 39,6 per cento della popolazione di 15-64 anni (55,7 per cento degli uomini e 23,8 per cento delle donne): a Foggia, dove solo il 21,2 per cento delle donne è occupato, il tasso di occupazione complessivo è pari al 40,6 per cento. Otto delle dieci province del Mezzogiorno (escluse Caserta e Vibo Valentia) facevano già parte nel 2004 del gruppo delle dieci province con i più bassi livelli del tasso di occupazione complessivo. Tutte le grandi province del Centro-nord presentano nel 2005 tassi di occupazione superiori al dato medio nazionale.


La Padania [Data pubblicazione: 19/04/2006]