Intervista a Bossi: il governo vuole ribaltare la società

Dal mondo

Le cose che vengono fatte dal Governo sono inaccettate ormai dalla gente. Non sono solo errori economici. L’economia si può sempre aggiustare, ma alcune scelte che ribaltano la società difficilmente puoi riaggiustarle. Difficilmente si potrà rimettere insieme la società…


1) Intervista a Umberto Bossi


2) Bossi ha ragione: non basta la partita Iva


 

1)


 Bossi: «il Paese ce l’ha a morte col governo»


La gente non ne può più. Soprattutto la popolazione del Nord, abituata a tirar la carretta e orgogliosa del proprio lavoro, si è stufata di subire in silenzio le bastonate fiscali di Prodi. Non ne può più di sopportare “innovazioni” politiche come la famiglia omosessuale che andrebbero a “sinistrare” irrimediabilmente la nostra società. Questi concetti Umberto Bossi li ha espressi in diverse occasioni nelle scorse settimane. Li ha ribaditi con forza domenica dal palco di Piazza Castello a Milano. Su questi temi molto sentiti dal “suo” popolo, il Segretario federale della Lega Nord ha voluto tornare anche nell’intervista che pubblichiamo, rilasciata a Giuseppe Ciulla di Telelombardia domenica sera a Cernobbio a margine di un Gala di Miss Padania.
Lei dal palco ha detto: “Elezioni subito”, perché?
Le cose che vengono fatte dal Governo sono inaccettate ormai dalla gente. C’è il rischio davvero di reazioni pesanti da parte della comunità. Tipo la famiglia omosessuale. Non sono solo errori economici. L’economia si può sempre aggiustare, ma alcune scelte che ribaltano la società difficilmente puoi riaggiustarle. Difficilmente si potrà rimettere insieme la società.
Lei teme proprio delle reazioni sociali da parte della gente?
Si, reazioni sociali. La gente, soprattutto quelli che hanno i figli, non possono accettare sconvolgimenti così forti dalla società. Non vogliono lasciare un mondo così sbandato ai loro figli. Mentre i soldi si possono recuperare ancora, la situazione economica si può riaggiustare, alcune scelte sociali pesanti possono davvero lasciare delle situazioni difficili da riaggiustare.
Anche Berlusconi però, quando era presidente del Consiglio prese dei fischi, subì delle contestazioni anche pesanti…
Questo sì.
Qual è la differenza rispetto a Prodi?
Che adesso è proprio tutto il Paese che non ne può più. Per dimostrarlo basterebbe fare una raccolta di firme da mandare al presidente della Repubblica per chiedere le elezioni. Vedrebbe che arriverebbero decine e decine di milioni di firme. Tutto il Paese ce l’ha a morte con Prodi, con questo governo..
Qual è secondo lei il provvedimento che in questo momento è stato accettato peggio dalla gente?
La gente non accetta certamente dei provvedimenti economici, tasse, tasse. Ma ad esempio la famiglia omosessuale così com’è fatta, una famiglia parallela come l’hanno fatta, da cui far discendere una serie di diritti che scardina i diritti della famiglia naturale mi pare che non venga accettata dalla gente.
Eppure anche da parte di Forza Italia c’è qualche apertura nei confronti, ad esempio del riconoscimento di alcuni diritti alle coppie omosessuali.
I diritti individuali vanno bene, si stabilisca quali diritti e si dica che questi sono i diritti che i conviventi possono avere. Ma stabilire che esiste tout court una famiglia parallela e da lì far discendere tutta una serie di diritti… Vanno a scardinare quella che è la famiglia tradizionale. Questo la gente l’ha preso male.
Anche nel centrosinistra c’è chi comincia a parlare di una possibile crisi di governo. Secondo lei questo a cosa porterà, a un rimpasto oppure a elezioni?
Questo non lo so. Può essere tutte e due le cose, dipende da come si comporta il governo, se sa trattare, se accetta di trattare con la Casa delle Libertà. Se non accetta di trattare e va avanti a testa bassa, beh, allora si deve andare al voto.
Cosa farà Napolitano secondo lei? Lei ha chiesto a Napolitano di non fare orecchie da mercante…
Mi sembra sordo.
Le sembra sordo?
Sì. Mi sembra sordo. Però le ripeto, se raccogliessimo le firme sarebbero decine di milioni di firme di cittadini che vogliono andare a votare.
Lei ha voluto tranquillizzare i suoi, il popolo della Lega a Milano, dicendo. “Io non mollo”. Chi vorrebbe che lei mollasse?
Ma, nessuno, gli avversari politici. Io non mollo, non posso mica far perdere un sacco di voti alla Lega. Io resto lì, resto lì, tranquillo. Io non sono uno che molla. Sto lì, sto in piedi, vado avanti. Anche se in certi momenti mi risulta abbastanza pesante e duro, non mollo, vado avanti.
Che momento politico sta passando la Lega adesso?
Molto buono. E’ molto forte, grazie al governo che ha colpito tutti, tutta la società. Non c’è una sola categoria che è rimasta indenne alla smanazzata di tasse che il governo ha sparato sulla società. Quando metti le mani nelle tasche del cittadino, il cittadino si ribella. Questo sta avvenendo soprattutto al Nord, nella parte del Paese che io conosco bene. Qui si stanno ribellando tutti. Non accettano di essere trasformati in carne, in pollo natalizio.
Oggi (domenica, ndr) Calderoli ha detto: sulla federazione c’è disponibilità a parlarne. Qual è la sua posizione sulla federazione che il centrodestra ha in mente di fare?
Io sono restio a parlar di cose che non conosco. Cioè qui bisogna avere un progetto in mano, le finalità di quel progetto, poi lo statuto della federazione, dopodichè sono in grado di decidere. Prima non sono in grado di farlo. Perché una forza politica come la Lega, che ha molta presa popolare evidentemente vuole avere chiarezza. E’ inutile parlare di cose di cui non si conosce bene a che servono e dove vanno. Partito unico: abbiamo detto di no. Se la federazione è un trucco per arrivare al partito unico, non funziona. Se invece è un’altra strada, un’altra via, nel senso che si apre un progetto nuovo, allora può funzionare.
Berlusconi ha delineato un po’ alcuni contorni di questa federazione, ha detto che si deve agire in maniera democratica, bisogna prendere decisioni con il 75 per cento dei voti. Ma se le chiedessero ad esempio di rinunciare ad alcuni simboli della Lega, ad esempio all’Alberto da Giussano o al Sole delle Alpi?
Questo non è possibile. Se la Lega deve rinunciare ai suoi simboli, va da sola e serve di più. A Berlusconi serve di più un’alleanza con la Lega che sia elettorale, perché porta tanti voti. Non interessa a Berlusconi una Lega che perde i voti, perché poi non porta voti nella federazione. Secondo me si è sbagliato perché per fare una cosa bisogna stabilire a che serve, poi lo statuto, come ci si comporta all’interno, qual è il limite di autonomia che ciascuna forza politica mantiene, perché non è pensabile fare un’aggregazione politica dove chi partecipa perde tutta l’autonomia. Questo non è pensabile. La forza elettorale che porta la Lega va conservata. E Berlusconi penso debba valutare bene se non è utile tenere delle alleanze elettorali piuttosto che creare una fantomatica federazione che poi non funziona, che poi è causa di problemi più che di successo.
Mastella ha detto che con Casini sarebbe al 20 per cento dei voti. Per lei è plausibile? E in questo caso ci si porrebbe un problema di leadership all’interno del centrodestra?
Io non so i numeri. I numeri che ho visto sono molto differenti. Chi è che sarebbe al 20 per cento? Casini stesso?
Casini con Mastella.
Mi sembra un po’ strano ricordando i voti. I sondaggi, (per quanto valgono i sondaggi che possono anche non valere niente), però danno sicuramente una Casa delle Libertà molto in alto.
Ma perché Casini non vuole stare con la Lega?
Peggio per lui. Non so perché non vuole più stare con noi, ma è inutile tenere a forza chi non vuol restare. Mi sembra però tutto un po’ paradossale. Cioè, io ho anche parlato con Casini ma non mi ha mai dato quell’impressione, non mi ha dato l’impressione di non voler restare con noi.
Quindi dove sta andando secondo lei?
Ma, voleva fare un partito di centro. Non ho idea se possa riuscire a farlo. I voti di centro li ha presi Berlusconi. Molti. E quindi è difficile adesso. Cerca di abbattere Berlusconi, da quello che capisco io, in maniera da creare spazio al centro e lì creare la sua aggregazione. Però mi sembra troppo complicato. Le cose in politica funzionano quando sono semplici. Con Berlusconi forte, che ha voglia di far politica, che ha voglia di combattere, la vedo molto dura per Casini. Mi sembra decisamente improbabile che riesca a fare un partito alternativo a Fi.
Quindi Casini in questo momento, credo di intuire, è più pericoloso per la sinistra che per la destra?
Io non so.
Rischia di portare via dei voti agli alleati della Margherita o dell’Udeur?
Guardi, io non voglio darle la risposta, perché e difficile capire se è pericoloso per qualcuno. Può darsi che sia pericoloso più per se stesso che per altri, perché dagli dagli dagli… alla fine Berlusconi si decide anche a scaricarlo. Non è che in questo modo lui fa il partito di centro. Andrebbe in enorme difficoltà, soprattutto per politici che vogliono contare comunque, vogliono fare politica e quindi devono avere anche una serie di posti.
Lei ha trascorso giorni difficili naturalmente, dopo la malattia, ha scritto che ha avuto paura della morte. Se la sente di dirci qualcosa di quei giorni e perché quei giorni la spingono adesso ad andare a trovare Piergiorgio Welby?
Chi passa attraverso le malattie si ricorda qual è il problema delle cose. Io Welby andrei a trovarlo solo perché uno che vuole morire, probabilmente si sente solo. Forse una vicinanza maggiore di tutti noi, di tutti quelli che pensano ad altro, probabilmente lo aiuterebbe.
Che cosa pensa invece del fatto che Berlusconi ha lasciato libertà di coscienza sulla legge per l’eutanasia?
Dato che non me l’ha detto, non l’abbiamo deciso insieme, non so. Berlusconi è portato sempre a fare il liberale. Quindi, anche lì, a lasciar libertà di coscienza. Ma ci sono questioni… La libertà di coscienza uno se la prende ugualmente perché quando vota è da solo, per cui decide lui cosa vota. La libertà di coscienza ce l’abbiamo sempre. Però è inutile dirlo. Dirlo vuol dire un’altra cosa, significa che non si piglia la strada, che si è contrari all’eutanasia. Lasciare libertà di coscienza vuol dire che si è contrari all’eutanasia. Personalmente poi penso che abbiamo già tante cose da fare e bisogna lasciar pur qualcosa da fare al Padreterno. Ci fa nascere, lasciamogli anche la possibilità di farci morire. Io la penso così. Io credo che è difficile intervenire razionalmente, in un campo come la morte e la vita. Sono campi legati all’affettività più che ad altri valori. È difficile. Lasciamo un po’ di lavoro anche al Padreterno.

La Padania [Data pubblicazione: 19/12/2006] 



2)


Bossi ha ragione: non basta la partita Iva


Polemizzo a favore di Bossi. E anche di Dio. È da perfetti ciechi non vedere che il vero furto del nostro tempo è stato perpetrato ai danni del popolo sottraendogli con destrezza il suo tesoro più prezioso: l’identità cristiana. Bossi ha scritto su Libero: «L’identità cristiana e padana». Traduce in politica l’allarme di Papa Ratzinger: «Hanno estromesso Dio dalla vita pubblica». Per questo, con ottime ragioni, credo, Umberto il Grande, nella sua fase 2, quella della piena maturità, fa sapere di essere amico del Papa e spera che tenga duro sull’islam e sulle coppie di fatto. Non è diventato un bigotto. Semplicemente resta l’uomo dal cervello politico più fine che ci sia in giro. E ha compreso che l’esproprio della sua gente parte dal cuore e finisce tragicamente nel portafogli, e non il contrario. Bisogna farsi restituire il maltolto: ma la perla più preziosa è l’identità più che l’Irpef. Per questo il Bossi di oggi somiglia più di ogni altro a quello delle origini. Ieri Alberto Mingardi e Gilberto Oneto, intellettuali di gran pregio, hanno stroncato su Libero le ultime uscite pubbliche del Senatùr. Gli hanno rimproverato di aver dimenticato che la questione centrale su cui la Lega è nata sono i soldi.
NON SI TRATTA DI RIVOLTA FISCALE
Il federalismo, che è la ragione sociale del Carroccio, sarebbe, secondo questa lettura della storia, un’idea nata per impedire il furto perpetrato ai danni dei lombardo-veneti dal potere centrale. D’accordo. I primi manifesti erano ruspanti in senso niente affatto metaforico. La protesta contro la rapina era espressa così: la gallina del Nord fa le uova e Roma gliele beve. Dunque: l’economia, i danée sarebbero il motore della storia come già diceva Marx, prima di Bossi e dei leghisti? Mi permetto di obiettare. È vero: le rivoluzioni federali e non solo nascono sempre come rivolte fiscali. Però c’è qualcosa d’altro che spinge a dar via la propria vita per un ideale federale o indipendentista: e il soldo è secondario rispetto alla molla decisiva, che è la tutela di una «vita buona», di una forma di convivenza e del suo colore, legati a una certa terra e a un certo modo di pronunciare le parole: che non possono essere messi in secondo piano rispetto alle banconote. Questo è il Bossi di oggi e direi di sempre. Perciò ritengo che la Lega si vada caratterizzando come l’autentico partito che ha preso sul serio gli argo menti di Oriana Fallaci. La quale non era né di destra né di sinistra, ma chiedeva alla politica di smetterla di svendere la tradizione cristiana al relativismo nichilista dei radicali e all’islamismo degli invasori. Stiamo attenti a non far rientrare Marx da destra dopo che ci ha già rotte le scatole, e provocato qualche decina di milioni di morti, sulla sinistra. La concezione che l’uomo nella sua essenza sia una bestia economica, porta alla distruzione. Mi viene in mente un capitolo del Vangelo: che cosa serve accumulare frumento nei granai,se stasera morirai? Per che cosa metti via il grano e la grana, se qualcuno nel frattempo ti ha rubato il senso della vita, spappolando la fibra morale della gente? Mingardi e Oneto avrebbero buon gioco a dirmi: amico Dreyfus, la politica non è la macchina per fabbricare significato, sarebbe totalitarismo. Giusto: la politica non può produrre la verità, né imporla, ci mancherebbe. Ma si fa politica non solo per tutelare gli introiti di una partita Iva, ma anche per impedire che l’idem-sentire, quel profumo delle cose tipico di una civiltà, sia spazzato via in quattro e quattr’otto. Uno conta i soldi, e intanto magari gli invadono l’Italia, anzi la Padania… Ricordo di aver partecipato a un memorabile comizio di Bossi a Bergamo, nel 1997. Con la sua capacità di rendere semplici le questioni difficili, impostò il suo discorso politico, molto politico, su questo concetto: «L’uomo non è una bistecca». Insomma, non è solo economia: non di solo pane vive l’uomo. Ed era esattamente il Bossi che tuonava contro Berluskaiser, in quanto devastatore della cultura della famiglia con le sue tv commerciali. Ora l’Umberto ha capito che alla fine il Berlusca ha un sentimento positivo della vita, mette al mondo figli, ci tiene alla tradizione cristiana. E preferisce lui a chi vuole iniettare il veleno nell’idea di famiglia.
IL DIO PO E IL FINTO PAGANESIMO
Tra l’altro questo discorso si congiunge a quello dell’economia. Il nostro benessere si regge sulla piccola e media impresa, sulla capacità di lavoro legata al buon nome della ditta. E questa si sostiene grazie alla cultura cattolica e alla sua concezione della famiglia. Accettabile e anzi ragionevole per tutti, anche per gli atei o gli agnostici. Per dirla tutta: la Lega non è mai stata pagana. Ha accentuato la propria fisionomia “celtica”, con tanto di matrimoni nella foresta e ampolle con l’acqua sorgiva del dio Po, per evidenziare radici antiche. Non credo che nessuno la sera, nella sua stanza, sacrificasse qualche capretto al dio Po invocandone benedizioni. Il popolo della Lega è quello delle valli dove suonano le campane. Bossi ha sentito «l’odore della morte», quell’11 marzo del 2004 e nei mesi seguenti. Se il momento supremo della sua lotta fosse stato soltanto l’abbassare le aliquote dell’Irpef e dare più denari al Nord, forse non gli sarebbe importato gran che di battersi ancora per un’idea.


di DREYFUS
LIBERO 20 dic. 2006