Interessi e ideologia dietro all’uso degli embrioni

Vita: politiche di bioetica

Intervista

«È ideologico perseverare sugli embrioni»

Kenner, docente a Vienna: «Chi insiste su questa strada lo fa per interessi diversi da quelli scientifici»…

di Riccardo Cascioli

«È la conferma che la ricerca sugli embrioni non ha futuro, come peraltro dimostra la ricerca stessa di questi decenni. Chi insiste su questa strada lo fa per altri interessi». È lapidario il professor Lukas Kenner, uno dei massimi esperti europei di cellule staminali, nel commentare l’annuncio del ‘padre’ di Dolly e la scoperta annunciata ieri.Professore all’Istituto di Patologia Clinica dell’Università di Vienna, Kenner ha fondato con altri 5 colleghi l’Istituto Ludwig Boltzmann per la ricerca sul cancro; dal 2005 è consulente scientifico dell’arcivescovo di Vienna, cardinale Christoph Schoenborn, e del Parlamento tedesco per le cellule staminali. Da quest’anno è anche membro della Pontificia Accademia per la Vita.
Professor Kenner, quali possono essere gli interessi legati alla ricerca sugli embrioni?
Sono convinto che si tratti soprattutto di interessi ideologici, connessi al significato della clonazione che è il vero obiettivo di tale ricerca. Altrimenti non si spiegherebbe tanta insistenza su una strada che è un vicolo cieco. Bisogna aver chiaro che qualsiasi tentativo di collocare l’inizio della vita in un momento diverso dalla fusione dell’ovulo con lo spermatozoo da un punto di vista biologico non è giustificabile. Al contrario, separare l’attribuzione della dignità umana dall’inizio della vita biologica è bioeticamente esplosivo.
Ma se la ricerca sugli embrioni è senza futuro perché ci sono tanti investimenti su questo settore?
È soltanto il denaro pubblico che finanzia questa ricerca, dovuto all’ignoranza di politici che cedono alle pressioni di una certa cultura. Poi giocano anche le ambizioni di singoli scienziati e di singoli Paesi. Non a caso questa situazione favorisce la frode scientifica: il caso del professore sudcoreano Hwang Woo-suk è stato soltanto il più clamoroso di una lunga serie.
Lei dunque sostiene che non ci siano in ballo grossi interessi economici?
Guardi, l’unico interesse economico in questo caso sta nel fatto che l’uso dell’embrione umano è molto più conveniente. In pratica è a costo zero, mentre l’uso di animali è molto più costoso. Un solo embrione di scimpanzé, il più simile all’umano, costa all’incirca 3mila euro. Ma anche gli esperimenti con i topi sono molto costosi: una cavia costa circa 300 euro l’anno e per una qualsiasi ricerca ce ne vuole una grande quantità. Liberalizzare la ricerca sugli embrioni equivarrebbe dunque a un forte risparmio per i laboratori.

Avvenire 21 novembre 2007