In politica… da cattolici

Mass media


Marco Invernizzi


Fornisce indicazioni, aiuta a scegliere, indica la gerarchia dei valori. Importante documento della Congregazione per la Dottrina della Fede destinato ai cattolici impegnati in politica.

Apprezzata da quasi tutti gli uomini pubblici intervistati, con l’eccezione dì Livia Turco e Massimo Cacciari, la Nota dottrinale della Congregazione per la Dottrina della Fede circa l’impegno dei cattolici in politica ha “sfiorato” i mezzi di comunicazione per poi finire nel “nulla mediatico”. Prima di esaminarla, vale la pena di riflettere su questo sovraccarico informativo a cui l’uomo contemporaneo è sottoposto, che impedisce di distinguere le notizie importanti da quelle effimere, che mette ogni cosa sullo stesso piano.


Questo documento è importante, merita di essere letto e studiato, “tenuto sul comodino”, utilizzato e presentato nelle parrocchie, nei centri culturali, nei circoli dei partiti politici. Perché? Anzitutto per l’autorevolezza, perché pur non provenendo direttamente dal magistero pontificio è comunque un documento “approvato” dal pontefice, il 21 novembre 2002, ed è stato pubblicato dalla Congregazione guidata dal card. Joseph Ratzinger, che non svolge certo un ruolo secondario nella vita della Chiesa cattolica. Ma poi, è importante soprattutto per i temi che affronta in un pur breve testo.

La Nota non fornisce indicazioni di voto.


I fedeli non si aspettino indicazioni partitiche, dove è meglio militare oppure a quale coalizione dare il proprio voto. E’ inutile invocare retoricamente la maturità del laicato e poi chiedere all’autorità ecclesiastica indicazioni di voto. Il partito e il voto sono scelte che
spettano a ciascun fedele. La Nota dottrinale, come il resto del Magistero, fornisce indicazioni, aiuta a scegliere, indica la gerarchia dei valori che costituiscono il criterio con cui scegliere. Lo ha capito benissimo Massimo Cacciari (la Repubblica, 17 gennaio 2003) che infatti contesta, nella Nota della Congregazione, «l’ordine delle questioni quando si giunge al concreto. Secondo me andrebbe completamente rovesciato», cioè «dovrebbe cominciare dalla pace» e non dal diritto alla vita. E’ sempre spiacevole contrapporre principi e valori, ma bisognerebbe chiedergli quale sia il fondamento, la radice dei diritti e dei doveri, la condizione della stessa pace.


Eccoci dentro il cuore del documento firmato dal card. Ratzinger. Esso inizia anzitutto indicando ai fedeli l’importanza della politica e la considerazione in cui la Chiesa l’ha sempre tenuta, dal tempo dei Padri con la Lettera a Diogneto fino alla recente proclamazione di san Tommaso Moro Patrono dei Governanti e dei Politici. Si rivolge ai cittadini che vivono e operano nelle società democratiche, «nelle quali lodevolmente tutti sono resi partecipi della gestione della cosa pubblica in un clima di vera libertà», ma dove negli ultimi tempi sono emerse posizioni ambigue e discutibili che hanno suggerito l’attuale intervento della Congregazione.


lì riferimento agli ultimi tempi è importante. La Nota infatti ricorda, all’inizio del secondo capitolo, che la società civile sta vivendo un tempo di transizione, la fine di un’epoca e l’inizio di una nuova. Essa non descrive questo passaggio epocale, che peraltro può essere individuato nella fine dell’epoca nata con la Rivoluzione del 1789 e conclusa, due secoli dopo, con il crollo del Muro di Berlino, nel 1989, quando termina l’epoca delle ideologie, la cosiddetta modernità. Nella nascente fase della storia, la Nota individua una caratteristica di fondo in «un certo relativismo culturale» che «sancisce la decadenza e la dissoluzione della ragione e dei principi della legge morale naturale». Infatti, l’uso di ragione e un certo rispetto della legge naturale erano rimasti parzialmente praticati durante i due secoli precedenti, l’Ottocento e il Novecento, almeno fino alla rivoluzione culturale del 1968. Oggi non è più così.


Su questo nodo la Congregazione concentra il suo intervento. Esso vuole indicare le ragioni dei comportamenti da assumere nella vita politica, soprattutto in quella democratica, che per la sua natura partecipativa ha un particolare bisogno di punti fermi, non negoziabili, da porre a fondamento del bene comune. Sembra che la Nota voglia indicare ai cattolici, e in generale agli uomini impegnati a diverso titolo nella vita pubblica, quali siano le radici dell’ordine da costruire attraverso la loro azione pubblica. Senza queste radici, la stessa democrazia rischia di trasformarsi in un regime totalitario, come ha sottolineato lo stesso Giovanni Paolo II nell’enciclica Evangelium vitae.
La radice, il fondamento della vita civile si trova nel rispetto di una retta concezione della persona, afferma il documento. Può sembrare banale, semplicistico, ma su cosa si pensa di poter instaurare un rapporto di convivenza nella società multietnica e multiculturale, se non appunto partendo dalla persona, creatura voluta a immagine e somiglianza del suo Creatore, quindi depositaria di una dignità inviolabile. In effetti, si ripete la stessa sfida che ha accompagnato il confronto fra le ideologie e il realismo cristiano, con la differenza che le ideologie, oggi, sono state sostituite dal rifiuto (peraltro altrettanto ideologico) di attribuire all’uomo la possibilità di conoscere la verità, e quindi i criteri attorno ai quali organizzare la vita delle società. Contro questo nichilismo, la Nota invita i cattolici a costruire una cultura comprensibile all’uomo moderno, che rivitalizzi il grande patrimonio della Tradizione cattolica e sia premessa all’impegno politico. Quest’ultimo sarà laico, cioè indipendente dalla sfera religiosa ed ecclesiastica, ma non dalla morale. Così, quando dovremo giudicare il programma di un partito, o scegliere a chi attribuire il nostro voto, oppure valutare l’operato di un governo, sappiamo di avere alcuni criteri di riferimento, appunto partendo dalla centralità della persona: il rispetto della vita innocente, la famiglia come cellula primaria della società, la libertà di scelta della scuola da parte dei genitori, ossia la parità scolastica, la libertà religiosa con la conseguente reciprocità fra i diversi Stati. La pace verrà di conseguenza e sarà, come scrive sant’Agostino, la “tranquillità dell’ordine”. Senza peraltro cadere nell’utopismo di chi crede possibile costruire sulla terra la Gerusalemme celeste o di ottenere la pace perpetua e perfetta, dimenticando il peccato originale.


Ricorda:


“È avvenuto in recenti circostanze che anche all’interno di alcune associazioni o organizzazioni di ispirazione cattolica, siano emersi orientamenti a sostegno di forze e movimenti politici che su questioni etiche fondamentali hanno espresso posizioni contrarie all’insegnamento morale e sociale della Chiesa. Tali scelte e condivisioni, essendo in contraddizione con principi basilari della coscienza cristiana, non sono compatibili con l’appartenenza ad associazioni o organizzazioni che si definiscono cattoliche. Analogamente, è da rilevare che alcune Riviste e Periodici cattolici in certi Paesi hanno orientato i lettori in occasione di scelte politiche in maniera ambigua e incoerente, equivocando sul senso dell’autonomia dei cattolici in politica e senza tenere in considerazione i principi a cui si è fatto riferimento”.


(Congregazione per la dottrina della Fede. Nota dottrinale circa alcune questioni riguardanti l’impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica)



Bibliografia:

Congregazione per la Dottrina della Fede, Nota dottrinale circa alcune questioni riguardanti l’impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica
, del 24 novembre 2002, solennità di N.S. Gesù Cristo Re dell’Universo
Giovanni Paolo II. Lettera apostolica Motu proprio per la proclamazione di san Tommaso Moro Patrono dei Governanti e dei Politici, 2001.
Cristianità, gennaio-febbraio 2003, con il testo integrale della Nota, un commento di Giovanni Cantoni, gli articoli di presentazione comparsi su L’Osservatore Romano dei cardinali
Giacomo Biffi e Joachim Meisner e altra documentazione.


© Il Timone n. 14, Marzo/Aprile 2003