In Uganda in fiamme un campo profughi

Libertà religiosa

Si aggrava di ora in ora la condizione delle sventurate popolazioni delle regioni nilotiche del Nord dell’Uganda, esposte da ormai diciassette anni alle violenze perpetrate, spesso in modo atroce, dai ribelli dell’Lra.

KAMPALA – Ripetendo ancora una volta un tragico copione delle loro incursioni nei villaggi, gli “olum” (“erba”, come i ribelli sono chiamati in lingua locale Acholi) hanno sequestrato ieri numerosi bambini in due località del distretto di Gulu, dopo averle saccheggiate. Nel darne notizia, la Misna, l’agenzia internazionale delle Congregazioni missionarie, specifica che le incursioni e i rapimenti sono avvenuti nelle località di Abwoc e di Layibi.
Nel frattempo, il più grande campo profughi del Nord dell’Uganda, quello di Pabo, è andato in parte distrutto per un incendio scoppiato domenica scorsa, e che solo da ieri può ormai ritenersi sotto controllo. Circa 4.000 capanne sono state divorate dalle fiamme, mentre 20.000 persone non hanno più un tetto, sia pure fatto di foglie d’erba intrecciate, come appunto quelli delle capanne di Pabo.


Il campo profughi semidistrutto si trova a 35 chilometri a Nord-Ovest di Gulu, il capoluogo dell’omonimo distretto nordugandese esposto, come quelli vicini di Arua, di Lira e di Soroti, alle atrocità contro le popolazioni locali nilotiche delle etnie Teso, Kuman, Acholi e Lango, sulle quali i ribelli dell’Lra fanno incombere la minaccia di un vero e proprio genocidio.
L’incendio di domenica scorsa si è sviluppato mentre l’esercito stava compiendo un’operazione di controllo. Le fonti ufficiali parlano di indagini di routine, ma diverse testimonianze dei rifugiati riferite sempre dalla Misna parlano al contrario di usuali e gratuite angherie. I testimoni in questione accusano i soldati di essere stati anche la causa, seppur involontaria, dell’incendio (sembra che un soldato abbia gettato una sigaretta accesa su un mucchio di paglia) e di aver tentato di impedire loro di raggiungere le capanne in fiamme. C’è stato anche uno scontro con una sassaiola che ha causato una decina di feriti.


Il campo di Pabo ospita circa 62.000 profughi, che hanno dovuto abbandonare villaggi e terre coltivabili sotto l’incalzare dei ribelli, e che vivono spesso senza neanche l’indispensabile per sopravvivere. In totale si calcola che oltre i due terzi della popolazione dell’area sia costretta a soggiornare in campi profughi per sfuggire alla minaccia degli “olum” guidati da Joseph Kony, sedicente aspirante fondatore di un regime che blasfemamente dichiara ispirato a valori religiosi.
Nei giorni scorsi la Procura della Corte Penale Internazionale (Cpi) dell’Aja ha annunciato che un’inchiesta con l’accusa di crimini contro l’umanità verrà aperta nei confronti dell’Lra, i cui adepti si sono resi responsabili di spaventose violenze, uccidendo e mutilando decine e decine di migliaia di persone e sequestrando non meno di ventimila bambini, ridotti in schiavitù o arruolati a forza nelle loro file.



(©L’Osservatore Romano – 5 Febbraio 2004)