In Francia il primo trapianto di faccia

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Face Off


E’ stato fatto ad Amiens, nel nord della Francia, il primo trapianto al mondo, anche se parziale, della faccia. Tutto il grande triangolo che comprende naso e bocca e’ stato asportato da un donatore morto a Lille e adattato sul volto sfigurato di una donna di 38 anni.

Colpisce per l’associazione spontanea a un film di cassetta come Face Off, che aveva per protagonisti John Travolta e Nicholas Cage.
Ma la sensazone è che la poverina sia l’ennesima cavia. Infatti, l’operazione è incerta dal punto di vista scientifico, ma certamente lucrosa sul piano professionale. Il clamore della notizia ha evidenti effetti propagandistici senza che nessuno possa assicurare nulla per il futuro di questa donna, che ora si troverà davanti al pericolo del rigetto e dovrà prendere immuno depressivi per tutta la vita e sopratutto si troverà davanti ad un travaglio psicologico che nessuno sa dove sboccherà. La stessa equipe medica parla di “alto rischio medico e psicologico”.
Dubbi dal punto di vista etico li ha espressi il prof. D’Agostino, presidente del Comitato Nazionale di Bioetica. Egli ha dichiarato, infatti, che prima di procedere al trapianto di faccia bisognerebbe essere certi che la chirurgia ricostruttiva sia totalmente impotente. Si insinua il sospetto che dietro anunci così clamorosi ci siano interessi di varia natura. Infatti, l’esito è incerto, anche se l’operazione possa essere tecnicamente riuscita.
“Non si capisce il perché attentare così gravemente all’identità di una persona, attraverso appunto il trapianto di faccia – ha affermato D’Agostino – quando è stato già ampiamente dimostrato, ad esempio con i tentativi di trapianto di mano, che questo genere di operazioni crea terribili problemi di accettazione psicologica nei pazienti. Il viso – ha aggiunto – rappresenta nel modo più forte e inequivocabile l’identità di una persona: intervenirvi con una tecnica di sostituzione è una forma di attentato all’unicità della persona”. Meglio sarebbe, rileva il bioeticista, “esplorare tutte le possibili vie alternative offerte della chirurgia estetica per ottenere risultati analoghi, ma in maniera sicuramente meno traumatica”.
Restano poi le tante questioni morali ed etiche che un simile trapianto porrebbe, a partire dal consenso dell’eventuale donatore e dai problemi psicologici che il trapianto di faccia di un defunto determinerebbe per la famiglia e i congiunti dello stesso. Insomma, conclude D’Agostino, “è necessario riflettere seriamente sulle tante implicazioni, etiche e non solo, che una simile tecnica di trapianto comporterebbe”.


KATTOLIKO PENSIERO 30 novembre 2005
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