Il voto del Senato sulle discriminazioni per «tendenze sessuali»

La cappa ideologica

DECISIONE SQUASSANTE
La «tendenza sessuale» entra nel ddl

Il «decreto sicurezza» è incredibilmente diventato il cavallo di Troia con cui far passare di forza – e, al tempo stesso, con insidiosa vaghezza – nel nostro ordinamento un nuovo reato anche d’opinione: la discriminazione fondata sulle «tendenze sessuali», quasi che queste avessero una ‘qualità’ paragonabile alla razza o all’origine etnica…
E i Teodem hanno votato a favore del maxiemendamento

Decisione squassante

Ci mancava anche il voto di fiducia. Per di più in un clima di indescrivibile confusione e misconoscenza delle regole italiane ed europee. Fatto sta che all’ombra dell’imperiosa e ultimativa richiesta di serrare le fila recapitata ieri dal governo alla coalizione di centrosinistra si è fatta passare una decisione squassante, che altrimenti non sarebbe stata assunta dal Senato della Repubblica. Il «decreto sicurezza» è, infatti, incredibilmente diventato il cavallo di Troia con cui far passare di forza – e, al tempo stesso, con insidiosa vaghezza – nel nostro ordinamento un nuovo reato anche d’opinione: la discriminazione fondata sulle «tendenze sessuali», quasi che queste avessero una ‘qualità’ paragonabile alla razza o all’origine etnica.
Nonostante le infuocate rassicurazioni del senatore Latorre, si tratta di un nuovo reato per il quale – a discrezione di qualche giudice – potrebbe essere condannato addirittura fino a tre anni chi si esprimesse contro l’adozione di un bimbo da parte di persone dello stesso sesso. E questo risultato – visto che si era in extremis rinunciato a ricorrere alla formula dell’«identità di genere» – è stato pure presentato come una «mediazione», che se tale fosse stata si sarebbe semplicemente qualificata come vergognosa. In realtà, era a tutti gli effetti una calcolata operazione ideologica di scardinamento del sistema sociale. Al quale noi, per la nostra parte, non possiamo consentire. Lo diremo più chiaramente domani.
Avvenire 7 dicembre 2007

La «tendenza sessuale» entra nel ddl
Pera: norma introdotta come ladro di notte. Buttiglione si vuole la polizia delle idee

Resta non risolto il nodo provocato dall’inserimento di un reato di opinione riferito alla tendenza sessuale all’interno del disegno di legge di conversione del decreto sulla sicurezza. La proposta partita dalla sinistra radicale è stata recepita nel maxiemendamento, su cui il governo ha imposto la fiducia, in una versione mutata, che non ha eliminato le obiezioni di Paola Binetti, che ha votato no al maxiemendamento. Ma ha poi espresso un sì al voto finale sul decreto. Anche gli altri Teodem sembravano in un primo momento conservare le loro perplessità sulla norma, ma poi hanno votato a favore del maxiemendamento. La Binetti ha spiegato il suo «no» all’emendamento con un voto di coscienza: «Una norma inaccettabile». Giulio Andreotti ha votato «no» all’emendamento, e si è astenuto sul voto finale.
L’ex presidente del Senato Marcello Pera ha parlato di una norma introdotta «solo ad uno scopo: condannare oggi l’omofobia per preparare la strada domani al matrimonio omosessuale». Un emendamento introdotto «dal governo alla maniera di un ladro notturno», ma «del tutto estraneo alla materia del decreto» e che «introduce nel nostro ordinamento istituti contrari alla Costituzione». La nuova versione non parla di gender o di orientamento sessuale ma, ciò che è molto simile, di «tendenza sessuale», punendone la discriminazione sulla base di un riferimento all’articolo 13 del trattato di Amsterdam. «Il governo – commenta il presidente dell’Udc, Rocco Buttiglione – tenta di creare una polizia delle idee ed una nuova inquisizione contro coloro che ritengono che l’omosessualità possa essere un disordine morale». Con il risultato di poter condannare fino a 3 anni qualunque parroco «che legga e commenti ciò che, per esempio, dice San Paolo sulla omosessualità». Peraltro con l’inserimento nel ddl di conversione del decreto sulla sicurezza di un testo senza alcuna omogeneità.
Il voto di fiducia, a detta dell’ex ministro, è «uno schiaffo e un ricatto a tanti parlamentari della maggioranza che in coscienza non si sentono di accettare quella visione dell’uomo». «È una norma in bianco – concorda il vicecapogruppo dell’Udc, Maurizio Eufemi – non ha la cornice costituzionale adeguata. In base al citato trattato è il Consiglio dei ministri della Ue che deve decidere e all’unanimità eventuali generici ‘provvedimenti’ contro la discriminazione, nella norma varata dal governo invece si istituiscono norme di carattere penale nazionale». «Una porcheria costituzionale», sintetizza il capogruppo Francesco D’Onofrio, intervenendo per dichiarazione di voto.
E per An, Alfredo Mantovano mette in chiaro che la ‘tendenza sessuale’ «non costituisce una qualità paragonabile alla razza, all’origine etnica, ecc». «Rispetto alla non discriminazione – ribadisce il senatore – diversamente da queste, la tendenza omosessuale è un disordine oggettivo». Vi sono ambiti, prosegue l’esponente del partito di Fini, «nei quali non è ingiusta discriminazione tener conto della tendenza sessuale: per esempio, nella collocazione di bambini per adozione o affido, nell’assunzione di insegnanti o allenatori di atletica, e nel servizio militare».

di Pier Luigi Fornari
Avvenire 7 dicembre 2007