Il tramonto della libertà

Vita: politiche di bioetica

I Bioetici Faustiani, come li ha definiti Giuliano Ferrara, vogliono imporre la procreazione assistita come il top della libertà umana. Ne è invece la distruzione in un delirio di “liberismo selvaggio”. Le buone ragioni di una legge restrittiva e alcune scomode evidenze taciute dai suoi oppositori La libertà e l’idea che ne hanno gli uomini d’oggi sono le questioni centrali della contesa intorno alla legge sulla procreazione assistita approvata dal parlamento italiano. Non la “laicità dello Stato”, la “salute riproduttiva”, il “progresso della ricerca scientifica”, tutti pretesti propagandistici sollevati solo per denigrare i fautori della legislazione restrittiva che è stata poi approvata.
Il vero argomento del contendere era ed è, come affermano enfaticamente nel loro manifesto contro la legge italiana il premio Nobel Rita Levi Montalcini, il ginecologo Carlo Flamigni, l’ex presidente della Comunità ebraica Tullia Zevi (tutti e tre membri della Consulta di Bioetica) ed altri personaggi pubblici, «il diritto di essere liberi di scegliere se avere o non avere figli, quanti averne, quando averli e come averli, anche ricorrendo all’assistenza medica. La libertà riproduttiva è un valore definitivamente consolidato…». Giuliano Ferrara ha definito i sostenitori di tale posizione “Bioetici Faustiani (d’ora in avanti BF)” che vogliono essere “liberi di fabbricare e distruggere vite”; con felice intuizione l’assessore comunale milanese Salvatore Carrubba ha applicato ai firmatari, quasi tutti di sinistra, la legge del contrappasso rovesciando su di loro l’accusa di “liberismo selvaggio”, solitamente usata dai medesimi come una clava contro le politiche economiche della globalizzazione. Alain Finkielkraut, nell’intervista che di seguito ospitiamo, fa un passo in più e denuncia «la confusione fra dominio e libertà» che qui vien fatta, in quanto «il dominio totale dell’uomo sulla sua procreazione è evidentemente una minaccia per la libertà, perché l’uomo è un individuo libero nella misura in cui non è fabbricato».
Al contrario di quello che asseriscono i fautori della fecondazione extracorporea, ciò cui ci troviamo di fronte è una rarefazione della libertà umana, a vantaggio del potere di una casta scientifico-tecnocratica.
Che questa ricerca di maggior potere sia in atto e sia il vero obiettivo si comprende quando si prende coscienza che i BF stanno conducendo una subdola campagna pubblicitaria per convincere che la procreazione mediante fecondazione extracorporea è preferibile a quella naturale. Quest’ultima, infatti, non potrà mai offrire tutte le possibili garanzie rispetto a due presunti diritti enunciati dai BF in materia di figli: «quando averli e come averli». L’altra invece sì, secondo i suoi fautori, che occultano accuratamente i danni collaterali prodotti dalle loro pratiche e di cui esiste significativa documentazione scientifica (vedi il box a pagina IV).
Quando ci si mostra scandalizzati di fronte al divieto di diagnosi pre-impianto dell’embrione contenuto nella nuova legge, la volontà di fare della fecondazione extracorporea un servizio più efficiente di quella naturale è trasparente: in un concepimento naturale la diagnosi circa le condizioni di salute del feto non è formulabile prima del terzo mese di gravidanza, nella fecondazione extracorporea invece può essere effettuato prima della gravidanza stessa.
Sulle pagine de Il Riformista, 10 dicembre scorso, il discorso circa la maggiore competitività della procreazione assistita è addirittura spudorato: «Un recente studio americano che ha seguito lo sviluppo dei figli dell’eterologa… sostiene che questi bambini sono più accuditi ed amati, al punto che mostrerebbero un punteggio più alto nei test per il quoziente di intelligenza».
Il futuro, insomma, è un mondo di individui totalmente dipendenti dalle capacità manipolatorie della casta dei tecno-scienziati quando si accingono a concepire e totalmente determinati dalla volontà programmatoria dei loro genitori-produttori quando sono stati concepiti: altro che libertà!  
di Casadei Rodolfo