Il presidente onorario dell’Arcigay se rieletto promette Pacs…

Famiglia: coppie di fatto

Pacs, Grillini disattende l’invito al silenzio di Prodi


Franco Grillini, deputato Ds, torna all’attacco: «Appena rientrato in Parlamento, se gli elettori lo vorranno, il mio primo atto sarà la presentazione della proposta di legge sui Pacs…». Il tema dei diritti delle coppie di fatto, glbt comprese (gay, lesbian, bisexual e transgender) – afferma Grillini – «è diventato molto rilevante anche perchè simbolico della concezione dello Stato, dei diritti e delle libertà, una delle questioni dirimenti della differenza tra destra e sinistra: la destra discrimina, esclude, nega i diritti più elementari, è servile con il clericalismo più fanatico; la sinistra è inclusiva, riconosce i diritti, rispetta gli stili di vita, considera un valore la diversità».
«Grillini finge di non capire, ma in realtà capisce benissimo. Dalla sua replica, risulta chiaro innanzitutto il suo astio nei confronti della famiglia naturale come istituto sociale». Lo ha dichiarato Elisabetta Gardini, Portavoce di Forza Italia, in risposta alle esternazioni del presidente onorario dell’Arcigay, Franco Grillini. Secondo la portavoce «il Professor Prodi ha il dovere morale e civile di spiegare una volta per tutte qual è la vera posizione dell’Unione sui temi etici e sociali: se la sua, demagogica e ambigua, di ‘cattolico adulto’, o – conclude Elisabetta Gardini – quella espressa da Grillini e dalla Rosa nel Pugno»


 

Una specie di buccia di banana sotto i piedi dell’Unione: se proprio bisogna saltarci sopra, meglio farlo da… metà aprile. Franco Grillini, deputato Ds, torna all’attacco: «Appena rientrato in Parlamento, se gli elettori lo vorranno, il mio primo atto sarà la presentazione della proposta di legge sui Pacs, persino la Repubblica Ceca li approva…». E Romano Prodi prima spiega che «c’è solo una seria, dovuta, onesta e direi cristiana preoccupazione per i diritti delle unioni di fatto», poi invita a riprendere in mano il programma elettorale dove non figura alcuna equiparazione alle famiglie.
La faccenda “pacs”, dunque riesplode. Perché otto giorni fa il leader dell’Unione Prodi aveva scritto una lettera ai presidenti di Arcigay e Arcilesbica, «prendendo atto con serietà» della loro «insoddisfazione circa il compromesso raggiunto in sede di redazione del programma», promettendo «determinazione e impegno a voler percorrere insieme a voi, e non senza di voi, il cammino in grado di portare a un riconoscimento pieno ed effettivo di questi diritti». E tuttavia chiedendo di «essere consapevoli che un argomento simile, per essere discusso e approfondito, non ha bisogno di chiasso e polemiche, ma del dialogo piano e ponderato, pacato e non urlato». Tanto più – chiudeva Prodi – sapendo «che voi avete a cuore la nostra vittoria». Morale? «Costruiamo insieme in queste settimane che ci separano dal voto le condizioni migliori per vincere».
Che era come sussurrare ad Arcigay e Arcilesbica: siamo tutti sulla stessa barca, quindi per ora cerchiamo di non enfatizzare sulla questione e pensiamo a vincere: poi, dopo le elezioni, l’affronteremo «non senza di voi». Il problema è che la lettera – di per sé già rilevante – non aveva granché entusiasmato le due associazioni di omosessuali. Preoccupate dal fatto che «la formulazione adottata risulta del tutto insoddisfacente, perché non affronta il nodo della creazione di un nuovo istituto giuridico». E ieri sono tornate a ribadirlo: non sia mai qualcuno lo dimentichi.
E il centrodestra? Loro e il centrosinistra hanno al riguardo «due visioni davvero alternative», dice il presidente della Camera Pier Ferdinando Casini a Porta a Porta (dove ha ingaggiato un’aspra contesa, assieme a Giulio Tremonti, contro Enrico Boselli e Fausto Bertinotti): «I cittadini italiani possono esplicare le loro opzioni sessuali liberamente, il problema è parificare la famiglia naturale a quella fondata sullo stesso sesso». Così, «se voi ritenete naturale una famiglia fondata su una unione omosessuale…». Replica Boselli: «Per noi è naturale». E Casini: «Per me no».
Tremonti va avanti: «Noi non simpatizziamo per gli omosessuali e i transgender. Noi, invece, manifestiamo una relativa preferenza per il campanile, la famiglia, il mondo naturale». Detto ciò, Tremonti aggiunge che «esiste un problema, ma non si può creare un matrimonio parallelo. Noi non siamo d’accordo su creare un quasi matrimonio. Lo siamo, d’accordo, per riconoscere una serie di diritti, ma questa non può essere un’operazione per poi costruire qualcos’altro: consentiteci di avere un’idea diversa dalla vostra del matrimonio». Elisabetta Gardini, portavoce di Fi, aveva intanto replicato a Grillini che, «finge di non capire, ma risulta chiaro innanzitutto il suo astio nei confronti della famiglia naturale come istituto sociale». Ora, piuttosto – aveva concluso – «il professor Prodi ha il dovere morale e civile di spiegare una volta per tutte qual è la vera posizione dell’Unione». E per Isabella Bertolini, vice-capogruppo di Fi alla Camera, «ora i cittadini sanno che, in caso di vittoria di Prodi e della sinistra, i diritti e le tutele della famiglia tradizionale saranno cancellati».
Anche Riccardo Pedrizzi, responsabile per le politiche della famiglia di An, aveva risposto alle parole prodiane: «Prodi, da “cristiano”, si preoccupa di riconoscere le unioni gay. Noi, invece, da laici e non solo da cristiani, ci preoccupiamo di riconoscere i diritti costituzionali della famiglia naturale fondata sul matrimonio, che fa esistere la società e la manda avanti».


di Pino Ciociola


Avvenire 17 marzo 2006