Il presidente della Camera Bertinotti al gay pride di Torino

Socialismo

E ora al gay pride sfilano le Istituzioni


Incurante del peso specifico del suo alto incarico istituzionale, Fausto Bertinotti ha annunciato la sua adesione alla parata omosex di Torino…


 

Il presidente ci prova. Ci prova sempre. Tanto, male che vada, riprenderà semplicemente a girare la solita giostra di polemiche con gli “amici” rompiscatole della Margherita, oppure con i nemici di sempre del centrodestra, o ancora con qualche uomo di Chiesa che alza la voce.
E così è stato, senza strappi al copione. Il presidente della Camera ha fatto la sua sparata in tutta tranquillità, dando la sua adesione formale al gay pride, e dietro a lui la carovana delle polemiche si è messa puntualmente in marcia. Come se fosse questo lo spettacolo che la terza carica dello Stato è chiamata a offrire al Paese. Lui, proprio lui, la figura che dovrebbe unire, che diventa invece fonte di divisioni, di fratture, di scontri.
Proprio così, incurante del peso specifico del suo alto incarico istituzionale, Fausto Bertinotti ha annunciato la sua adesione alla parata omosex di Torino, in calendario per sabato pomeriggio. Tanto è bastato, con tanto di resto, per dare il la a un carosello di polemiche cucinate prima di tutto dai “compagni” moderati, e a seguire dall’opposizione in Parlamento. Per quanto sia difficile abituarsi, il copione che ci propone la sgangherata coalizione di Governo è sempre lo stesso: nell’Unione ognuno pensa ai fatti suoi, sempre e comunque, anche quando si trova a ricoprire tra le più alte cariche della Repubblica.
Avviene così con il capo carismatico della sinistra radicale, il rivoluzionario tutto cachemire e mondanità. Non importa se nel frattempo la macchina scassata della politica (quella con la p piccola piccola), con il suo gioco del dare e dell’avere, gli abbia offerto la terza poltrona dello Stato. Quella di presidente della Camera, accidenti. Un mandato che Fausto Bertinotti è tentato di rimodellare usando come calco il ruolo che ha coperto per 14 anni: quello di segretario di partito, un partito sorto nientemeno che per “Rifondare il Comunismo”.
Soltanto così si spiega il suo bisogno irrefrenabile di partecipare ufficialmente al previsto gay pride, sia pure a titolo personale e anche se la sua presenza fisica sotto la Mole è tuttaltro che certa. Una manifestazione che, a torto o a ragione, fa puntalmente discutere, polemizzare, radicalizzare il dibattito in un Paese costruito formalmente sulla laicità, ma sorretto nella sostanza da un forte spirito religioso. Spirito che si traduce in un consenso che si ramifica lungo tutto lo Stivale, tra famiglie, parrocchie e oratori e che si arrampica in alto fino al Parlamento, dove germoglia tanto tra le fila dell’Unione che della Casa delle Libertà.
Bertinotti tutto questo lo sa bene, eccome. E sa anche che la sua adesione al gay pride, più quella del ministro per gli Affari europei Emma Bonino, non potrebbe che portare polemiche e divisioni. Eppure non molla, non demorde. Se ne infischia, lui, che ora sarebbe chiamato a unire, e non a dividere. Lui al gay pride ci deve andare, perchè deve prima di tutto deve pensare al suo di consenso, quello dell’ala radicale, quello che ha lasciato (solo per poco) due mesi fa arrivando a Montecitorio. Quale occasione migliore per mettere il proprio nome accanto a quello del gay pride?
E a noi, a questo punto, non resta che sorbirci il copione di cui sopra, con tutto il carico di polemiche interne alla coalizione più divisa di sempre, l’Unione. La Margherita ha subito mostrato il suo volto infuriato contro il presidente Fausto, aperto il fuoco con l’ex segretario Pierluigi Castagnetti: «Siamo in un momento di relazioni difficili con il mondo cattolico. Questa scelta mi sembra inopportuna, soprattutto adesso». Dietro di lui il compagno di partito Luigi Bobba: «Prodi aveva raccomandato a tutti di stare zitti e pedalare. Questa uscita mi sembra che porti proprio al contrario».
Forti critiche al presidente della Camera anche tra la Cdl, che reagisce con il coordinatore di Forza Italia, Sandro Bondi: «Fausto Bertinotti dimostra con la sua scelta di non avere alcuna consapevolezza del ruolo al quale è stato chiamato come nuovo presidente della Camera, perché il suo è l’atteggiamento di chi continua a piegare una delle maggiori istituzioni dello Stato alle ragioni della propria fazione politica».
Dalla parte di Bertinotti, invece, si contano le adesioni scontate di compagni di partito come Vittorio Agnoletto, oltre a quella dei Ds, come spiega Maurizio Migliavacca, coordinatore della segreteria nazionale della Quercia: «La battaglia per l’affermazione dei diritti dei gay, lesbiche, bisessuali e transessuali è una battaglia di democrazia. Crediamo sia necessaria una legislazione che dia piena cittadinanza ai gay, alle lesbiche, ai bisessuali e ai transessuali».
Alla manifestazione nazionale del gay pride che sfilerà per il centro di Torino sabato prossimo parteciperanno anche i parlamentari della Rosa nel pugno, a cominciare dal veterano Marco Pannella accompagnato dal suo delfino, Daniele Capezzone.
A sorpresa, dopo un iniziale diniego, anche la Regione Piemonte parteciperà alla sfilata tra Porta Susa e piazza Vittorio, rappresentata dall’assessore alle Pari opportunità, Giuliana Manica. Insomma, istituzioni in massa alla parata delle polemiche. Tutte una dietro all’altra, da Montecitorio agli enti locali, spartendosi una fetta di corteo con altri 26 carri, uno dei quali promosso dalla Cgil.
Ma al sabato dei gay e lesbiche c’è già in programma una curiosa “controparade” sotto la Mole. Si tratta del “family pride”, aperto a tutti i cittadini per ribadire i valori della famiglia tradizionale. È la risposta di An torinese al Torino Pride che sabato chiederà parità di diritti per le coppie del medesimo sesso. Una manifestazione che si propone chiaramente come una “controprovocazione”, visto che difficilmente la sfilata di normalissime mamme e papà con prole al seguito, potrà produrre lo stesso telegenico baccano del gay pride. Soprattutto se, come sembra, la manifestazione dedicata alla famiglia si svolgerà sotto il sole cocente di luglio.


di Luca Pesante
La Padania [Data pubblicazione: 16/06/2006]