Il match tra staminali adulte ed embrionali: 65 a zero

Vita: politiche di bioetica

Staminali adulte consolanti successi

Salgono a 65 le malattie oggi curabili

Se una qualsiasi delle partite mondiali di questi giorni finisse con un cappotto (facciamo un sei a zero, per dire) a favore di una squadra pur forte ma non paragonabile alla rivale, celebrata dai media e superfavorita per risorse investite e star schierate nelle sue file, il giorno dopo stampa, tv e opinione pubblica chiederebbero a gran voce almeno le dimissioni dell’allenatore, ingiungendo di cambiare metodo di gioco. Bene: c’è una partita ancora in corso il cui risultato è fissato sul 65 a zero, ma nessuno chiede conto della disfatta alla squadra così pesantemente strapazzata. Anzi: è tutto un magnificare il suo gioco, lodare schemi e interpreti, con richieste di spendere ancor più soldi oltre ai tantissimi già investiti, nel nome di un promettente futuro del quale però, sul campo, non si vede assolutamente nulla. Non segna un gol, è vero – dicono i soliti competentissimi addetti ai lavori – ma un giorno vedrete…
Intanto però vediamo oltre ogni ragionevole dubbio che il match tra staminali adulte ed embrionali si fa sempre più senza storia, tanto è imbarazzante la distanza tra le applicazioni cliniche tratte dalle une e dalle altre. Poco più di un anno fa il contatore dei risultati, talora clamorosi, già ottenuti nei laboratori di tutto il mondo ricercando e sperimentando sulle cellule adulte era arrivato a quota 58: ora la contabilità segna 65 scoperte già all’opera, con benefici tangibili che vanno dalle ossa al sangue, dal fegato agli occhi, dalla pelle al cuore… La medicina rigenerativa galoppa sospinta dalla spirale virtuosa delle ripetute scoperte sul serbatoio di “cellule di ricambio” di cui tutti siamo naturalmente dotati, e invoca fondi per poter sbaragliare altri flagelli, dalle malattie neurodegenerative ai tumori.
Di qua, dunque, ecco la medicina e la scienza che si rimboccano le maniche e si mostrano capaci di curare oltre tutti gli auspici. E di là? Quando lo sguardo si sposta sul bottino clinico delle tanto reclamizzate staminali embrionali – ottenute, lo ricordiamo, sezionando quello scrigno indifeso di vita che è il primo stadio dello sviluppo di un essere umano – si trova un desolante vuoto, accuratamente occultato dietro una cortina di chiacchiere e ideologia. Com’è rubricabile infatti l’ostinata insistenza contro tutte le prove scientifiche da parte di politici, ricercatori, cattedratici, opinionisti e testimonial improvvisati sull’efficacia delle cellule staminali tratte da embrioni umani? Non varrebbe nemmeno la pena di parlarne: la legge italiana infatti vieta l’uso di embrioni a scopo di ricerca, riconoscendo il decisivo principio secondo il quale nessuna vita umana, per quanto microscopica (e anzi proprio per questo), può essere avvilita sfigurandola in strumento per ottenere altro. Ma oggi il Parlamento europeo voterà la destinazione di 52 milioni di euro dal 2007 al 2013 per finanziare – tra l’altro – i progetti che insistono a indagare su quello zero, là dove la legge nazionale lo consente. Soldi nostri, vale la pena ricordarlo, tratti anche dalle tasche di quei tre italiani su quattro che l’anno scorso, non recandosi alle urne per i referendum sulla legge 40, hanno detto chiaro e tondo come la pensano, malgrado ora si torni a intorbidare le acque sull’inequivoco significato etico di quel non voto. Lo ripetiamo una volta ancora, con l’eloquenza del 65 a zero: la partita delle staminali va giocata secondo ragione e buon senso. Se così è, sarà l’uomo ad aver vinto.


di Francesco Ognibene
Tratto da Avvenire del 15 giugno 2006