Il compagno Bertinotti e le universitá cattoliche

La cappa ideologica

Bertinotti si laurea alla Cattolica in Ecuador

Il cattolicesimo accademico latinoamericano corteggia Fausto Bertinotti e lui ricambia con gusto…

Chi l’avrebbe mai immaginato il “subcomandante Fausto” laureato all’Università cattolica? Tra lauree honoris causa, onorificenze e offerte di lavoro, non si contano più le attestazioni di stima che il presidente della Camera ha ricevuto dalla Chiesa andina in questo suo secondo viaggio diplomatico in Sud America. Il cattolicesimo accademico latinoamericano corteggia Fausto Bertinotti e lui ricambia con gusto. Dopo la cattedra in “No profit” offerta al leader di Rifondazione comunista dall’Università ciellina “Sedes Sapientiae” di Lima, la Pontificia Università Cattolica dell’Ecuador lunedì gli ha conferito un attestato di benemerenza propedeutico al dottorato al termine della sua “lectio magistralis” sulla crisi della politica.
L’APPLAUSO SCROSCIANTE
Un applauso scrosciante accoglie l’ingresso della terza carica dello Stato italiano nell’aula magna prima che partano le note dell’inno nazionale ecuadoregno di cui Bertinotti prova a intonare il ritornello. Mentre, a differenza dell’ambasciatore Giulio Cesare Piccirilli e di parte dei presenti, non canta una sola strofa dell’Inno di Mameli. A dargli il “bienve nido” è il rettore dell’Università, Manuel Corrales Pascual SJ: «Per noi è un onore e motivo di compiacimento accogliere un esponente politico così ricco di esperienza che ha avuto origine nel mondo politico e sindacale», esordisce il rettore, che comincia a ripercorrere tutta la biografia del leader di Rifondazione comunista. «Tutto questo fa di lui una persona particolarmente esperta nel campo della politica», conclude Corrales Pascual suscitando l’imba razzo di Bertinotti che fa «così e così» con la testa. «Per tutto ciò», insiste il rettore, «noi gli diamo il benvenuto in questa che è la sua casa». Che l’ateo Bertinotti si senta a casa propria o no nell’Università Pontificia, riesce comunque a catturare subito l’attenzione degli studenti, nonostante abbia scelto di parlare in italiano «per rispetto della lingua spagnola», ironizza. E giù una lunga prolusione sul tema della crisi della partecipazione come risposta alla crisi della politica. Questione italianissima, ma lontana anni luce dalla realtà ecuadoregna. Eppure, sarà che qui a Quito non vedono un presidente italiano della Camera da un ventennio (l’ultimo a fare visita alla Capitale dell’Ecuador fu Giulio Andreotti), per un’oretta buona non vola una mosca. Tutti zitti ad ascoltare Bertinotti che parla del fallimento del movimento operaio. Già, perché è proprio questo il tema con cui seduce la platea cattolica: il fallimento della sfida lanciata dal comunismo. Sarà l’effetto delle suggestioni della cristianità latinoamericana, ma è proprio dall’in terno di un ateneo pontificio dell’Ecuador che Bertinotti porta a compimento lo strappo avviato la scorsa settimana in Bolivia, dove aveva abdicato al socialismo per imboccare le via indigena di Evo Morales.
OGGI TOCCA A CHAVEZ
Parte da lontano il suo discorso, dalla fine del Novecento: «Il secolo di Auschwitz, ma anche quello delle grandi sfide», spiega, «della scalata al cielo». Ovvero, «la nascita del movimento operaio». E mentre cita «la più alta categoria della politica», cioè «la rivoluzione», già se ne affranca: «Dall’alto si può cadere, non è detto che sia bene», avverte, «quella categoria si dava l’obiettivo di trasformare la società, di creare un uomo e un mondo nuovo. Insisto, non sto dando un giudizio di valore», precisa Bertinotti rivolto al rettore. E infatti conclude: «La rivoluzione conduce la politica al suo limite estremo, in grado di diventare un massa, animazione di passioni travolgenti e di rischio di totalitarismi». Al termine della sua conferenza, il presidente della Camera riceve un riconoscimento provvisorio, ma la decisione finale sul titolo di studio honoris causa verrà presa dal senato accademico a febbraio. Ancora da decidere la materia nella quale Bertinotti, che terminò gli studi con il diploma di perito chimico, verrà nominato dottore. La scelta, ad ogni modo, ricadrà su Filosofia oppure su Scienze politiche. Se la Pontificia Università di Quito gli conferisce una laurea, il rettore della “Sedes Sapientiae” di Lima, Lino Panizza, due giorni prima, gli ha persino fatto un’offerta di lavoro: «Ho invitato il presidente della Camera a venire qui a fare il professore di “No profit” quando avrà terminato il suo mandato». E Bertinotti ha accettato. Prosegue, intanto la sua missione diplomatica in Sud America. Dopo aver reso visita, ieri, al presidente dell’Ecuador, Rafael Correa, è decollato in serata per il Venezuela, dove oggi incontrerà il presidente Chavez. Prima, c’è stato spazio anche per una frecciata a Montezemolo e una battuta sulla legge elettorale: «La riforma va fatta. Veltroni? Non l’ho sentito».

di Barbara Romano
LIBERO 16 gennaio 2008