Il bene comune regola le relazioni fra potere locale, regionale e nazionale

Secondo quanto affermato dalla Santa Sede in una Conferenza dei Ministri europei


CITTA’ DEL VATICANO, martedì, 1 marzo 2005 (ZENIT.org).- Il servizio alla dignità e ai diritti della persona umana così come al bene comune deve essere il criterio fondamentale delle relazioni fra potere locale o regionale e potere centrale, sostiene la Santa Sede. Questo è quanto ha affermato monsignor Juliusz Janusz, Nunzio apostolico in Ungheria, nell’intervenire alla 14a Conferenza dei Ministri europei responsabili dei Poteri Locali e Regionali svoltasi il 24 e 25 febbraio a Budapest (Ungheria) nell’ambito delle attività del Consiglio d’Europa.

“Qualsiasi implementazione dell’autonomia regionale deve tener presente il bene comune, vale a dire il bene di tutti e della persona nella sua integrità”, ha iniziato a spiegare monsignor Janusz, che ha guidato la delegazione della Santa Sede.


La ragione dell’esistenza della pubblica amministrazione, a livello sia nazionale che regionale e locale, è infatti “servire l’essere umano ad ogni livello dello Stato per costruire una società più libera e responsabile”.


Per conseguire il bene comune, la delegazione della Santa Sede sostiene che “l’obiettivo essenziale sia quello di “provvedere ad un buon governo regionale e locale”, che costituisce “la conditio sine qua non con cui le autorità regionali e locali realizzano fedelmente la loro missione di servire il bene comune delle comunità”.


Per essere positivo, il governo locale e regionale richiede una forma di governo democratica – ha continuato il Nunzio apostolico –, “che è definita in primo luogo dall’assegnazione dei poteri e delle funzioni da parte della gente, esercitata a suo nome, a suo riguardo e per suo conto”.


Per essere veramente democratici, infatti, i governi locali e regionali “dovrebbero promuovere la partecipazione alla vita pubblica di tutti coloro che fanno parte della comunità, senza trascurare i meno integrati”.


Perché ci possa essere partecipazione condivisa, ha aggiunto, c’è bisogno di “un’azione nel campo dell’istruzione, dell’informazione e della comunicazione”, perché “un’adeguata informazione” è “uno degli strumenti principali della partecipazione democratica”.


Monsignor Janusz ha poi enunciato un altro concetto fondamentale implicito nel buon governo a livello regionale e locale e fondamentale nello Stato moderno, quello del rispetto per il principio di sussidiarietà.


“Una comunità di livello elevato non dovrebbe interferire nella vita interna di una comunità di livello più basso, privandola delle sue funzioni, ma piuttosto sostenerla in caso di bisogno ed aiutarla a coordinare la sua attività con quelle del resto della società, non perdendo mai di vista il bene comune”, ha affermato.


“Le necessità della comunità sono comprese e soddisfatte meglio da gente vicina a lei e che agisce da buona vicina nei confronti dei bisognosi”, ha aggiunto.


La sussidiarietà, ad ogni modo, “non esclude la necessità di solidarietà delle autorità regionali e locali tra loro e con le autorità centrali”, e ciò sempre allo scopo di “contribuire in maniera efficace al bene comune”.


L’autonomia locale e regionale, secondo il monsignore, non dovrebbe essere vista semplicemente come un’opzione politica, economica e culturale, ma dovrebbe essere inserita “nel contesto della solidarietà, senza tralasciare i più ampi interessi e i possibili bisogni dei settori meno influenti della società”.


Fondamentale è in primo luogo “il riconoscimento ed il rispetto dei diritti umani”, “basati sulla dignità umana e riconosciuti come un principio che limita la pubblica autorità”. Ciò costituisce “una delle basi della cultura europea, salvaguardata nel Consiglio d’Europa dalla Convenzione Europea sui Diritti Umani, patrimonio condiviso dagli Stati membri”.


Un buon governo, ha proseguito Janusz, è poi quello in cui “le autorità politiche non dimenticano o sottovalutano la dimensione morale della rappresentanza politica”, che include l’impegno a “condividere pienamente il destino della gente e a cercare soluzioni per i problemi sociali”.


A questo scopo sono necessarie persone che pongano come “vero obiettivo del loro lavoro” la ricerca del bene comune e non “il prestigio o vantaggi personali”, ha continuato.


La corruzione politica, ha spiegato, provoca “una crescente sfiducia nei confronti delle istituzioni pubbliche, causando una progressiva disaffezione nei cittadini verso la politica ed i suoi rappresentanti, da cui deriva un indebolimento delle istituzioni”.


“Ad ogni livello – nazionale, regionale e locale –, il potere politico dovrà essere messo in pratica come servizio alla dignità e ai diritti della persona umana”, ha concluso infine.


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