Il Senato chiede di rimettere mano alla normativa in campo psichiatrico

Dal mondo

Il Senato: la legge Basaglia è incompleta e superata
I disturbi mentali riguardano un adulto ogni cinque.
Il Senato auspica
«una vera riforma dell’assistenza psichiatrica».

«La legge Basaglia si è rivelata incompleta ed è stata parzialmente superata», a trent’anni dalla sua approvazione è necessaria una modifica e «una vera riforma dell’assistenza psichiatrica». La relazione conclusiva dell’indagine sull’applicazione della legge 180 approvata ieri in commissione Sanità del Senato chiede esplicitamente di rimettere mano all’attuale normativa in campo psichiatrico per superare alcune criticità, anche se la relatrice Rossana Boldi (Lega) assicura che «nel documento non c’è nessuna volontà di disfare la legge Basaglia».  La principale critica è l’insufficienza dei servizi del Ssn che si traduce in un problema per le famiglie che devono farsi carico totalmente di un malato psichico. Tra i principali suggerimenti contenuti nel documento, aumento posti letto, i diagnosi tempestiva, superamento tabù su malattie mentali, maggiore attenzione a depressione post-partum e ai disturbi dell’alimentazione, accesso a pensioni di reversibilità, formazione personale competente. La maggioranza auspica che l’indagine, deliberata il 22 novembre scorso,  possa essere un aiuto e un suggerimento per la prossima legislatura. Ecco i dati forniti, i punti di criticità individuati e i suggerimenti inseriti nel documento.
I disturbi mentali riguardano un adulto ogni cinque, coinvolgendo circa 450 milioni di persone a livello mondiale, 93 milioni in Europa e due milioni 200mila persone in Italia. Il numero dei suicidi è di circa 873mila persone l’anno. I servizi trattano solo il 10 per cento delle persone che in un anno presentano disturbi psichici. Inoltre circa un milione di pazienti non vengono trattati per la depressione per mancanza di diagnosi. Sono 211 Dipartimenti di salute mentale istituiti in ciascuna Asl; posti letto disponibili 9.289, ai quali si aggiungono 612 centri diurni e 17.101 posti letto delle 1.552 strutture residenziali su territorio. Trentaquattromila sono i ricoveri ospedalieri annuali, mentre circa 48mila sono i ricoveri nelle strutture residenziali pubbliche e private.
La maggior parte delle risorse destinate alla cura di malattie mentali vengono assorbite da pochi pazienti gravi.  Si stima che un 90 per cento delle risorse disponibili è assorbito da circa 40mila pazienti gravi, che presentano costi assistenziali molto elevati.
Attualmente programmi e trattamenti hanno carattere tendenzialmente episodico. I problemi di gestione quotidiana vengono lasciati alle famiglie. Secondo la relazione si dovrebbe diversificare l’offerta a seconda del grado di patologia del paziente. Tra i suggerimenti: l’erogazione di assistenza psichiatrica domiciliare per chi può essere curato in famiglia;  l’attivazione di strutture residenziali protette di medie dimensioni per la lungo-degenza dei malati cronici; l’introduzione di strutture di alta specializzazione per il trattamento dei malati non ancora cronici. Inoltre viene evidenziata la necessita di creare: centri di ascolto nei dipartimenti di salute mentale; una rete assistenziale domiciliare ad hoc in sinergia con il privato sociale e la medicina di famiglia; centri crisi e centri diurni; partecipazione nei dipartimenti delle associazioni delle famiglie.


I manicomi furono chiusi 28 anni fa 
La legge Basaglia (180 del 1978) venne approvata il 13 maggio 1978. Prevede:
1) Il divieto di costruire nuovi ospedali psichiatrici e di far entrare pazienti nuovi in quelli esistenti, che dovranno essere «gradualmente superati e utilizzati diversamente».
2) Il principio che «gli interventi di prevenzione, cura e riabilitazione relativi alle malattie mentali devono essere attuati di norma dai servizi psichiatrici territoriali» (art.  34).
3) L’istituzione del Tso, «Trattamento sanitario obbligatorio per malattia mentale» (art. 34) che, come nel caso del trattamento obbligatorio per altre patologie (art. 33) deve essere attuato «nel rispetto della dignità della persona».
4) Questo l’iter per il Tso (art. 33, 34 e 35): viene proposto da un medico e deve essere convalidato da un secondo medico dell’unità sanitaria locale.  Entro 48 ore dalla convalida viene disposto dal sindaco e notificato al giudice tutelare. Questo Tso può essere effettuato in condizioni di degenza e in questo caso appositi reparti ospedalieri (Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura). La legge non fissa un limite alla durata del Tso.



Il Giornale n. 38 del 15-02-2006