Il Giuda di ieri e i «Giuda» di oggi…

Dal mondo

“IL VANGELO SECONDO GIUDA” DI JEFFREY ARCHER


POLVERONE SULL’ISCARIOTA


Un romanzo, quindi un apocrifo, costruito su un altro apocrifo. Che non fa che aumentare la confusione già esistente sulla figura dell’apostolo che tradì Gesù. Una confusione alimentata da un noto esegeta salesiano e persino dal Pontificio Istituto Biblico di Roma…


IL FATTO


Il 20 marzo scorso a Roma è stato presentato presso il Pontificio Istituto Biblico dallo stesso Rettore, il gesuita p. Stephen Pisano, il libro dal titolo “Il Vangelo secondo Giuda” di Jeffrey Archer (un personaggio tanto bizzarro – ha passato due anni in carcere per spergiuro – quanto famoso: già membro del Parlamento britannico e ora della Camera dei Lord). Il libro è stato scritto in collaborazione con il salesiano don Francis Moloney, Ispettore (Superiore provinciale) dei salesiani dell’Australia e studioso di Sacra Scrittura, già membro della Commissione teologica internazionale. Il libro è pubblicato da Macmillan (UK), da St Martin’s Press (USA), e dalla Mondadori (Italia) in otto lingue: inglese, italiano, polacco, olandese, spagnolo, francese, tedesco e portoghese.
Il p. Pisano si è affrettato a spiegare a Radio Vaticana “che l’Istituto Biblico, in quanto istituzione accademica, non ha niente a che fare con romanzi moderni; l’unico motivo per cui abbiamo accettato di permettere la presentazione, è la presenza di padre Francis Moloney, uno studioso del Nuovo Testamento, molto conosciuto e grande esperto” e “che, permettendo la presentazione di questo libro, ciò non implica che né l’Istituto Biblico stesso, né il Vaticano, né il Papa abbiano accettato in alcun modo questo libro”. Il p. Pisano ha ammesso anche che il libro “potrebbe creare una certa confusione nella gente che non sa cosa viene dalla Bibbia e che cosa viene dall’autore. Temo soltanto che la gente creda che tutto ciò che viene scritto qui sia Storia, ma non lo è: è romanzo!”.  Per Moloney invece “Il vangelo secondo Giuda” sarà uno strumento utile per la vita dei lettori cristiani che hanno una conoscenza superficiale dei vangeli e si rapportano ad essi come se fossero testi storici moderni.
Come è nato il libro? Inizialmente Archer ha esposto il suo progetto a padre Michael Seed della cattedrale di Westminster, il quale gli suggerì di andare a Roma dal cardinale Carlo Maria Martini , arcivescovo emerito di Milano ed ex rettore del Pontificio istituto biblico, per esporgli gli obiettivi che si prefiggeva e la necessità di trovare un esperto che lo affiancasse nel progetto.
Martini gli raccomandò tre teologi, tra i quali Moloney . Archer e Moloney si diedero appuntamento a cena nel ristorante romano «I Due Ladroni» (sembra comico!) e combinarono di lavorare insieme alla stesura del testo.
Moloney e Archer, a differenza degli altri “Vangeli di Giuda”, tentano di dimostrare che il ritratto popolare tradizionale di Giuda, in cui si assommano tutti i suoi tratti negativi descritti nei quattro Vangeli, potrebbe non rendergli giustizia. «Questo Vangelo – si legge nell’introduzione del volume – è scritto affinché tutti possano conoscere la verità a proposito di Giuda Iscariota e del ruolo che ebbe nella vita e nella tragica morte di Gesù di Nazaret». Il risultato è un testo da cui emerge una nuova identità dell’apostolo condannato nei secoli alla reputazione del traditore. Secondo Moloney e Archer Giuda non va considerato come un traditore, un ladro, un corrotto pronto a sacrificare il Figlio di Dio per denaro, ma un personaggio che la storia ha trattato ingiustamente . Per loro, infatti – sono questi i punti salienti del libro – Giuda era convinto che Gesù fosse un profeta, forse addirittura il Messia, ma non poteva accettare un Messia che fosse mortale. Non solo, secondo i due, Gesù non camminò sulle acque e nemmeno trasformò l’acqua in vino alle nozze di Cana: «Queste cose – dichiara Giuda – non successero mai». Questi miracoli non sono accettati dalla maggior parte degli studiosi biblici seri, ha spiegato Moloney. E ancora: Giuda non ricevette trenta denari per tradire Gesù. Egli non voleva nemmeno che Gesù venisse catturato nell’orto del Getsemani: la sua intenzione era convincerlo, con l’aiuto dello scriba, a tornare nella più sicura Galilea. Fu Giuda, invece, a essere tradito dallo scriba.
E, infine, la tesi forse più ardita: Giuda non s’impiccò né, come racconta Luca, morì a causa di un incidente, ma visse fino a tarda età e morì come Gesù, crocifisso dai romani a Khirbet Qumran
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IL COMMENTO


POLVERONE SULL’ISCARIOTA


di mons. Gianfranco Ravasi


Pare proprio che il 2007 sia l’anno di Giuda Iscariota, il traditore di Gesù. Prima c’è stato il gran battage pubblicitario attorno al vangelo apocrifo frammentario del IV secolo venuto alla luce in Egitto attorno agli anni ’70 e rilanciato dalla National Geographic Society per essere restaurato e pubblicato (un testo gnostico del quale ci siamo già interessati nella rubrica Il Teologo del nostro giornale).
È seguito poi il fiorire di commenti a quest’opera di vari studiosi (Enrico Giannetto per Medusa, Erich Noffke per la Claudiana e Tom Wright per la Queriniana). Si è anche avuta la ripresa di uno dei tanti romanzi intitolati Vangelo secondo Giuda, cioè quello del polacco Henryk Panas (edizioni e/o), e c’è stato persino un libretto di meditazioni su Giuda e il mistero del tradimento, scritto da un mio ex alunno, sacerdote milanese, Sergio Stevan.
Ora è il momento di quello che Mondadori (e altri editori stranieri in contemporanea) sogna essere il botto di un nuovo Codice da Vinci alla Dan Brown, il Vangelo secondo Giuda (pagine 118, euro 12,00). Il prodotto è più essenziale e meno scorretto di quella clamorosa “bufala” storico-teologico-mediatica, anche se non privo di suoi punti deboli e persino di uno svarione in greco nella copertina che vorrebbe imitare la legatura di un antico manoscritto.
L’idea dell’autore è quella di immaginare la scoperta di un remoto Vangelo secondo Giuda, elaborato dal figlio dell’apostolo, Beniamino, sulla base delle parole del padre, riparato nel “monastero” degli esseni di Qumran, il celebre sito sul Mar Morto nelle cui grotte furono rinvenuti a partire dal 1947 i noti manoscritti ebraici. Siamo, quindi, in presenza dell’imitazione di un vangelo apocrifo, che crea confusione con quello effettivo a cui sopra accennavamo.
UN SODALIZIO ARDITO
Un testo “inventato”, quindi, ma con un allestimento strutturale modellato sui vangeli “veri”, sia canonici sia apocrifi, coi suoi bravi 25 capitoli, distribuiti in 792 versetti. Naturalmente, narrando la vita di Cristo e le sue parole e opere, si ricorre a citazioni dei Vangeli canonici (incastonati nel testo in caratteri rossi), ma si aggiungono nuovi eventi, frutto della fantasia dell’autore. Costui è un personaggio curioso, un lord inglese di nome Jeffrey Archer, che ha passato un paio d’anni in galera per falsa testimonianza e che si è riciclato come autore di best seller. Ho avuto occasione anch’io tempo fa di sentirlo, inviato a me dal cardinale Martini a cui si era rivolto per una consulenza esegetica sul romanzo. A mia volta, lo dirottai su qualche studioso del Nuovo Testamento delle università pontificie romane, e fu così che egli si affidò all’esegeta salesiano Francis Moloney, che compare con lui nella copertina in “audace sodalizio”.
Effettivamente il sodalizio è un po’ ardito perché può ribadire nel lettore medio l’impressione di essere in presenza di un testo scientificamente fondato non solo nelle coordinate storico-geografiche e culturali, ma anche nelle fantasiose ipotesi che vengono formulate. A questa convinzione possono contribuire sia le note finali, che hanno le caratteristiche tipiche dei commenti biblici, sia la recente, sorprendente presentazione pubblica dell’opera, nientemeno che presso la più prestigiosa sede degli studi esegetici cattolici, il Pontificio Istituto Biblico di Roma. Le tesi che il moderno “apocrifo” avanza – talora in mezzo a esilaranti ingenuità come quella dei soldati romani che “alla Asterix” gridano: Iudaei sunt porci! – riguardano soprattutto la figura di Giuda, peraltro nella linea di alcuni dei tantissimi romanzi dedicati all’Iscariota (l’etimologia di questo soprannome è spiegata a pagina 105 con tutte le ipotesi del caso).
RITORNARE ALL’AUTENTICITÀ
Detto in breve, costui, sulla scia dell’amicizia con uno scriba, vuole salvare Gesù dal fallimento e dalla brutta fine a cui si è votato e cerca di impedirgli di recarsi a Gerusalemme («Tu devi salvarlo da sé stesso!», lo esorta lo scriba).
«Il suo unico scopo era salvare Gesù da una morte inutile» e questo programma viene continuamente ribadito. Ma alla fine c’è un colpo di scena.
Giuda scopre che tra coloro che arrestano il suo Maestro c’è proprio lo scriba che aveva approfittato di lui secondo un piano progettato dal potere religioso e politico ebraico. «Si avventò rabbioso contro di lui, sferrando pugni in aria e gridando: “Mi hai tradito!”».
Ma ormai non c’è più nulla da fare e lo scriba, sarcastico, accuserà proprio Giuda di aver tradito Gesù. «Ecco il traditore!», griderà alla folla e così alla fine «Giuda pianse», proprio come era accaduto a Pietro dopo il suo rinnegamento. Egli sale sul Golgota, assiste alla crocifissione di Cristo e, anziché impiccarsi come narrano Matteo e Luca (negli Atti degli Apostoli) secondo una notizia che Moloney ritiene frutto di una denigrazione sistematica nei confronti del “traditore”, denigrazione perfezionata dal quarto Vangelo (Giovanni 6,70; 13,2.27), si ritira appunto a Qumran.
«Evitato dai capi giudei e abbandonato dai seguaci di Gesù», in quel luogo vive in una solitudine che è interrotta solo dall’arrivo del figlio Beniamino, che ne raccoglie le memorie destinate a divenire il Vangelo secondo Giuda.
Quando la decima legione romana Fretense avanza per “bonificare” il deserto dai ribelli, dopo aver distrutto Gerusalemme nel 70, Giuda è arrestato in quella comunità posta lungo le sponde del Mar Morto e «muore come Gesù, crocifisso dai Romani».
Presentando il libro lo scorso 20 marzo, il rettore del Pontificio Istituto Biblico ottimisticamente si augurava che questa potrebbe essere l’occasione per ritornare dalla biografia romanzata all’autenticità evangelica. Pur con una buona dose di scetticismo, convalidata anche dalla confusione che simili operazioni editoriali generano nel lettore dal palato deformato da questo che è un apocrifo di un apocrifo, non possiamo che associarci a quell’auspicio.


FAMIGLIA CRISTIANA  n. 13 del 1 aprile 2007