Il 4 luglio in piazza per i cristiani perseguitati

Dal mondo

Uccisioni, fughe, conversioni forzate: la fine della tolleranza religiosa nei Paesi islamici…

1) Una manifestazione per i cristiani in Oriente perseguitati di Magdi Allam

2) Il fondamentalismo ha alzato il tiro

3) Il 4 luglio in piazza per i cristiani

1)

Una manifestazione per i cristiani in Oriente perseguitati

di Magdi Allam


Salviamo i cristiani del Medio Oriente. Stiamo assistendo in modo pavidamente e irresponsabilmente inaccettabile alla persecuzione e all’esodo massiccio di centinaia di migliaia di cristiani che sono i veri autoctoni della regione. Alla vigilia della conquista araba e islamica nel settimo secolo, i cristiani costituivano il 95% della popolazione della sponda meridionale e orientale del Mediterraneo. Oggi, con 12 milioni di fedeli, sono precipitati a meno del 6% e si prevede che nel 2020 si dimezzeranno ancora.
Dalla prima guerra mondiale circa 10 milioni di cristiani sono stati costretti a emigrare. Una fuga simile alla cacciata degli ebrei sefarditi che, da un milione prima della nascita dello Stato di Israele, si sono assottigliati a 5 mila. Si tratta della prova più eloquente della tragedia umana e dell’imbarbarimento civile in cui è precipitato il mondo arabo-musulmano, in preda al fanatismo ideologico degli estremisti islamici e all’intolleranza religiosa delle dittature al potere.

Il caso più grave è quello che colpisce i cristiani in Iraq. Da circa un milione e mezzo prima dell’inizio della guerra scatenata da Bush il 20 marzo 2003, si sono ridotti a circa 25 mila. Un «accorato appello» per la «preoccupante situazione in Iraq» e per le «critiche condizioni in cui si trovano le comunità cristiane», era stato lanciato dal papa Benedetto XVI nel corso del suo incontro con Bush sabato scorso. Proprio ieri, in una dichiarazione raccolta da Avvenire, il vescovo ausiliare di Bagdad, monsignor Shlemon Warduni, ha alzato il tiro denunciando che anche «i cristiani non stanno facendo nulla mentre qui si muore, si viene rapiti, costretti a convertirsi all’islam o a pagare per ottenere protezione, a cedere le proprie figlie a dei delinquenti per evitare ritorsioni o a fuggire lasciando tutto il lavoro di una vita. Dagli Usa e dall’Europa solo silenzio». Dal canto suo il nunzio apostolico in Iraq e Giordania fino al 2006, monsignor Fernando Filoni da poco nominato sostituto Segretario di Stato del Vaticano, in un’intervista a Tracce si era detto pessimista: «Fin quando durano la guerriglia e gli attentati c’è poco da fare. Solo la pace potrà riportare la speranza».

Lo scorso maggio sul sito http://iraqichristians.ne/petitionir.php era stato lanciato un vibrante appello alla comunità internazionale per porre fine alla «più feroce campagna di assassinii, sequestri, esproprio di beni e case, cacciata e dispersione, liquidazione dei diritti religiosi e civili da parte di gruppi estremisti religiosi per il semplice fatto che non siamo musulmani».

Insieme all’Iraq l’altra grande tragedia dei cristiani orientali è nei territori palestinesi. All’inizio dello scorso secolo i cristiani rappresentavano un quarto della popolazione araba; nel 1948 erano il 20%; con l’avvento al potere dell’Autorità nazionale palestinese di Yasser Arafat nel 1994 si registra la fuga di tre quarti dei cristiani, vittime di persecuzioni e del drastico calo del tenore di vita. Ed è così che i cristiani, perfino nelle città sante cristiane, sono diventati minoranza. A Betlemme erano l’85% della popolazione nel 1948, oggi sono solo il 12%. A Gerusalemme dal 53% della popolazione nel 1922, sono precipitati al 2%.

Quanto al Sudan si tratta di un vero e proprio genocidio, con una sanguinosa guerra civile — scatenata dai regimi islamici di Khartum — che ha provocato l’eccidio di circa un milione e mezzo di cristiani e animisti, colpevoli di non sottomettersi alla sharia, la legge coranica. Così come fu genocidio il massacro di 1,5 milioni di cristiani armeni in Turchia, dove oggi non rimangono che circa 100 mila cristiani. Il Libano, che dal 1840 ha registrato quattro guerre intestine a sfondo confessionale, ha visto il numero dei cristiani crollare dal 55% della popolazione dall’indipendenza nel 1932, a circa il 27% odierni. Con il risultato che rispetto al milione e mezzo di cristiani residenti in Libano, ci sono circa 6 milioni di cristiani profughi dispersi nel mondo. La situazione è molto pesante anche in Egitto, dove i copti — che rappresentavano il 15-20 % della popolazione all’inizio dello scorso secolo, oggi sono soltanto circa il 6%. La repressione e le violenze contro i copti sono esplose nel decennio di Sadat quando, alleandosi con i Fratelli Musulmani, lasciò loro mano libera nel promuovere un nefasto processo di islamizzazione forzata della società. In Siria le comunità cristiane che rappresentavano circa un quarto della popolazione all’inizio dello scorso secolo, oggi sono calate a circa il 7%.

Più in generale, in quasi tutti i paesi musulmani, dall’ Algeria al Pakistan, dall’Indonesia alla Nigeria, dall’Arabia Saudita alla Somalia, i cristiani sono vittime di vessazioni e discriminazioni. E si tratta di una catastrofe per tutti: certamente per le vittime cristiane, ma anche per i musulmani che si ritrovano a essere sottomessi all’arbitrio di spietati carnefici e di tiranni che si fanno beffe della libertà religiosa. Ebbene non possiamo più continuare ad assistere inermi a queste barbarie. Ecco perché propongo di indire una manifestazione nazionale a difesa dei cristiani perseguitati in Medio Oriente e altrove nel mondo, da svolgersi a Roma e che potrebbe coincidere con il 30 giugno, la festa liturgica dei protomartiri romani. Una grande manifestazione per la vita, la dignità e la libertà dei cristiani e per il riscatto dell’insieme della nostra civiltà umana.

Corriere della Sera 13 giugno 2007


2)

CRISTIANI NEL MIRINO

Il fondamentalismo ha alzato il tiro

Iraq e India le zone calde. Almeno 12 preti uccisi, decine vittime di violenze


Dall’Iraq colpito delle autobomba del terrorismo islamico alle periferie violente dell’America latina; e poi l’Africa della criminalità di strada e l’Asia della persecuzione di odio religioso. Non conosce tregua il numero dei cristiani che pagano con la vita la loro presenza nelle terre di missione: cifre ufficiose parlano di 12 sacerdoti cattolici assassinati dall’inizio dell’anno, mentre più alto il numero dei cristiani uccisi nel mondo. La vita dei cristiani resta ad alto rischio in diverse zone “calde” del globo, non solo quelle che conquistano le prima pagine dei giornali. Qualche esempio? L’India piagata dal fondamentalismo indù, ma pure l’Eritrea – «Paese di particolare preoccupazione» nel Rapporto sulla libertà religiosa redatto dal governo americano – e la Nigeria, luoghi di pericolosi integralismi musulmani: nel nord della Nigeria sono due gli insegnanti cristiani ammazzati negli ultimi tempi. Secondo l’ong umanitaria Open Doors, è la Corea del Nord il Paese più vessatorio verso chi crede in Cristo: nei mesi scorsi il World Bible Translation Center’s ha denunciato l’uccisione di un cristiano evangelico nordcoreano, colpevole di distribuire Bibbie tra la gente. Anche in Russia sono avvenuti da dicembre ad oggi almeno 3 omicidi di pope ortodossi; nell’ex Urss è in allarmante crescita il fenomeno del satanismo che non disdegna di colpire i religiosi. Di certo è l’Iraq sconvolto dagli attentati ad essere diventato uno degli “inferni” dei cristiani: al momento della caduta di Saddam Hussein erano il 3% della popolazione, ora – a causa delle violenze e dei soprusi degli integralisti islamici – sono scesi a meno di un terzo. L’assassinio, 10 giorni fa, del giovane parroco di Mosul, padre Ragheed Ganni e dei suoi tre suddiaconi, dà il senso dell’assedio dei cristiani iracheni. Nei giorni scorsi poi il rapimento – ancora in corso – di un altro sacerdote, padre Hani Abdel Ahad, prelevato con 5 seminaristi, di cui uno è ancora insieme al reverendo. Seppur lontana dai clamori mediatici, la situazione dei cattolici in India (16 milioni di persone) – dove è molto diffusa l’ideologia dell’hindutva, cioè il tentativo di gruppi estremisti di «induizzare» la società – è particolarmente grave: in tutto il Paese: solo nel 2006 – ha rilevato il Global Council of Indian Christians – gli attacchi contro i cristiani sono stati oltre 200. Anche qui non sono mancate le vittime delle violenze anticristiane, almeno 3 quest’anno: a gennaio un ragazzo indù convertito al cristianesimo è stato ucciso nello stato centrale del Madhya Pradesh; a febbraio un protestante del Kerala di nome Stanley è stato pugnalato da alcuni sconosciuti che gridano slogan contro Cristo. Pure in India colpisce il fondamentalismo coranico: ad aprile alcuni integralisti hanno decapitato Manzoor Ahmad Chat, un protestante del Kashmir. Sono diversi gli stati indiani che hanno adottato leggi che puniscono con il carcere le conversioni dall’indù al cristianesimo. Anche nello Sri Lanka colpito dalla guerra civile i cristiani subiscono soprusi, spesso a causa del loro ruolo di “intermediari” tra i ribelli tamil, il governo e la popolazione civile (simile la situazione in Colombia, con la Chiesa “ponte” tra esercito e paramilitari): a metà gennaio a Jaffna, nel nord dell’isola, è stato ucciso un pastore protestante, Nallathamby Gnanaseelan. E oltre a tale delicata situazione, anche a livello politico ci sono problemi: il parlamento di Colombo sta esaminando una proposta di legge anticonversione che colpirebbe proprio i cristiani. Anche in Africa, spesso per episodi di criminalità comune, muoiono sacerdoti: a marzo un missionario ghanese dei Padri bianchi è stato assassinato a Nairobi mentre alcuni militari irregolari hanno ucciso ad aprile un sacerdote nel Nord Kivu, nella Repubblica democratica del Congo. In America latina è l’endemica violenza delle grandi metropoli, a cui si aggiunge il narcotraffico e i soprusi dei latifondisti, a colpire i religiosi: a marzo, a Trinidad Tobago, Kelvin Austin, pastore di una chiesa protestante è caduto sotto i colpi di alcuni giovani ubriachi mentre a febbraio era stata la volta del 90enne padre Mario Bianco, vittima di un’aggressione a Manizales, in Colombia. A maggio era toccato ad un prete messicano, padre Humberto Macias Rosales, il quale in precedenza aveva ricevuto diverse minacce di morte.

di Lorenzo Fazzini

AVVENIRE 12 giugno 2007


3)

Il 4 luglio in piazza per i cristiani

Roma. Si terrà il 4 luglio, alle 21 a piazza Santi Apostoli a Roma, la manifestazione lanciata dal vicedirettore del Corriere della Sera, Magdi Allam, contro la persecuzione dei cristiani in medio oriente. Finora hanno sottoscritto l’appello 150 deputati dell’opposizione, mentre dalla maggioranza si contano pochi nomi, fra cui quello di Gerardo Bianco. Di Comunione e liberazione hanno firmato Giancarlo Cesana, Giorgio Vittadini, Alberto Savorana e Luigi Amicone. Molte le firme dal mondo laico, fra cui il direttore del Foglio, Giuliano Ferrara. Ci sarà Dounia Ettaib, responsabile dell’Associazione donne marocchine in Italia. E molti esponenti della comunità ebraica italiana. “L’esodo massiccio dei cristiani ricorda quello degli ebrei sefarditi, che da un milione si sono ridotti a poche migliaia” spiega Allam. “Sarà una manifestazione per affermare la libertà religiosa. Il titolo (‘Manifestazione nazionale contro l’esodo e la persecuzione dei cristiani in medio oriente, per la liberta religiosa nel mondo’, ndr) vuole significare che soltanto il pieno riconoscimento della libertà religiosa potrà salvaguardare i diritti dei cristiani a risiedere nei loro paesi, in quanto veri autoctoni del medio oriente. Per difendere anche la libertà dei musulmani che rifiutano il fondamentalismo islamista”.

Il Foglio 15 giugno 2007